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Dai saggi “Neosocialismo” e “La sinistra e la scintilla” un seminario per riflettere sulla realizzazione di un nuovo socialismo

 

ROMA – All’Hotel Nazionale, di fronte a Montecitorio, non a caso ospitante convegni e seminari che hanno fatto la storia della Repubblica, si è svolta una giornata di riflessione sulla possibilità di riscrivere un programma fondamentale del socialismo. Cogliendo l’occasione della recente pubblicazione di due saggi “Neosocialismo” di Luigi Agostini, edito da Ediesse, e “La sinistra e la scintilla” di Giuseppe Provenzano, Donzelli editore, il convegno è stato promosso da Esse, Laboratorio Politico per la Sinistra, Democraticisocialisti in collaborazione con Spazio Progressista. Introdotto da Irene Bregola e Simone Oggionni, il seminario ha avuto l’arricchimento degli interventi, tra gli altri, di Valerio Gigante, Marta Bonafoni, Giacomo Bottos, Michele Mezza, Franco Lotito. Purtroppo, per ragioni di brevità, siamo obbligati a condensarne solo alcuni.

Luigi Agostini – autore di “Neosocialismo”, ha al suo attivo una messe di saggi a carattere politico-economico; già Segretario nazionale con l’incarico di responsabile dell’organizzazione e del settore Industria della CGIL; responsabile della Fondazione Cespe; Vicepresidente nazionale di Federconsumatori; Presidente e legale rappresentante di Federconsumatori Lazio e Roma . ha illustrato il suo libro, sostenendo come i momenti cruciali che hanno segnato la storia dell’ultimo ventennio sono databili al 1989 con il collasso del socialismo sovietico; al 2007 con l’avvio della più grande crisi del capitalismo occidentale attraverso il fallimento della Lehman Brothers e il 4 marzo 2018, data della più grave sconfitta della sinistra italiana dal dopoguerra. L’Italia e il mondo, dominato al presente dalle ripercussioni di tali avvenimenti, vivono un disordine che favorisce la destra e inibisce a sinistra una visione razionale della politica. In opposizione allo spazio chiuso della destra, la sinistra può rispondere con uno aperto ma governabile, che per la sinistra italiana può essere quello europeo, politicamente in gran parte ancora da conquistare. Ciò però è possibile reinterpretando la crisi economica come dinamica di trasformazione della rivoluzione informatica che distorce, confonde, finanche rende cechi, di fronte alle contraddizioni prodotte dal suo stesso avanzare. Per Agostini l’eguaglianza sociale non rappresenta un optional, ma un imperativo, il metro cui rapportare ogni scelta concreta. Ciò che occorre oggi è un “riarmo teorico” della sinistra; un’analisi lucida delle condizioni attuali, una riscrittura del programma fondamentale di una forza neosocialista.

Giuseppe Provenzano, autore di “La sinistra e la scintilla” (Donzelli editore) è nato in Sicilia nel 1982 e vive a Roma.  Laureato e dottorato in diritto pubblico alla Scuola Superiore “Sant’Anna” di Pisa, è esperto di politiche di coesione nazionali ed europee. E’ stato membro della Direzione nazionale del Partito Democratico. Dal 2016 è vicedirettore della Svimez. Autore di articoli e saggi sullo sviluppo del Mezzogiorno, attualmente collabora con giornali e riviste. Per Giuseppe Provenzano le ragioni della sinistra, anche se non scontate, sono più attuali che mai. Sotto la cenere di questa società c’è qualcosa che ancora arde, in un’idea di socialismo la scintilla è viva, compito di una nuova generazione è riaccendere la fiamma. Provenzano sostiene che la ragione per cui ha sentito l’urgenza di scrivere il suo saggio è stata quella di riaffermare una distinzione tra destra e sinistra. Compito della sinistra è ricostruire un’alternativa a un modello sociale che genera odio e rivalsa, che nega la possibilità dell’uguaglianza. Definisce “La sinistra e la scintilla” come un atto d’accusa contro tutto ciò che è stata la sinistra nella seconda Repubblica e situa lo spartiacque della crisi negli anni 92/93, leggendo in Berlusconi stesso l’interprete della radicalizzazione delle posizioni. Nel contesto europeo è stato smarrito l’interesse nazionale quale alternativa al razzismo e all’ideologia della destra. Il tema del lavoro deve essere la questione centrale: pensando al lungo processo di degradazione che esso ha subito, non ci si deve rassegnare alla sua fine. La radice stessa del lavoro riguarda l’identità europea e il futuro. La popolazione oggi si divide in una piccola quota “di serie A” e in una stragrande maggioranza che subisce i processi di trasformazione: in un’epoca di oscurantismo ciò coinciderebbe con la fine del progresso della nostra società. Il che significa mettersi dalla parte del popolo perché la sua maggiore preoccupazione è quella del lavoro, riconoscendo che lo stato non può non avere un ruolo preminente nelle politiche per l’occupazione. Secondo Giuseppe Provenzano tutte le scelte per il futuro hanno bisogno di una forte iniziativa etica, se non si riuscisse a suscitare lo scandalo per l’ingiustizia, la partita sarebbe persa.

Le conclusioni sono state sintetizzate da Pietro Folena, per cinque legislature deputato della Repubblica Italiana. Nel 2009 ha fondato l’associazione Metamorfosi, organizzatrice a livello internazionale di mostre di arte e di eventi culturali. Oggi uno dei soggetti principali in questo campo, con un quotidiano online Arte Magazine, tra i più prestigiosi del settore. Autore di numerosi saggi, Folena ha pubblicato con Castelvecchi nel 2017 “Enrico e Francesco. Pensieri Lunghi” il quale, in linea con le riflessioni odierne, indaga la storia più recente alla luce del pensiero di due grandi leader Enrico Berlinguer e Papa Francesco, offrendo spunti di riflessione alla riscrittura di un programma fondamentale socialista.    Da sempre esperto e sostenitore dell’importanza della cultura, Pietro Folena parla dell’imprescindibilità della creatività e di come i più grandi moti creativi non siano nati nei quartieri del centro città ma sotto la spinta di esperienze sociali. Afferma che la condizione sociale può esprimere istanze notevoli provenienti dalla rete, che tuttavia rimangono fragili se dietro non c’è organizzazione politica. Sostiene che l’Europa sia stata minata da una cultura estranea ai processi di cambiamento e non ha dubbi che, se si vuole ricostruire una stagione nuova del socialismo, occorre ricostruire un nucleo di valori e d’idee. Per lui una politica che si voglia rifondare deve rompere gli steccati e fare entrare le questioni insorte negli ultimi anni. Poi offre due proposte concrete: l’introduzione di una nuova narrazione della battaglia per l’uguaglianza, mettendone nero su bianco il tema non in modo teorico, ma per fare chiarezza e per puntualizzare. Costruire un network che possa entrare in contatto con creativi, associazioni, blogger, che includa anche, a mo’ di esempio, “gente che va al salone del mobile”.  La seconda proposta sta nella formazione di una nuova classe dirigente con modi di formazione e di affermazione ex novo. Una rete formativa di future classi dirigenti, un lavoro profondo nel territorio rivolto alle nuove generazioni, scegliendo nuove modalità che esistono.  E’ fiducioso nell’interesse dei giovani per i processi di origine del socialismo e per le stesse biografie dei suoi padri fondatori. “Quello che funziona nella parola ‘socialismo’ – non a caso associabile a social – è il suo richiamarsi alla ‘socialità umana’ e tale indirizzo – conclude Pietro Folena – deve avere un cuore”.

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