I giovani rinnovano l’impegno civile e antimafia di Pio La Torre

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Grazie alla Fondazione Federico II e all’Ars, si rinnova l’impegno della lotta alla mafia nel Cortile Maqueda, attraversato per tanti anni da Pio La Torre prima come dirigente della Cgil, poi leader del Pci, parlamentare regionale e nazionale. Oggi – 30 aprile – ricordiamo il 37° anniversario dell’uccisione politico-mafiosa di Pio La Torre e Rosario Di Salvo che è stato preceduto da tante iniziative: S.Agata, Casteldaccia, Polizzi Generosa, Castelbuono.

I relatori ufficiali alla manifestazione saranno gruppi di studenti del Nord, Centro e Sud Italia. Abbiamo concordato questa scelta per sottolineare il passaggio generazionale del testimone dell’impegno antimafia. La mafia di venticinque/trentacinque anni fa è stata sconfitta grazie alla legge Rognoni-La Torre voluta dal Parlamento, ben attuata dai corpi e istituzioni dello Stato e ben sostenuta da un ampio, trasversale movimento popolare di lotta contro le mafie.

A questo movimento la nostra generazione ha dato il suo contributo che non cesserà, ora tocca alle nuove generazioni farsi carico di sconfiggere le nuove mafie presenti in tutto il territorio nazionale ed internazionale che sono più opache, sommerse, con reti di relazioni con le aree grigie minoritarie del mondo delle professioni, degli operatori economici, con politici e burocrati corrotti e collusi che mortificano la stragrande maggioranza degli onesti.

In tredici anni di progetto educativo antimafia il Centro Studi Pio La Torre ha avuto modo, col sostegno del Miur e delle scuole aderenti, di potersi rivolgere con le sue videoconferenze ad oltre 130.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado ai quali competenti sociologi, storici, economisti, hanno potuto illustrare la complessità del fenomeno mafioso, la sua evoluzione e capacità di adeguamento alle nuove condizioni politiche economiche del nostro Paese e del mondo nell’era della globalizzazione. Una fase storica che, soprattutto nel nostro paese, ha visto crescere sempre più l’equivalenza tra impresa corruttiva e impresa mafiosa, ma anche una maggiore presenza attiva della Chiesa contro le mafie e la corruzione e una maggiore consapevolezza della società civile della pericolosità del fenomeno mafioso per la democrazia e per la libertà del mercato, per i diritti del lavoro e quelli civili e politici.

La percezione dei giovani millennials, come documenta il report 2019 (il dodicesimo), è che la responsabilità è della politica per il 90% e che la corruzione della classe dirigente per il 52% favorisce le nuove mafie che cercano sempre una via maestra per entrare nei processi decisionali della P.A. e della politica, manipolando voti e consenso, generando condizioni favorevoli e svariate forme di corruzione elettorale. Tutto ciò, soprattutto nei giovani, genera sfiducia verso lo Stato e la politica, accresciuta dal clima di odio, di insicurezza, alimentato artatamente da coloro che pensano di trarne vantaggi elettorali. Tuttavia se ciò crea sfiducia nella sconfitta delle mafie, genera un ripudio quasi totale dei giovani verso le mafie delle quali hanno chiaro la pericolosità sociale e il pesante condizionamento del loro futuro. Lo Stato è più forte se la classe dirigente che lo guida tende a unire i cittadini, al di là degli schieramenti politici, sui valori fondanti la nostra democrazia nata dalla Resistenza tra cui vanno considerati i principi di uguaglianza, giustizia sociale, libertà anche dalle mafie e da ogni sopraffazione.

Nel corso di questi anni sono cresciute le denunce da parte delle vittime di estorsioni o di intimidazioni mafiose, dimostrando la capacità dello Stato democratico.

La scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani (i quali dichiarano ad esempio che del fenomeno mafioso ne hanno discusso in prevalenza a scuola). Anche per questo non comprendiamo e respingiamo la decisione ministeriale di ridurre le ore di storia a scuola. Lo studio della storia contemporanea deve arrivare sino ai nostri giorni anche per informare correttamente i giovani su cosa siano stati il dopoguerra, la costruzione della democrazia rappresentativa, la Repubblica, l’autonomia delle Regioni, la conquista del Welfare State, i diritti al lavoro, la libertà sindacale, il diritto allo studio, i diritti civili, le stragi politico-mafiose da quella di Portella a quelle degli anni ’80 e ’90, dal terrorismo mafioso alla P2, dalla guerra fredda alla globalizzazione.

L’antimafia non può essere come una maschera di cartone che nasconde il volto vero del carrierista politico o imprenditoriale ma è impegno etico e sociale.

Pio fu definito da Cesare Terranova, anche lui ucciso dalla mafia, “incorruttibile e comunista”. I principi etici e di cambiamento sociale hanno ispirato uomini come Pio La Torre, Piersanti Mattarella e tutti quei servitori dello Stato e della società civile caduti nella lotta antimafia per migliorare il paese. È questo il nodo da sciogliere che consegniamo ai giovani chiedendo una classe dirigente non divisiva che dia fiducia ai cittadini e una società che abbia più fiducia.


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