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Per il “trilogo” arrivano i titoli di coda

 

Il prossimo lunedì 24 si terrà l’ultima e decisiva riunione del “trilogo”, ovvero l’organismo di conciliazione convocato sulla proposta di direttiva sul copyright 2016/0280 reduce da un doppio voto: bocciatura e approvazione tra gli scorsi luglio e settembre. Da allora i tre convitati delle codecisioni comunitarie (commissione, consiglio, parlamento) cercano di dipanare il groviglio di contraddizioni, sotteso a un testo viziato dal problema delle regolazioni digitali: i processi normativi lenti e complessi si addicono assai poco all’era digitale. In quest’ultima la velocità del mutamento tecnologico è tale da rendere obsoleto il più illuminato degli articolati. Tant’è. Tuttavia, il complesso normativo è da tempo oggetto di una feroce lotta politica e culturale tra due polarità dialettiche entrambe segnate. A favore di una difesa strenua del diritto d’autore si collocano le filiere produttive di contenuti: dall’informazione al cinema all’audiovisivo. E’ comprensibile, perché il lavoro intellettuale va remunerato, altrimenti sfocia nello schiavismo. Ma dalla parte opposta c’è l’infinito universo della rete dove soprattutto i millennials trovano “normale” scaricare gratis le opere autoriali. E, quando un’infrazione assume caratteri di massa il reato permane sì, però il diritto si deve fare qualche domanda. Magari, però, il Web si fosse espresso in tutte le sue articolazioni democratiche e partecipative (il popolo della rete, oggi alquanto sfuocato). La bandiera della libertà è stata sollevata, infatti, dagli Over The Top, gli oligarchi aggregatori dei dati capaci di sferrare un’offensiva abnorme, tipica delle lobby potenti e prepotenti. Ecco, proprio da Google è venuta nei giorni passati – e con ripetitività seriale attraverso paginate pubblicitarie su diversi quotidiani, già di per sé un segno di apertura agli “avversari”- un’ipotesi di mediazione su uno dei due articoli controversi, ovvero l’11 volto a chiedere il pagamento degli snippet, gli strilli degli articoli che spesso sono carpiti da siti e blog proprio attraverso gli aggregatori. “…L’articolo 11…mira a proteggere il lavoro della stampa. E questo è un obiettivo che condividiamo pienamente…”. E’ un passaggio dell’inserzione benevola, la quale non smentisce – però- la solita volontà di potenza nelle ultime righe, che rinviano ad una sorta di supervisione della stessa società californiana. Comunque, un passo avanti c’è rispetto a qualche mese fa.

Rimane, al contrario, aperto l’altro nodo irrisolto. L’articolo 13, in cui rimane -malgrado le correzioni della lettura di settembre- un certo fumus censorio, attribuendosi agli stessi “padroni del vapore” il diritto-dovere di controllare le eventuali infrazioni, mentre tutto ciò sarebbe prerogativa di autorità e magistrature terze. Su tale questione è nota la contrarietà al testo dell’attuale governo italiano. E pesano i dubbi tedeschi, con il rischio di blocco.

Riuscirà miracolosamente il “trilogo” a confezionare un decoroso compromesso? Tra poco si capirà. Certament, la nuova presidenza del consiglio europeo, dal primo gennaio attribuita alla Romania, vorrà presentarsi con un primo successo negoziale e si butterà nell’agone. Del resto, a breve si esaurirà la legislatura e, come accadde nel 1999 su omologo tema, il capitolo passerà di mano ai prossimi governanti e legislatori.

Se il compromesso è tuttora possibile ai titoli di coda, chissà, è proprio per le previsioni diffuse sui prossimi numeri dell’aula di Strasburgo. Il voto potrebbe peggiorare l’approccio alla “terribile” proprietà intellettuale.

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