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Comunicazioni sociali, il 1° febbraio incontro con padre Antonio Spadaro in Fnsi

 

E’ un messaggio estremamente denso, con un linguaggio a tratti poetico e di certo importantissimo quello che la Sala Stampa Vaticana ha divulgato oggi, 24 gennaio, sulle comunicazioni sociali. Questo messaggio del 2019 è decisamente alle grandi potenzialità e ai rischi di un uso distorto della rete, da internet ai social media. Una rete alla quale la Chiesa non può che guardare con attenzione e simpatia. La prima rete, infatti, è la Chiesa. E’ per questo che internet, il web, i social media e le connesse dinamiche non possono essere né estranei né sconosciuti alla Chiesa.
La rete è una importantissima risorsa e come tutte le risorse va usata con cura e attenzione. Infatti purtroppo molto evidenziano “i rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale. Se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito.” Di qui il Papa passa o occuparsi del gravissimo fenomeno del cyberbullismo, sul quale annuncia la costituzione di un osservatorio.
La rete infatti funzione se connette, se pone in comunicazione e contatti con l’altro, con gli altri. “Ricondotta alla dimensione antropologica, la metafora della rete richiama un’altra figura densa di significati: quella della comunità. Una comunità è tanto più forte quanto più è coesa e solidale, animata da sentimenti di fiducia e persegue obiettivi condivisi. La comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio. È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità. Nei casi migliori le community riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli. Inoltre, nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri). Questa tendenza alimenta gruppi che escludono l’eterogeneità, che alimentano anche nell’ambiente digitale un individualismo sfrenato, finendo talvolta per fomentare spirali di odio. Quella che dovrebbe essere una finestra sul mondo diventa così una vetrina in cui esibire il proprio narcisismo.”
Con la rete si promuove l’incontro o l’autoisolamento? E’ un potenziatore delle nostra possibilità di relazione o una ragnatela che ci intrappola? I ragazzi soprattutto rischiano di rimanervi intrappolati, come eremiti sociali. Per ritrovare la vera natura del web occorre, per Francesco, partire da un’idea fondamentale, quella del corpo e delle membra, che San Paolo usa per parlare della relazione di reciprocità tra le persone, fondata in un organismo che le unisce. “La metafora del corpo e delle membra ci porta a riflettere sulla nostra identità, che è fondata sulla comunione e sull’alterità. Come cristiani ci riconosciamo tutti membra dell’unico corpo di cui Cristo è il capo. Questo ci aiuta a non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma a considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità.”
Dio, prosegue il messaggio, non è Solitudine, bensì è l’opposto, è Comunione; “è Amore, e perciò comunicazione, perché l’amore sempre comunica, anzi comunica sé stesso per incontrare l’altro. Per comunicare con noi e per comunicarsi a noi Dio si adatta al nostro linguaggio, stabilendo nella storia un vero e proprio dialogo con l’umanità (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2).”
Quindi la fortissima citazione di San Basilio per il quale «Nulla, è così specifico della nostra natura quanto l’entrare in rapporto gli uni con gli altri, l’aver bisogno gli uni degli altri».Il Papa fa derivare l’urgenza per tutti i cristiani l’urgenza di investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità.
Per discutere di tutto questo la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, d’accordo con l’Ordine dei Giornalisti, L’Usigrai e Articolo21 ha promosso un incontro con il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, presso la sede della FNSI, in Corso Vittorio Emanuele 349, venerdì primo febbraio dalle 17.30.

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