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“Fenomenologia di Manuel Agnelli: social e narrazione mitica ai tempi di X-Factor” di Cristiana Boido (Dissensi, 2017)

 

Cristiana Boido studia per un intero anno i contenuti dei post delle community social che ruotano intorno alla figura di Manuel Agnelli e, soprattutto, alla sua partecipazione come giudice del programma televisivo X-Factor. Scopre, in questo modo, che i fan hanno, letteralmente, costruito «una mitologia dal basso», una specie di «religione condivisa». Manuel Agnelli è così diventato «un mito in senso classico, un meme». Perché?

Stando a quanto dice un suo fan, Agnelli «non ha avuto paura di spostarsi nel fango della tivù generalista ed è in grado di plasmare il fango in qualcosa che è destinato a durare nel tempo». Dunque i suoi tanti follower si aspettano molto da lui che avrebbe continuato a raccontare, per trent’anni, questa verità: «la differenza tra l’immagine del mondo trasmessa dai media e la realtà». Nulla da eccepire se non fosse che, come riporta la stessa Boido nel libro, il settanta per cento dei partecipanti non seguiva gli Afterhours (il gruppo di cui Agnelli è frontman, ndr) prima di X-Factor.

X-Factor ha sfruttato il potenziale fenomenologico di Agnelli oppure è accaduto il contrario?

Perché prima della partecipazione a una trasmissione della “tivù generalista” tutti questi follower non lo seguivano? Lo seguiranno anche poi? Continueranno a seguire X-Factor anche qualora lui non vi partecipasse più? Cosa si aspettano davvero i fan da lui?

Se davvero seguono e ammirano quanto Manuel Agnelli dice non avrebbero mai dovuto seguire un programma come X-Factor. E, per contro, Agnelli per essere coerente non avrebbe mai dovuto calarsi a fare, estremizzando, il gioco del nemico.

La Boido attribuisce al pubblico di X-Factor «lo scettro di ignorante ipermoderno». Uno spettatore non più passivo ma iperattivo, soprattutto sui social. Che commenta, dibatte, discute, critica e si scopre ogni giorno esperto in qualcosa: musica, cinema, danza, televisione, calcio, sport in generale, politica, geopolitica, insegnamento, medicina, fisica, astronomia, … senza però che a questo esteso spirito di critica vorace sia mai corrisposto un aumento delle visite «a teatro, a balletto, all’opera o abbia  incrementato il consumo di letteratura e saggistica».

Tutto ciò che il pubblico esprime sui social convinto di essere un esperto critico in materia viene letteralmente catturato dagli operatori del settore e sfruttato per confezionare pacchi, ovvero programmi, che piacciano a lui, in quanto pubblico e non critico ovviamente. Perché nell’attuale «sistema economico, votato al profitto» verità, giudizio, gusto, ma anche bene, male, bello, brutto, «devono rispondere a una domanda effettiva, al pari della merce», intesa in senso classico.

I produttori di X-Factor hanno, in buona sostanza, “venduto” un prodotto che aveva tutto il potenziale per diventare un fenomeno e il pubblico lo ha “comprato” in toto. Facendo in questo modo lievitare il consenso personale di Agnelli e, di rimando, quello della trasmissione televisiva.

Ciò vale un po’ per tutti i programmi televisivi ma per i talent in particolare in quanto i concorrenti di questi, per il pubblico «rappresentano la voglia di riscatto», potenziale ovviamente, che ognuno potrebbe avere, mentre i giudici sono «il braccio armato dei supereroi».

Agnelli deve aver sbaragliato tutti nel momento in cui, conquistata la «fama mediatica alla quale aspirava», inizia a fare esattamente quello che aveva detto, ovvero «usare il potere per fare altro». In linea con le proprie idee. Un atteggiamento più consono al classico detentore di potere sarebbe stato quello volto alla «conservazione del sistema esistente».

Fenomenologia di Manuel Agnelli: social e narrazione mitica ai tempi di X-Factor di Cristiana Boido, pubblicato in prima edizione da Dissensi a dicembre 2017, si rivela un libro interessante, uno studio approfondito sulla «mitopoiesi collettiva», ovvero la narrazione collettiva dal basso che permea ormai ogni comunicazione/relazione. Generata dall’aggregazione intorno a valori, eventi, personaggi e fenomeni “laterali”, offre la possibilità di «smontare sino agli elementi costituenti e di decifrare i percorsi di creazione di valori e, quindi, della creazione di miti come strumento di potere».

Ottima si presenta la struttura dell’indagine condotta dalla Boido, buona la qualità del narrato e notevole la bibliografia cui fa riferimento la stessa autrice. Una lettura non semplice ma di certo consigliata.

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