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Verona: “nella mia città nessuno è straniero”. In migliaia per manifestare contro ogni forma di razzismo

 

L’appello per marciare tutti insieme a Verona è stato accolto con successo da migliaia di persone, tanti giovani, studenti di ogni scuola di ordine e grado accompagnati dai loro insegnanti, famiglie con i loro figli, volontari, medici e operatori sociali, associazioni che si dedicano all’integrazione culturale tra i popoli. Missionari e sacerdoti, insieme per partecipare al corteo di sabato 23 marzo organizzato da un cartello composto da più di sessanta associazioni che hanno lavorato per sei mesi all’organizzazione di «Nella mia città nessuno è straniero» voluto dalla società civile che vuole dire no ad ogni forma di razzismo, per una città solidale. Tra queste erano presenti il Centro per i Diritti del Malato e per il Diritto alla Salute – CESAIM – , Refugees Welcome Italia Onlus, la Federfarma di Verona,  la CGIL Camera del Lavoro, Emergency gruppo di Verona. Il Coordinamento provinciale di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie di Verona.

#PassaPorti è lo slogan scelto dagli organizzatori che hanno saputo portare per le vie di Verona fino a Piazza Bra celebre per l’Arena, un corteo animato da  musicisti di diverse nazionalità. Una partecipazione corale e allegra per una festa che crede nel valore della convivenza pacifica, tesa ad aiutare chi deve fuggire dalla sua patria a causa di conflitti, persecuzioni, e povertà, permettendo loro di trovare condizioni di vita dignitose a Verona e nel resto d’Italia. La parola accoglienza è stata scelta per ricordare anche un illustre cittadino divenuto veronese dopo essere stato cacciato dalla sua città natale di Firenze più di 750 anni fa: Dante Alighieri. A ricordarlo uno degli organizzatori della marcia: «Verona lo accolse con la sua abituale cortesia per offrire al Poeta rifugio e ospitalità, esule e perseguitato. Le sue parole immortali devono risuonare ancora», declamate in pubblico durante la fase della manifestazione. Un precedente illustre per spiegare come «molte delle nostre città sono divenute in pochi anni simboli eloquenti di cittadelle chiuse, arroccate su se stesse, sulla difensiva, che erigono muri per difendersi da chissà quali pericoli ed invasioni. È urgente invertire la tendenza. Se davvero vogliamo cambiare la politica e sperare in un futuro capace di accogliere tutti, dobbiamo iniziare dalle nostre città».  

Parole significative che fanno parte del documento “Appello finale” dove si spiega che «le differenze culturali dovute all’immigrazione o alla presenza di minoranze, se non gestite adeguatamente, possono minare il senso civico e l’identità di una comunità, indebolendo la capacità delle città di rispondere alle sfide, adattarsi al cambiamento, attrarre investimenti e svilupparsi. Al contrario, se gestita bene nel rispetto della dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e delle leggi vigenti, l’immigrazione può diventare l’occasione di una crescita comune, può offrire la possibilità di rendere la città più vivibile e abitabile per tutti, ricca in civiltà e bella proprio perché composita nelle varie culture». Testo che è stato letto anche in pubblico: «L’apertura nella politica deriva dall’apertura del nostro animo. Vogliamo aprirci al mondo, a partire dai luoghi dove viviamo. La città è il luogo del nostro agire.#PassaPorti è il nostro slogan per dire che le persone che scappano da povertà, conflitti, persecuzioni, mancanza di opportunità, devono poter trovare in Europa, in Italia e a Verona condizioni di vita dignitose».

Gli organizzatori hanno testualmente citato Alex Langer da cui sono stati tratti i testi di Appello finale “nella mia Città nessuno è straniero” (1995); Carta del dialogo delle città interculturali; “Non basta l’antirazzismo”, (1989)  e dal Quaderno “La nonviolenza per la città aperta” del Movimento Nonviolento (2011). Riflessioni di un portatore di pace qual era Langer assumono un valore universale se viste nell’ottica del nostro presente che si è visto a Verona tra i tanti partecipanti. Uno di questi è Francesco Della Puppa, sociologo ricercatore al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università di Ca’ Foscari di Venezia (ha conseguito anche il Master di I livello sull’Immigrazione – Fenomeni Migratori e Trasformazioni Sociali) e fa parte della Rete di ricercatrici e ricercatori che si occupano di migrazioni e lavorano in università del Veneto creata per opporsi al Decreto Salvini.

Nell’intervista li chiediamo se in questo momento storico in Italia, contraddistinto da polemiche sempre più aspre sul tema dell’immigrazione e del razzismo, se esiste un allarme sociale in corso e come viene eventualmente percepito dall’opinione pubblica: «Questa manifestazione a cui stiamo partecipando è priva di conflittualità sociale, non sposterà i rapporti di forza già esistenti per via e non contribuisce a far crescere ulteriore sensibilità. Qui siamo tutti favorevoli all’accoglienza, a quella che potremmo chiamare integrazione “reciproca” – o almeno credo e spero – e le persone presenti sono d’accordo per favorire processi di inclusione ma il problema è che lo sosteniamo tra di noi. Bene che ci siano queste manifestazioni, ma ricordo che, appunto, sono iniziative senza alcuna conflittualità, incapaci di spostare i rapporti di forza e, soprattutto, organizzate da autoctoni per gli immigrati, in cui gli immigrati non hanno il ruolo dei protagonisti. 

