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Morti sul lavoro. Un po’ di chiarezza nell’informazione

 
Diversi mezzi d’informazione hanno titolato tra ieri e oggi , riportando i dati Inail, “1133 morti sul lavoro” o “1133 incidenti sul lavoro”. Occorre fare una premessa, onde evitare fraintendimenti.
Questi 1133 non sono i morti sul lavoro riconosciuti dall’Inail nell’anno 2018, ma bensi’, le denunce di incidente mortale sul lavoro arrivate all’Inail nel 2018.I dati definitivi verranno divulgati dall’Inail a Luglio, come fa ogni anno. E come ogni anno, dalle 400 alle 500 denunce di infortunio mortale, non vengono riconosciute dall’Inail come morti sul lavoro. Quasi il 50% ogni anno. L’Inail dovrebbe fornire una spiegazione in merito sul perche’ ogni anno quasi il 50% delle denunce non viene riconosciuta. Va ricordato che l’Inail considera come morti sul lavoro solo i suoi assicurati ( a volte neppure quelli) e fra questi non ci sono carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, volontari della protezione civile, personale di volo, sportivi e persino i giornalisti (neppure loro sono assicurati con l’Inail). E questo e’ solo uno dei motivi per cui una parte di questi infortuni mortali non vengono riconosciuti. Poi ci sono altri motivi, tipo mancanza di documentazione nelle denunce di infortunio mortale e altre cause. Anni fa avevo chiesto spiegazioni all’Inail che non si era neppure degnata di rispondermi. Allora avevo scritto alla Presidenza della Repubblica, che tramite me aveva scritto all’Inail per chiedere che mi rispondessero e allora l’Inail aveva risposto attraverso la Direzione centrale Prestazioni Inail. Appena ritrovo questa lettera di risposta ve la giro volentieri (se non ricordo male e’ di 3 anni fa). Quello che e’ certo, che i dati Inail sono al ribasso, visto che molti lavoratori che muoiono, non essendo assicurati con l’Inail e’ come se non fossero morti sul lavoro. Ma invece, eccome se lo sono.Cordiali saluti.
Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rapprensentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

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