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“Ritirare il ddl Pillon!” Le donne scendono in piazza

 

Promettono lo stato di agitazione permanente contro il disegno di legge Pillon. Le donne si sono organizzate e sono scese in piazza in tutta Italia per chiedere che il ddl venga ritirato e non solo emendato, come annunciato dal vicepremier Luigi Di Maio. Articolo21 era a Roma, dove a piazza Madonna di Loreto centinaia di donne e uomini, con i loro bambini, si sono ritrovati in segno di protesta. “Ci riporta indietro di 70 anni, prima ancora che il diritto di famiglia intervenisse” ha detto Tatiana Montella di Non una di meno Roma. A preoccupare di più è la condizione delle donne vittime di violenza: “In questo ddl – ha continuato – è previsto che il coniuge che rimane nella casa famigliare, di solito è proprio la donna, deve pagare un affitto all’ex partner. Questo inibisce tutte, ma soprattutto chi non ha mezzi economici sufficienti ed è vittima di violenza, a separarsi”. In un periodo storico in cui in Italia lavora una donna su due e viene pagata meno di un uomo a parità di mansioni, la logica del disegno di legge Pillon sembra voler relegare ancora di più la figura femminile alla cura della famiglia e dei bambini, mentre quella maschile al lavoro e alla produzione. A non essere d’accordo con questa impostazione sono proprio gli uomini. Per Stefanno Ciccone, di Maschile Plurale, “Pillon sposa il vittimismo dei padri separati e delle relative associazioni. La riposta a questo disagio – ha continuato – non può andare contro le donne. Questo ddl parte dal presupposto che i giudici discriminino gli uomini non affidando loro i figli. Invece il problema sta proprio in quei ruoli fissi per cui l’uomo lavora e la donna si prende cura. Questo condanna gli uomini a essere padri assenti”. Il rimedio proposto dal senatore Pillon vorrebbe essere in difesa della paternità eppure elimina i congedi parentali maschili: “Questo elemento è emblematico – ha aggiunto Ciccone – perché se gli uomini vogliono conquistarsi uno spazio per stare con i figli appena nati non possono farlo. Chi come Pillon dice di essere dalla parte dei padri in realtà vuole ricacciarli in un ruolo tradizionale che li ha resi sempre estranei ai figli”.
E di mezzo ci sono i bambini, piccole voci che non vengono quasi mai ascoltate. La legge sull’affidamento condiviso, che secondo Pillon è stata svuotata a favore delle donne, verrebbe modificata con l’introduzione dei tempi paritari di frequentazione che non possono essere comunque inferiori a 12 giorni compreso il pernottamento, per entrambi i genitori. Nel momento in cui ci sono comprovati elementi di pericolo psicofisico per il minore. Questo, secondo Sabrina Fiaschetti avvocata di Be Free, è aberrante perché “il giudice può intervenire solo se c’è una comprovata violenza o abuso sessuale. Secondo la convenzione di Istanbul, la violenza famigliare deve essere seriamente presa in considerazione per escludere dall’affido un genitore. “Invece il disegno di legge non considera la situazione di violenza come motivo di esclusione. In più prevede che, anche se il giudice dovesse decidere per l’affidamento solo a uno dei due, questa situazione deve essere temporanea e l’altro genitore, di solito la madre, dovrebbe fare qualsiasi cosa per garantire la bigenitorialità”. Le situazioni di violenza sono cancellate, non considerate. E i bambini che si oppongono a uno dei due genitori non sarebbero praticamente ascoltati: “Il ddl prevede il divieto per il giudice di fare domande al minore che possano esporlo a uno schieramento favorevole o contrario a uno dei due genitori”. Donne isteriche che convincono i figli a non frequentare i padri: sembra essere questo un altro dei pregiudizi da cui muove Pillon, che promette di ripristinare la parità tra madre e padre.
Le mobilitazioni nelle piazze del 10 novembre sono solo l’inizio: le donne e gli uomini promettono lo stato di agitazione permanente che sfocerà in una manifestazione nazionale il 24 novembre a Piazza della Repubblica lanciata da Non una di meno.

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