Meglio una manifestazione in più che una di meno ma così non vedo la possibilità che porti a nessuna reazione utile per cambiare lo stato delle cose. Il razzismo – prosegue il dottor Della Puppa –  c’è sempre stato, ma ora quello istituzionale, “dall’alto”, si presenta in forma più acuta, più palese senza vergogna , quindi, anche quello “popolare”, “dal basso” si sente legittimato. Prima veniva stigmatizzato ora non si prova più vergogna nel dichiararlo esplicitamente e questo è molto grave e segna un cambiamento nelle rappresentazioni, nei significati e, soprattutto, nei rapporti di forza e nelle relazioni sociali. Me lo confermano gli immigrati, spesso ormai italiani, o italiani con la pelle nera che, da sempre, fin da bambini, si sono dovuti confrontare, ogni giorno, con fenomeni di razzismo, aggressioni quotidiane… Fenomeni che diventano oggi notizie e che vengono strumentalizzate, per motivi elettorali, dai partiti oggi all’opposizione che, però, non sono nuovi al razzismo. Ricordo che il governo precedente a questo, di centro-sinistra, non ha mai pensato di modificare o abrogare la legge Bossi-Fini, tutt’ora vigente. 

Va anche ricordato, inoltre, che proprio la Bossi-Fini del 2002 ha ricalcato la struttura della precedente Turco-Napolitano del 1998, inasprendone alcuni aspetti, ma la ratio giuridica, la visione sociale dell’immigrazione e la sua struttura sono identiche. Ora con il Decreto Salvini la regolamentazione è peggiorata e va a creare un esercito di immigrati ricattabili che, per forza di cose, poiché viene tolta la protezione umanitaria, confluiranno nel mercato del lavoro nero, il lavoro sfruttato,, mal pagato e senza tutele. Le leggi che vogliono contrastare la clandestinità non fanno altro che procurarla, aumentarla. Di chi fanno gli interessi?».

Luisanna Facchetti insegnante di italiano in pensione svolge servizio di volontariato per l’Associazione “Refugees Welcome onlus”: «Operiamo da tre anni in Italia, la prima per fondazione mentre nel resto d’Europa  sono 18.  L’obiettivo è quello di inserire rifugiati stranieri e  maggiorenni nelle famiglie accoglienti che collochiamo per sei mesi dove ricevono vitto e alloggio gratuito. Abbiamo dieci volontari che hanno il compito di conoscere le famiglie accoglienti nelle provincie di Verona, Treviso e Padova. Io insegno anche loro l’italiano per favorire l’integrazione  e ho adottato tre anni fa un ragazzo del Mali». Con lei a sfilare dietro lo striscione dell’associazione anche Loris Ramazzini referente per il Veneto e Camilla Pasini responsabile della sezione di Verona. 

Antonio Composta e Angelo Campedelli sono volontari dell’Associazione culturale  “Cittadini del Mondo” di Zevio (un comune in provincia di Verona), fondata nel 2002 con «l’obiettivo di contrastare ogni fenomeno di discriminazione ed esclusione sociale e forma di razzismo. Il nostro impegno è quello di promuovere una cultura di pace dal nord al sud e proteggere anche l’ambiente, i diritti civili, il 25 Aprile e il ricordo della Memoria. Abbiamo anche promosso un evento dedicato all’antifascismo in cui ha partecipato Padre Alex Zanotelli. Ci ispiriamo ai principi del Movimento Federalista Europeo Pro Europa del presidente Giorgio Anselmi». 

Marisa Velardita presidente di Italia Nostra non ha voluto mancare a «Nella mia città nessuno è straniero» in qualità di volontaria del Centro Studi Immigrazione Cestim di Verona che si occupa di interventi in ambiti di problematicità e per fornire risposte ai bisogni degli immigrati. «Svolgiamo attività di integrazione per gli stranieri insegnando loro l’italiano e inserendoli nelle scuole superiori dove io svolgo delle lezioni dedicate atte a favorire poi la ricerca di lavoro e far comprendere la preparazione di base». 

