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Il Resto del Carlino. “La vostra vertenza è la nostra vertenza…”

 

Se nel bel mezzo di un’assemblea arrivano telefonate che “invitano” i giornalisti a tornare in redazione, perché – a detta di chi chiama – quell’assemblea non è autorizzata, siamo oltre le più cupe previsioni messe nero su bianco dai Padri Costituenti; i quali erano purtroppo ben avvezzi ad atteggiamenti che hanno inteso, proprio con l’articolo 21, mettere al bando.

E invece è successo; e ne siamo stati testimoni. 28 ottobre 2019, l’appuntamento è davanti ai cancelli de il Resto del Carlino, testata principale del Gruppo editoriale Monrif, di proprietà della famiglia Riffeser Monti, con il capostipite Andrea che siede (anche) sulla poltrona più alta della Federazione Italiana Editori Giornali. I Comitati di redazione del gruppo hanno proclamato uno stato di agitazione in tutte le testate; la causa scatenante è stata l’annuncio di esuberi: 112, per l’esattezza. Ma sono anche altri i motivi che hanno portato allo sciopero, che ha visto un’astensione pressoché totale dei giornalisti – come non accadeva da quindic’anni, han detto i rappresentanti dei lavoratori presenti – e che ha paralizzato i giornali e le redazioni. Tra i motivi ‘altri’, l’ennesimo stato di crisi richiesto dall’editore, che rischia di portare a contratti di solidarietà e altre forme di ammortizzatori sociali i quali si tradurranno in una riduzione al 40 per cento dello stipendio. Ma anche una nuova veste grafica recentemente adottata per il Resto del Carlino e che – secondo il Cdr – danneggerebbe la qualità del giornale. «L’ha fatta mio figlio…» si sarebbe “giustificato” il patron Andrea Riffeser.

In via Mattei erano presenti rappresentanti delle associazioni stampa dell’Emilia Romagna, del Veneto, delle Marche della Lombardia, della Toscana; esponenti dei consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti; componenti della Segreteria della Fnsi. Tutti concordi nel sostenere che un giornale non può essere il “giocattolo” di una famiglia, ma uno strumento sociale di cui l’editore si deve far carico tenendo presente il valore collettivo che ha il lavoro dei giornalisti.

Dopo l’assembramento davanti alla sede del Carlino, i duecento convenuti si sono trasferiti nella sala del teatro parrocchiale di Villanova, dove hanno preso la parola i rappresentanti sindacali delle varie associazioni regionali. «La vostra vertenza è una vertenza nostra – ha detto Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti – perché quello che si tenta nelle redazioni del Gruppo Poligrafici-Monrif, presto sarà portato in tutte le redazioni. È una vertenza pilota, che servirà a capire come si comporterà nell’immediato futuro l’editoria italiana». Gli ha fatto eco, senza peli sulla lingua, Guido Besana, della Giunta esecutiva FNSI: «L’atteggiamento messo in capo dal Gruppo Monrif è un cambio di fase. Al Carlino si fa cassa integrazione nel giorno di “corta”: questa è una truffa ai danni dell’Inpgi! È scandaloso che questo gruppo faccia questi giochini». La segretaria del Sgv Monica Andolfatto si è detta preoccupata per il futuro della redazione rovigotta de il Resto del Carlino: «Non si può assistere inermi a questa situazione. Il rischio di spegnere una voce non può essere una festa. Come sindacato siamo al fianco dei lavoratori del Gruppo Poligrafici, a cui va tutto il nostro appoggio». Ha poi preso la parola il Presidente dell’Assostampa delle Marche, Piergiorgio Severini. «La presenza dei quotidiani nella nostra regione è incentrata sulle edizioni locali del Carlino e sul Corriere Adriatico. Il Carlino in particolare rappresenta la storia dell’informazione quotidiana delle Marche. Per i quotidiani non si può ragionare con logiche da multinazionale; dobbiamo coinvolgere gli enti locali e le istituzioni nella gestione di questa “crisi”, come è stato fatto per altre vertenze». Mattia Motta, in rappresentanza di Articolo 21 e Fnsi, ha sottolineato il valore della protesta dei giornalisti precari, che hanno aderito alla mobilitazione dei colleghi ‘contrattualizzati’, esponendosi ai rischi derivanti dalla “fragilità” del loro rapporto di lavoro.

A metà dell’assemblea l’annuncio di Matteo Naccari, portavoce del coordinamento dei cdr del gruppo e presidente dell’Assostampa dell’Emilia Romagna: «Alcuni colleghi stanno ricevendo telefonate con cui li si invita a rientrare in redazione, in quanto questa assemblea non sarebbe stata autorizzata. Chi non era presente in redazione alle 16, sostengono i dirigenti, verrà considerato assente ingiustificato».

L’assemblea sindacale è comunque proseguita e si è conclusa con l’annuncio di un’assemblea nazionale dei Cdr, che dovrebbe tenersi a Bologna, anche per il volere del segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso. Sarà inoltre valutata l’azione contro il Gruppo per comportamento anti-sindacale.

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