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Ci lascia anche Ennio Fantastichini. L’attore, scontroso e generoso è morto a Napoli a 63 anni

 

Massiccio, rusticano, espressione border-line da potenziale manesco. E poi, tutto a un tratto, inerte, smarrito, sui gradini dell’umiltà e dello “scusate se esisto”: si dà il caso che, essendo un attore colto, viscerale, ma sostanzialmente “dotato di critica, autocritica e profonda umanità”, Ennio Fantastichini non era nè l’uno nè l’altro (pur non tacendo di un “suo senso tragico della vita”, debordante talvolta in cechoviana “allegria”), optando, scorciatoia di tanti, per l’uno, nessuno, centomila cui “questo mestiere ti esalta e condanna”.  Il metodo (stanislavskijano), la veemenza arrabbiata, il ‘senso della misura’ arrivato appena in tempo erano la sua cifra espressiva: e – per chi lo apprezzava- ne consolidavano il fascino, proporzionale (e abbinato) ad una non fittizia aurea di ‘maudit’ asfissiato da quelle sporie di ispida provincia ciociara che non mi si staccano di dosso a nessuno.

Così ci apparve per la prima volta -inizio anni settanta al Tearo in Trastevere- in La Stazione diretto da Franco Però, con Sergio Rubini e Margherita Buy; così si congeda dalla memoria comune con un bislacco, contestato, disperso in mille rivoli di ‘vintage’ (e infantilismi dell’anima) in uno azzardato Re Lear dello scorso anno all’Argentina di Roma.

Vincitore di un David di Donatello e di un Nastro d’Argento, Ennio si è spento a Napoli al Policlinico Federico II dopo una lunga malattia, che sembrava avergli concesso un degno armistizio. E invece no: traditrice emorragia cerebrale e addio anche a lui.

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Fantastichini era nato a Gallese, in provincia di Viterbo, il 20 febbraio 1955, ma era cresciuto a Fiuggi, in provincia di Frosinone, dove lavorava il padre, un maresciallo dei carabinieri. A 20 anni si era trasferito a Roma a 20 anni per studiare recitazione. Nella sua lunga carriera ha recitato in decine di film per il cinema e per la televisione. Il suo più grande successo fu nel 1989 con il film Porte Aperte di Gianni Amelio, per cui vinse diversi premi, tra cui il Nastro d’Argento e lo European Film Awards. Nel 2010 ha vinto il David di Donatello come miglior attore non protagonista per il film Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.

Il suo esordio al cinema risale comunque al 1982 con   Fuori dal giorno, diretto da Paolo Bologna. Nel 1996 fu molto apprezzata la sua caratterizzazione di ‘arricchito burino’ (usuraio di famiglia) nel in Ferie d’Agosto del regista Paolo Virzì, in tandem con un altro caro amico ed attore, scomparso  cinquantenne, anni or sono, Piero Natoli.

Tra i  film di maggior successo in cui il nome di Fantastichini appare (degnamente) nei titoli di testa, vanno segnalati almeno   Saturno Contro del 2007, Fortapasc del 2010, La Mossa de Pinguino del 2014.

L’attore ha anche partecipato (da caratterista primario) a diverse serie tv, tra cui La Piovra 7, Paolo Borsellino e Squadra Antimafia. Nel  1996 aveva avuto un figlio una signora di cui preferiva non diffondere il nome:  Lorenzo Fantastichini, artista e performer in fase di crescita. Attivissimo anche in teatro (eccellente, scorbutico, spigolosamente vibratile anche in una edizione de “La Tempesta” al Festival di Napoli) Fantastichini era un uomo riservato e teneva molto alla propria privacy: non amava rendere noti i particolari della sua vita sentimentale.   E faceva benissimo

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