Tra i medici presenti c’era Paolo Ferrari che fa parte delle Comunità cristiane di base composta da credenti cristiani nate negli anni Sessanta e Settanta tra gruppi cattolici in America Latina e anche in Italia, sulla spinta del Concilio Vaticano II. «Seguiamo la teologia della liberazione per stare dalla parte degli oppressi  e liberata dalle gerarchie. Siamo presenti in tutta Italia, in Europa e in contatto con l’America Latina. Piccole realtà dove ci dedichiamo allo studio della parola di Dio incarnata nella vita quotidiana per combattere ogni forma di integralismo. Siamo in prima fila nell’intento di far diventare la fede sempre più povera e più ricca di solidarietà e convinti partecipanti che non ci devono essere muri nel mondo. Quelli artificiali sono tutti caduti anche quelli dentro il cuore delle persone. Dobbiamo contribuire tutti a incentivare i rapporti di amore e fiducia verso il prossimo; sono gli unici che fanno stare bene. Chi fugge dalle guerre ha paura e questa diventa una malattia che noi dobbiamo curare». 

Tra i tanti cartelli colorati, disegni e bandiere spiccava un manifesto scritto a mano: “1789. Libertà, legalità, fraternità. 2019: 230 anni dopo non possiamo tornare indietro”. Chi non torna indietro è un ex missionario e prete diocesano della Fidei Donum, Felice Tenero, una lunga esperienza in Brasile impegnato nello stare a fianco dei più deboli: «Dobbiamo imparare a guardare la vita, accogliere i valori di qualsiasi vita, colore e razza. Anche la vita della Terra e coltivare un’umanità fraterna». Chiediamo cosa si possa fare perché questo avvenga: «Bisogna costruire relazioni e uscire dal nostro guscio ma anche dalle nostre idee per incontrare gli altri. Noi incontriamo tanti che si preoccupano di quello che accade ma mettendoci tutti insieme cerchiamo di creare un’umanità più giusta. Uno spazio che riconosca tutti come cittadini – spiega il sacerdote – non in nome di un territorio ma in quanto essere umano. Siamo tutti figli e figlie dello stesso Padre». Lo pensa così anche Guerfi Mohamed Abdeslem del Consiglio Islamico di Verona: «Siamo qui insieme per far vedere i nostri cittadini e cittadine uniti perché la convivenza c’è a Verona e si può sviluppare ancora e queste iniziative lo permettono. Dio ci ha creati tutti uguali e non ci devono essere diversità tra i popoli e ci chiede di farsi conoscere e accettare l’altro nel rispetto reciproco. Dobbiamo tutti insieme vivere in pace e disintegrare il razzismo».

Nel corteo che sfilava tra canti e danze, musica e cori di ragazzi, gli scout, l’allegria e la voglia di far sorridere di Franco Cilli, meglio conosciuto con il suo nome d’arte Chilli,Coloriamo il mondo” è il suo slogan, un artista eclettico con un impegno di volontario negli ospedali e case di riposo dove porta i suoi spettacoli, oltre  a fare attività nell’Associazione Lieviti LGBT e volontario nella Chiesa Valdese che a Verona ha un ministro di culto donna: Laura Testa, alla guida della sua delegazione con lo striscione sul quale si poteva leggere: “Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi”. «Gli stranieri provenienti da tutto il mondo devono vivere come noi ed essere una comunità – chiesa che accoglie insieme. Veronesi, italiani, valdesi, stranieri, metodisti della chiesa americana sono qui ora per affermarlo e siamo tra i firmatari del cartello “Nella mia città nessuno è straniero”».  

Nessuna discriminazione per chi si integra e lavora e nessuna discriminazione per chi vuole vivere la sua relazione affettiva senza per questo essere minacciato e aggredito come è accaduto ad Angelo Amato e Andrea Gardoni nella stessa piazza Bra dove sono presenti per la manifestazione. Vittime anche di un attentato incendiario nella loro abitazione di Stallavena di Grezzana accaduto nel 2018. Il Consiglio comunale di Verona aveva in quell’occasione negato al solidarietà alla coppia e l’amarezza per non essere stati difese dall’amministrazione comunale è ancora percepibile. Questo non ha impedito di partecipare alla marcia nel dare sostegno a chi subisce atti di intolleranza.  A Verona dal 29 al 31 marzo è in programma il XIII Congresso mondiale delle Famiglie (World Congress of Families WCF) che riunisce il «movimento globale» antiabortista, antifemminista e anti LGBTQI  patrocinato dal ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana che parteciperà insieme al ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il senatore della Lega Simone Pillon e il sindaco di Verona Federico Sboarina. Le polemiche per i patrocini istituzionali non si placano, prima tra tutte quella per la concessione della “Presidenza del Consiglio dei ministri- ministro per la Famiglia e la Disabilità” , smentita e revocata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che di fatto ha impedito l’utilizzo del logo e scritto su Facebook: «Ho comunicato al ministro Fontana l’opportunità che il riferimento alla Presidenza  del Consiglio sia eliminato e gli ho rappresentato le ragioni di questa scelta». Nel frattempo a Verona sono state raccolte 55 mila firme per chiedere di togliere il patrocinio del Comune di Verona. Sabato 30 marzo a partire dalle ore 14.30 è in programma il corteo manifestazione “Verona Città Transfemminista”  organizzato dall’Associazione “Non una di meno” rete transfemminista estesa su tutto il territorio italiano che ha convocato una tre giorni di iniziative e mobilitazione. 

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