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Vendita del proprio ruolo di pubblico ministero in cambio di favori personali e sessuali

 

Con un discrimine che ancora oggi, anno domini 2018, la dice lunga sul divario uomo-donna, grazie  cronache poco lusinghiere. Anche la corruzione e il malaffare si misurano sul metro del testosterone: all’uomo si chiedono in cambio oggetti, danari e agevolazioni della più disparata natura, alla donna sesso. Era e resta quella, la merce di scambio. Di cosa ci stupiamo, del resto?  Ché non è parimenti lusinghiero  sottostare a questo “sistema”, se davvero si ha intenzione di  cambiarlo. Salvo poi appellarsi al libero arbitrio e lasciare le battaglie di civiltà agli altri.

La vicenda amara che spazza come un terremoto certezze granitiche all’interno della Procura di Lecce – già toccata nel profondo, per un altro recente caso, in cui un pm ha chiesto la ricusazione di un gup -, superate le colonne in cronaca, merita una riflessione sul radicamento e sulla ramificazione, estesa come estese sono le metastasi dei cancri peggiori, del malaffare. A tutti i livelli.

La guardia di finanza ha arrestato il pm Emilio Arnesano, in forze a Lecce, su disposizione della Procura di Potenza, competente per territorio in materia di indagini delle toghe sulle toghe. Vergare un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di chi rappresenta lo Stato, tanto più se si tratta di un collega, non dev’essere affare facile, né facile è constatare fallimenti che, ricordiamo, sono umani e personali non già di categoria o di apparato. Sono sempre le persone a fare la differenza, al di là delle vesti che indossino.

I fatti. Un’inchiesta lampo, 4 mesi o giù di lì. I militari della guardia di finanza di Lecce hanno arrestato, oltre che il pm Arnesano, Carlo Siciliano dirigente dell’Asl di Lecce (per entrambi si è proceduto alla custodia in carcere); Ottavia Narracci, Giorgio Trianni e Giuseppe Rollo, rispettivamente direttore generale e dirigenti dell’Azienda Sanitaria Locale dell’Asl di Lecce (da stamane commissariata), e Benedetta Martina avvocato del Foro di Lecce.

Poteri forti, come si riassume in due parole. Il dissequestro di una piscina di proprietà di Trianni ha dato l’avvio all’inchiesta, trasmessa dal Procuratore Capo di Lecce Leonardo Leone de Castris al collega potentino Francesco Curcio. L’apertura di un coperchio che ha svelato il contenuto squallido di un vaso di Pandora fatto di favori e favoritismi: “un ampio spettro di delitti commessi con abuso e vendita delle proprie funzioni da parte del Magistrato”.

Eccolo lì il mondo di mezzo della Lecce di carparo bianco, usa ai barocchismi e alle deferenze nei confronti della gente che conta, dove gli amici degli amici servono, per superare ostacoli ed esami di stato, ricevere passepartout per battute di caccia, circolo del golf, stabilimenti balneari e prime a teatro. Quel mondo di mezzo in cui non ci sono criminali con pedigree, ma persone “perbene” dalla doppia vita. Quel mondo in cui non sai da chi guardarti.

Stando all’attività investigativa, “Arnesano aveva stretto un rapporto corruttivo consolidato e duraturo con l’avvocata Martina, in numerose occasioni pilotava procedimenti in cui gli indagati erano difesi da lei, in cambio di prestazioni sessuali dalla medesima”. È la legge della domanda/offerta, bellezza. Stesso refrain per il superamento dell’ostico esame per esercitare la professione forense: mesi e mesi di studio matto e disperatissimo barattati con il sesso. Per i dirigenti Asl, tutti uomini, andava diversamente: in cambio della mano leggera del pm su procedimenti giudiziari , visite mediche per parenti, un natante da diporto svenduto a prezzi stracciati, soggiorni e via dicendo. E prima ancora di indignarsi davanti al do ut des, ci si indigna nel constatare che vi siano dirigenti del servizio pubblico, quale quello sanitario, oggetto di procedimenti giudiziari. Non solo in grado di delinquere, stando alle indagini, ma pronti a comprare l’impunità.

Non c’è da rallegrarsi se i “potenti” vengono colpiti e affondati.  Se oggi con i forconi e le bave alla bocca i leoni da tastiera urlano “tocca anche ai giudici!”. No, occorre rispolverare e tenere in caldo quel sentimento pacato e nobile che è la fiducia. Nei giudici, nei militari, nei commercianti, negli artigiani…negli uomini perbene. E scegliere di stare dalla loro parte, essere uno di loro, non solo quando soffia il vento a favore.

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