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Verso Assisi. Il sistema tradizionale dei media è sempre meno libero

 

Da anni è in atto nel sistema dell’informazione una rivoluzione industriale. Che, al contrario di quella che studiamo nei libri di scuola, si è sviluppata in una fase di grave recessione economica. Il sistema tradizionale dei media è sempre meno libero e sempre più dipendente sul piano economico. Sempre più ricattabile. Contemporaneamente la credibilità dei giornalisti è in costante declino. Agenzie specializzate nella diffusione di notizie false, dotate di grandi mezzi e di coperture governative, formano e deformano il senso comune. Si giunge a mettere in discussione – in nome della libertà di manifestazione del pensiero! – le verità scientifiche. Promuovere le regole della Carta di Assisi, è oggi un’impresa ardua, ma l’alternativa è arrendersi alla barbarie. Coraggio, coerenza, onestà intellettuale, capacità di resistere alle lusinghe e alle minacce sono condizioni necessarie, ma non sufficienti.

E’ indispensabile sottoporre i nuovi media alle stesse regole a tutela del cittadino e del lettore cui i media tradizionali sono sottoposti. Non si può consentire che notizie false e diffamatorie vengano diffuse impunemente, non sono ammissibili in un sistema democratico piattaforme informative prive di soggetti che rispondano sul piano civile e penale dei contenuti. E questi soggetti, esattamente come accade in tutte le professioni, devono aver seguito un percorso formativo rigoroso e aver acquisito le competenze adeguate. La Carta di Assisi non è che una declinazione, nell’orizzonte dei principi fondamentali della Costituzione, delle basilari norme deontologiche. E’ un’articolazione della regola che impone ai giornalisti il dovere di restituire la verità sostanziale dei fatti. La salvaguardia dei suoi principi – così come quella dell’intero sistema deontologico – ha come presupposto il riconoscimento effettivo della professione giornalistica. E la sconfitta delle tesi che, in nome della “libertà”, mettono l’intero sistema informativo nelle mani del capitale e delle maggioranze di governo. Uno dei primi atti di Augusto Pinochet fu la chiusura, naturalmente in nome  della libertà, dell’università di giornalismo di Santiago del Cile.

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