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Sudan, la piazza contro militari. Monito dell’esercito. Presidio continua

 

Il giorno dopo il colpo di Stato militare che sull’onda di mesi di proteste di piazza ha portato alla caduta dell’ultratrentennale autocrate Omar al-Bashir, continua a profilarsi un duello tra forze armate e oppositori in sit-in anche se i generali per ora hanno evitato di usare il pugno di ferro contro la folla che ha violato il coprifuoco. Ma, in maniera clamorosa, i militari hanno dichiarato che non estraderanno Bashir all’Aja dove é ricercato per il genocidio in Darfur. Il braccio di ferro tra esercito e manifestanti si era delineato già nelle prime ore del golpe in cui i militari, guidati dal ministro della Difesa e vicepremier Awad Bin Auf, venerdì hanno arrestato Bashir ed esponenti di spicco del governo, imposto una stato di emergenza di tre mesi e annunciato un periodo di transizione di due anni. Il coprifuoco notturno imposto subito dopo il golpe é stato violato soprattutto dalle molte migliaia di persone che da sabato scorso proseguono un sit-in di centinaia di migliaia di persone davanti al quartier generale dell’Esercito a Khartoum facendo temere un massacro che però non c’é stato. Nei tentativi di sgombero prima del golpe sarebbero comunque morte 27 persone, un quarto di tutte le vittime della repressione avvenuta da dicembre. Nelle ultime ore un alto esponente della giunta militare responsabile per gli aspetti politici della transizione, Omar Zein Abedeen, ha detto in una conferenza stampa che i due anni di transizione sono il massimo prevedibile e che il periodo potrebbe essere più breve. Venendo incontro a una richiesta dei manifestanti, il generale ha annunciato che il potere verrà conferito a un “governo civile” e sono circolate indiscrezioni su un imminente incontro dei militari con i partiti di opposizione. L’Associazione dei professionisti SUDANesi (Spa), uno dei principali organizzatori delle proteste in corso da quattro mesi in SUDAN, definendole “deludenti e farsesche” ha respinto le dichiarazioni del generale: “i capi del golpe”, ha sostenuto l’associazione, “non possono portare il cambiamento”. Abedeen ha avvertito che ci sarà “tolleranza zero” in caso di disordini. Il generale inoltre ha messo in chiaro che la giunta non consegnerà Bashir alla Corte penale internazionale che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità, nonché di genocidio, per la compagna contro i ribelli in Darfur. Si tratta di una delle nove province storiche del Sudan che si sentiva discriminata dal governo centrale e dove negli anni Duemila la repressione delle milizie dell’esecutivo ha causato circa 300 mila morti e 2,7 milioni di sfollati. Estradare Bashir sarebbe “un brutto marchio” per il Sudan, ha sostenuto Abedeen, escludendo però estradizioni anche per i ribelli e prospettando la possibilità che la consegna alla corte dell’Aja potrebbe essere decisa da un futuro governo civile.

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