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Ricordiamo gli orrori del fascismo

 
La sera in cui Salvini a Pescara ha chiesto “pieni poteri “, citando una frase di Mussolini, mi trovavo a Casoli, una quarantina di minuti dal comizio del Capitano, e ascoltavo il racconto del ricercatore Giuseppe Lorentini sul campo di concentramento che il fascismo aveva aperto nel piccolo paese abruzzese tra il 1940 e il 1944. All’inizio furono imprigionati 108 ebrei stranieri, soprattutto polacchi che avevano cercato salvezza in Italia,molti a Trieste,per sfuggire alle persecuzioni naziste in Europa dell’est. Si trattava di commercianti impiegati professionisti, alcuni erano anche tedeschi,ma di religione ebraica e quindi nemici. Poi furono internati i prigionieri politici antifascisti jugoslavi,110 tra croati sloveni e bosniaci. In tutto 218 persone ammucchiate in poche stanze di due palazzi fatiscenti del centro storico,una scuola e un cinema abbandonato. Le condizioni erano disumane, un bagno e una doccia,poca la possibilità di comunicare con l’esterno. Per dieci di loro la destinazione finale ,dopo il periodo a Casoli,è stata Auschwitz da dove non hanno fatto più ritorno. I campi del Duce furono 19 in Abruzzo,48 in Italia soprattutto nel centro sud. Giuseppe Lorentini,che vive in Germania e lavora all’Università di Bielefeld, mi ha raccontato lo sforzo che ha fatto per rimettere insieme i pezzi di quelle vite spezzate a Casoli. Ha frugato negli archivi del Comune dove per fortuna ha recuperato i documenti di quel tragico periodo. In altri comuni abruzzesi qualcuno ha preferito distruggere tutto e cancellare un passato imbarazzante. Le storie degli internati con le loro foto sono raccontate nel libro che Lorentini ha scritto “L’Ozio Coatto “ e nel sito che ha ideato “campocasoli.org”. Ci sono i regolamenti con le rigide regole che governavano la vita dei prigionieri;le loro lettere,le liste con i loro nomi le loro matricole e i loro destini. C’è la storia di Woicech Bela Hochberger letto n.33 matricola 174503 deportato ad Auschwitz sullo stesso convoglio di Primo Levi. Ci sono le lettere d’amore che Kubi Nagler riceveva dalla fidanzata triestina. Lorentini ha voluto creare un portale per studiare,per approfondire,per scambiare informazioni,per denunciare e non dimenticare.
 Non si parla mai dei lager del Duce che, senza avere raggiunto i livelli di atrocità di quelli nazisti,sono una pagina tragica e poco conosciuta del fascismo. È bene invece ricordarli, perché rappresentano una vergogna italiana insieme alla promulgazione delle leggi razziali del 1938. Ed è doveroso farlo ora, perché questi sono tempi in cui alcuni politici rispolverano frasi e atteggiamenti di Mussolini e si sente ripetere troppo spesso che il fascismo ha fatto anche cose buone. Imprigionare esseri umani in nome della razza o per le loro idee politiche come accaduto nei campi del Duce non è stata certo una cosa buona e il fatto che questa vicenda si conosca poco la dice lunga sulla voglia di cancellare . Ma la storia non va dimenticata, va studiata e fatta conoscere per evitare che si commettano gli stessi errori.

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