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BCC di Terra d’Otranto: il “cerchio magico” della mafia attorno a PA, finanza, imprenditoria e coste del Salento

 

Un’inchiesta che mi è scoppiata tra le mani, partita come una notizia di provincia e diventata croce e delizia dei miei ultimi 4 anni e passa.
Croce perché mi è costata e mi costa minacce nelle forme più variegate – fuoco amico e isolamento, in primis -, delizia perché è uno tsunami che travolge e coinvolge imprenditoria, politica, finanza e mafia in un cerchio vorticoso, raccontando un altro volto del Salento, non proprio da cartolina.
Squarcia un velo su quel pericoloso mondo di mezzo che è cancro pieno di metastasi, e s’ha da raccontare se questo mestiere ancora esiste, se siamo artigiani dell’informazione e non impiegati del copincolla dietro una scrivania. Così si rinnova e si rinforza il patto di fiducia con i lettori, gli unici padroni di un giornalista, assieme alla verità.
Parte tutto da un credito cooperativo fio a qualche anno fa in vetta alle classifiche nazionali degli istituti minori più virtuosi. Elezioni del cda nel 2014: gestite in maniera familiare, clientelare e mafiosa. Le carte della Procura di Lecce parlano chiaro, il lavoro di Ros, Gico e Bankitalia pure.
C’è un sindaco, ritenuto dagli inquirenti deus ex machina di tutto l’ambaradan,raggiunto da avviso di conclusione delle indagini per il filone relativo a Estorsione aggravata da metodo mafioso, violenza privata, tentata concussione. Indossa ancora la fascia tricolore. Il 19 ottobre è prevista l’udienza preliminare che deciderà la sua sorte processuale accanto a quella di altre 9 persone (funzionari all’epoca in Bcc e nomi della Sacra Corona Unita, si sì, quella nota come quarta mafia).
Un altro troncone, quello sul riciclaggio,racconterà un’ulteriore pagina di questa brutta bruttissima storia.
Io sono stata querelata per diffamazione dall’attuale presidente di quella banca, i termini utilizzati nei miei pezzi avrebbero leso la nuova governance.
Il pm ha chiesto l’archiviazione della mia posizione, ma è seguita un’imputazione coatta. Sarò in tribunale il 24 ottobre.
Ho continuato a scrivere, però. Il modo migliore per uccidere un giornalista è togliergli la penna. La mia inchiesta dal 2014 ad oggi, ha viaggiato su sette testate, una valigia che si sposta con me, là dove viene ospitata. Da ultimo, Iltaccotitalia, liberainformazione e articolo21.
Leggetela, condividetela, fate in modo che si sappia cos’accade quaggiù. Il silenzio è quello che vogliono. E io non taccio.

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