Sei qui:  / Articoli / Etiopia, rilasciato giornalista e attivista per i diritti umani

Etiopia, rilasciato giornalista e attivista per i diritti umani

 

Eskinder Nega, noto giornalista e prestigioso attivista per i diritti umani, è tra i 746 prigionieri rilasciati l’8 febbraio in Etiopia. Dell’elenco fa parte anche Andualem Aragie, che era stato condannato all’ergastolo per inesistenti reati di terrorismo.

Anche Nega era stato condannato per terrorismo: esattamente a 18 anni, nel 2011, per aver scritto articoli su “Satanaw“, il quotidiano da lui diretto, in cui – ispirato dalle “primavere arabe” di quell’anno – invocava la fine della tortura, il rispetto della libertà d’espressione e la nascita di un movimento popolare per la democrazia.

Dall’annuncio fatto il 3 gennaio dal presidente Hailemariam Desalegn circa il rilascio dei dirigenti dell’opposizione politica e di altre centinaia di detenuti, finora sono tornati in libertà oltre 1200 prigionieri.

Scrivere, fotografare, raccontare.
Ma anche denunciare le ingiustizie, spiegare la realtà da un’altra prospettiva, portare alla luce verità non dette.
Un lavoro affascinante, quello del giornalista, le cui uniche armi sono le immagini e le parole.
Eppure, in diversi paesi nel mondo, fare il giornalista può costare caro.
Ogni giorno siamo impegnati a difendere la libertà di espressione e di stampa.
Ogni volta che un giornalista è perseguitato siamo schierati al suo fianco per difenderlo e perché non sia messo a tacere.

È quanto accade in Turchia, in Egitto, in Etiopia, e in altri paesi in tutto il mondo dove fotografare le rivolte, scrivere di idee contrarie a quelle del governo, o raccontare semplicemente la realtà per come si sta svolgendo, può costare il carcere, la tortura e, in alcuni casi, la vita.

Ahmet Altan, Eskinder Nega, Ahmet Şık, Shawkan sono solo alcuni dei giornalisti liberi e coraggiosi che hanno sacrificato la loro libertà perché non hanno voluto tacere, hanno continuato a lottare per la verità e, per questo motivo, hanno anche rinunciato alla loro libertà.

Al fianco dei giornalisti che rischiano la loro vita

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE