Guido Rossa, quel giorno maledetto di 40 anni fa morì un grande dirigente comunista

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Quel giorno maledetto di quarant’anni fa morì il grande dirigente comunista Guido Rossa, impegnato nel lavoro e nella Cgil, e morirono politicamente i suoi sicari. Gli uomini delle Brigate rosse, come li aveva interpellati -nella speranza di salvare Aldo Moro- Paolo VI. Quell’omicidio a freddo di uno stimato operaio dell’Italsider, autorevole e amato, segnò uno spartiacque. Quel po’ di maledetta simpatia, che eventualmente avessero suscitato i terroristi tra i ceti più indifesi della società, finì con gli spari nel buio. Una mattina a Genova nell’immaginario collettivo le Br divennero nere, per sempre. Alla luce della storia italiana emerge ormai con lancinante chiarezza il ruolo “controrivoluzionario” dei presunti rivoluzionari. Furono le sinistre e le organizzazioni sindacali a pagare il prezzo maggiore di una miscela terribile di provocazione e di estremismo fondamentalista, presunto. E pure i movimenti più netti e radicali nella critica al capitalismo finirono nel mirino di sette irriducibili dai contorni zeppi di aspetti inquietanti. Di cui ancora non si sa tutto, anzi. Troppi lati oscuri offuscano la memoria. Ecco, nell’anniversario del sacrificio di un eroe moderno, Guido Rossa, quanto meno si rispetti il lutto dicendo la verità. Silenzi e omertà uccidono due volte.


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