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“Pertini brigatista”. Bufera sul consigliere della Lega (che poi si scusa)

 

Subito dopo i funerali di Guido Rossa il Presidente della Repubblica Sandro Pertini decise di non ascoltare i consigli del Prefetto. Scelse di affrontare la Sala Chiamate dei Camalli del Porto di Genova dove si mormorava che le Brigate Rosse godessero di più di una simpatia. Antonio Ghirelli era il suo portavoce e ricorda con queste parole quella giornata: << Il popolo dei Camalli era composto di persone straordinariamente preparate e forti ma anche di qualche idea estremista. Un ambiente in cui, in quel momento, poteva esserci più simpatia per le BR che non per lo Stato, anche se era incarnato da uno come Pertini. Qualunque politico italiano avrebbe dato ragione al Prefetto ma il Presidente decise di andarci comunque, alle pareti la foto più a destra era quella di Togliatti. Pertini non era più alto di un metro e sessantacinque, era un vecchietto di 85 anni, e avevano preparato una pedana di cinque centimetri. Avevamo tutto per scomparire, letteralmente. Ma non si era fatto il conto con la voce tonante di questo ottantacinquenne. Salta sulla pedana ed incomincia il discorso. “È il compagno Pertini che vi parla, non il Presidente della Repubblica” ed elevando il tono prosegue “io le Brigate Rosse le ho conosciute,  hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!” Silenzio di tomba. Poi qualcuno comincia ad applaudire. Poi, applaudono tutti. >>
Questo, ad onor del vero, era il “Pertini brigatista”. Un uomo incapace di sconti e compromessi nella sua posizione intransigente e di amore puro per la democrazia e la Costituzione. Un amore che ancora ispira. Le immediate scuse del giovane consigliere di Massa sono un primo passo. Fossi in lui, però, prenderei l’auto e farei un salto a Stella, il paese natale di Sandro Pertini. In macchina sono un paio d’ore da Massa, c’è tempo per riflettere e di sicuro anche per comprare un fiore da poggiare sulla sua tomba. Si, proprio quel fiore lì: il fiore del partigiano.

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