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Apriamo i porti, chiudiamo il razzismo

 

Finalmente ai naufraghi è stato permesso di sbarcare. La soddisfazione è grande: era questo l’obiettivo della raccolta di firme di oltre 800 operatori socio-sanitari del Friuli Venezia Giulia. Hanno prevalso il buon senso e l’umana solidarietà sulla rigida ideologia del respingimento a tutti costi. Non ci è crollato il cielo sulla testa, non sono stati toccati i nostri averi, non sono state aggredite donne e bambini italiani, non siamo stati invasi da pericolosi clandestini. Si è trattato di quello che doveva essere un normale gesto di soccorso a dei naufraghi raccolti in mare. Meglio tardi che mai.

Parliamo in fondo di 47 persone stremate, tra cui diversi minori, e non dell’invasione minacciata con enfasi dal ministro Salvini, che ha scomodato a sproposito l’art 52 della Costituzione (“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”). Non dobbiamo difenderci da nulla, se non dalla nostra paura. Quella paura che ci viene instillata quotidianamente dai governi che costruiscono muri, fili spinati e porti chiusi.

Il mare Mediterraneo, culla della nostra civiltà e punto d’incontro di culture diverse è diventato un cimitero di trentamila migranti fatti annegare, un mare chiuso alle navi di soccorso. Come operatori sanitari lavoriamo ogni giorno per la salute e la cura delle persone. Alzeremo sempre alta la nostra voce in difesa di chiunque veda messa in pericolo la propria salute e la propria vita da guerre e malattie. Apriamo i porti, chiudiamo il razzismo.

*medico, primo firmatario dell’appello degli operatori sanitari Fvg

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