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“Styx”, metafora perfetta della responsabilità umana sulla vita altrui

 

E’ stato presentato a Roma – alla presenza del regista, l’austriaco Wolfgang Fischer, con il sostegno di Riccardo Noury, portavoce di Amensty International Italia e del distributore Paolo Minuto – il film sulla morte dei profughi che scappano dal tartaro del mondo: “ Styx” che uscirà nelle sale il 15 novembre. “Styx” ovvero Stige, il fiume infernale il cui nome deriva dall’antico greco ‘odiare’, quello che nella mitologia crea il confine tra la terra e l’oltretomba, è una metafora perfetta della responsabilità umana sulla vita altrui. Il film di Fisher fa riflettere su una tragedia del nostro tempo che ha radici nell’individualità universale.  Opera che invita alla riflessione e indica la solidarietà quale veicolo in grado di fornire risposte, il contrario della filosofia populista. “Styx” a breve approderà al parlamento europeo per il premio Lux e, realisticamente, afferma Fisher: “Credo che certi parlamentari europei non andranno nemmeno a vedere il mio film”. Wolfgang Fisher così riassume: “Il non avere soluzioni da soli è il vero problema”.  Una storia comunque capace di “restituire anche molta speranza”, ha spiegato Noury che ha più volte rilevato come Amnesty International sia felice di sostenerla.

Il regista ha voluto come protagonista una persona colta, di professione medico, coraggiosa perché sa avventurarsi in mare con una barca a vela: tanto più audace se si pensa che è una donna e naviga in solitaria. Il genere femminile in questo caso è stato scelto – dice lo stesso Fisher – perché con un uomo al suo posto, la storia sarebbe stata più normale. Ciò non toglie che oggi, nel mondo ricco, la donna rappresenta il genere che ha fatto più conquiste in tema di diritti e per alcuni il futuro è suo. Quarantenne, esperta di navigazione, la protagonista (Susanne Wolf) parte da Gibilterra verso l’isola di Ascensione, un paradiso in mezzo all’oceano Atlantico dove ha deciso di fare le vacanze. Ma nella traversata, dopo una tempesta, trova sul cammino un battello pieno di profughi che sta facendo naufragio. Uno di loro, un ragazzino di quattordici anni (interpretato dal bravissimo Gedion Oduor Weseka, che viene da Nairobi dove – grazie a un’associazione non governativa – ha studiato recitazione) nuota fino a lei ed è tratto in salvo. La donna in quanto medico lo rianima e chiama i soccorsi, che tuttavia non arrivano. Cosciente che non agire significherebbe lasciar morire molte persone, la velista è dibattuta tra l’istinto di conservazione – avvicinarsi significa esporsi a rischio altissimo – e il dovere della solidarietà umana, tanto più forte in un medico la cui professione è dare la vita. Come scioglierà il dilemma?

Va sottolineato che il regista ha saputo creare una sintesi, armoniosa anche dal punto di vista narrativo (non si può dimenticare che un film deve anche intrigare e “Styx” trascina ed emoziona) nella quale lo spettatore s’interroga su cosa farebbe egli stesso. Wolfgang Fisher ha precisato che il piccolo protagonista di Nairobi è stato pagato per aver interpretato quel ruolo, divenuto per lui trampolino verso il futuro.  Tra molti altri, “Styx” ha appena ottenuto il prestigioso “Human right film award” che sarà consegnato a Norimberga il prossimo dicembre; il Premio della Giuria Ecumenica alla Berlinale 2018; il Label di Europa Cinemas; è tra i cinque film nominati per European University Film Award (Eufa).

Regia di Wolfgang Fischer. Un film con  Susanne WolffGedion Wekesa OduorAlexander BeyerInga Birkenfeld. Titolo originale: Styx. Genere Drammatico – GermaniaAustria2018durata 94 minuti. Uscita cinema giovedì 15 novembre 2018 distribuito da Cineclub Internazionale.

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