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La scossa dei sindaci

 

Commentando la resistenza dei sindaci ad applicare il decreto Salvini che impedisce di prorogare la protezione umanitaria ai richiedenti asilo, Stefano Folli scrive sulla Repubblica di oggi che “Orlando e de Magistris possono vincere la battaglia mediatica e accreditarsi presso un certo segmento di opinione pubblica. Tuttavia, creano un danno alla prospettiva di un centrosinistra allargato che voglia risalire la china”.

Ma quanto deve essere largo questo centrosinistra per includere anche l’obbedienza incostituzionale? Perché su questo secondo me ha ragione chi scrive che lo spirito della Costituzione è stato tradito. Se non anche la lettera, in rapporto alla quale peraltro il Presidente della Repubblica si è semplicemente limitato a controllare che il decreto sicurezza non fosse in evidente, clamoroso contrasto con la legge fondamentale dello Stato. Non toccava a lui approfondirne il merito in tutti i particolari.

Certo, poteva avvalersi del suo potere di rispedire il decreto alle camere, correndo il rischio che una seconda approvazione da parte della stessa maggioranza parlamentare non solo facesse comunque entrare in vigore la legge ma allontanasse la prospettiva di un intervento della Corte Costituzionale alla quale soltanto spetta, come suggeriscono i giuristi a cominciare dall’ex Presidente della Consulta Giovanni Maria Flick, l’ultima parola sulla questione.

Come ha spiegato bene sulla Stampa il collega Ugo Magri, il Capo dello Stato ha preferito imporre una serie di correzioni del testo originale che riportassero il provvedimento legislativo “nel limbo delle leggi di dubbia costituzionalità….pur senza condividere lo spirito del decreto e tantomeno il contenuto. Di questo si può stare assolutamente certi”. E perché lo fosse anche Salvini, il 5 ottobre Mattarella ha accompagnato la firma con una precisazione, solo apparentemente pleonastica: “Restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”. Che il destinatario ha accolto, come è noto, con il solito garbo: “Sì, ma non vogliamo passare per fessi”.

Con buona pace di Stefano Folli, preoccupato da quelle iniziative che offrirebbero nuove frecce alla predicazione leghista “legge e ordine”, la scossa dei sindaci che con varie sfumature hanno preso decisamente posizione contro il decreto, da Orlando a Sala, da De Magistris a Nardella, può rappresentare invece un’ottima occasione per l’opposizione democratica e quella di sinistra in particolare di riprendere il contatto con le periferie. Dove molto più che i sacrifici imposti dall’accoglienza si temono le conseguenze dell’abbandono di migliaia di immigrati a una pericolosa condizione di illegalità.

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