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Giornalisti minacciati e l’intreccio mafia-politica

 

Piacenza, la città che ha visto l’arresto del Presidente del Consiglio comunale cittadino, accusato di essere – nel suo ruolo di dirigente dell’Ufficio Dogane di Piacenza – a disposizione della ‘ndrangheta, ha ospitato la “puntata zero” di quello che si appresta a diventare un Festival del giornalismo libero.
Gli organizzatori hanno voluto portare davanti ai cittadini le voci di giornalisti “scomodi”, di cronisti che hanno trattato il malaffare in prima persona: che si parli di mafiosi o di politici – ma anche imprenditori, professionisti – che si sono messi a disposizione delle criminalità organizzate.

La ‘due giorni’ del gestante festival ha preso il via dalla sala della Fondazione di Piacenza e Vigevano, dove hanno preso la parola Sandro Ruotolo, storico collaboratore di Michele Santoro, posto sotto tutela dopo le minacce pronunciate nei suoi confronti da Michele Zagaria, boss dei casalesi, Paolo Bonacini, giornalista reggiano ‘di lungo corso’, incaricato dalla CGIL di Reggio Emilia di seguire le udienze del processo Aemilia, autore del libro Le cento storie di Aemilia e Donato Ungaro, di Articolo 21. «Da che doveva essere dibattito interessante, è diventato un momento di cittadinanza attiva», ha commentato Antonella Liotti, referente di Libera Piacenza.

«Dove non sono liberi i giornalisti – ha esordito Ruotolo – non sono liberi i territori. L’opinione pubblica deve essere informata, deve conoscere; in forza di quell’articolo 21 della Costituzione, che si pone a tutela prima di tutto dei cittadini. La mafia ha bisogno del silenzio e l’unica alternativa a questo silenzio auspicato dai mafiosi è il rapporto che si viene a creare tra il cronista e la coscienza attiva del territorio. Devono essere in sintonia, devono parlare a una sola voce. Oggi l’emergenza mafia è al Nord. Per questo motivo servono iniziative che mettano in contatto diretto i cittadini».
Paolo Bonacini ha riportato l’esperienza vissuta nell’aula bunker del tribunale di Reggio Emilia, dove si è tenuto il processo alla cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri: la stessa con cui è accusato di aver avuto rapporti il Presidente del Consiglio comunale piacentino Giuseppe Caruso. «Era chiarissimo il “fastidio” procurato agli imputati e ai loro familiari dalla presenza in aula di noi cronisti. Hanno chiesto l’allontanamento dei ragazzi delle scuole e dei giornalisti. Facevano sentire la loro presenza in tutti i modi, appoggiando la mano tavolo riservato alla stampa mentre passavano per andare in bagno. Chiedendoci di scrivere a favore degli indagati. La voce della stampa è un’arma fondamentale per la lotta contro la criminalità organizzata».

Non sono mancate le domande da parte della folta platea, composta anche da giovani studenti delle scuole di giornalismo, che hanno sfruttato il vivo confronto nato tra i relatori sulle nuove forme di giornalismo. Ottimi moderatori della serata, Mattia Motta segretario aggiunto della FNSI e Gaetano Rizzuto, già direttore de La Libertà di Piacenza e Il Secolo XIX.
L’iniziativa è proseguita poi nella giornata successiva, presso l’aula magna della Scuola allievi di Polizia di Piacenza, dove erano presenti 400 studenti delle scuole cittadine e 50 giornalisti. Tra le autorità, il questore Pietro Ostuni, il prefetto Maurizio Falco e la direttrice della scuola Francesca Scanu, che hanno sentire forte la presenza delle istituzioni. Relatori d’eccezione, oltre ai giornalisti Ruotolo e Bonacini, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti emiliano romagnoli Giovanni Rossi, il presidente della FNSI bolognese Matteo Naccari, al vicepresidente di Libera Enza Rando, la coordinatrice del Master che tratta la Gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata Stefania Di Buccio.

Dalla ricca e partecipata iniziativa sono scaturite diverse proposte: la possibilità di progettare un Festival del giornalismo a Piacenza, l’istituzione di due premi giornalistici intitolati a Santo Della Volpe e Camillo Galba e infine la sottoscrizione lanciata da Sandro Ruotolo per raccogliere libri e fondi per permettere la riapertura della libreria romana La Pecora Elettrica, fatta oggetto nei giorni precedenti l’iniziativa piacentina di un attentato incendiario.

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