Giornalismo sotto attacco in Italia

Cpr a Castel Volturno, ecco perché è un’idea assurda. E la Chiesa si mobilita

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“Diciamo con forza no alla realizzazione del Cpr a Castel Volturno e facciamo appello al Governo e alle istituzioni perché si apra un confronto con gli enti locali, le realtà del territorio e i cittadini e le cittadine per costruire, insieme alla società civile, soluzioni sostenibili, che tengano conto del territorio e del suo ambiente. Che sappiano tenere insieme diritti, inclusione, legalità”. Un appello accorato ma anche amaro quello delle Diocesi di Capua e Caserta contro l’annunciata decisione di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio  proprio  in uno dei luoghi simbolo del degrado per migliaia di immigrati. Castel Volturno non è un luogo qualsiasi del complicato lungomare del nord della Campania. E il documento è stato sottoscritto anche da Conferenza episcopale campana, Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Acli, Sant’Egidio, Forum del Terzo settore, Forum delle famiglie, Emergency, don Luigi Ciotti e Libera, Legambiente, e tante associazioni, docenti universitari, politici campani. La storia nasce a fine aprile, quando l’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni per un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio nel Parco umido La Piana nel Comune casertano. Il progetto prevede moduli radiali e un ballatoio perimetrale per la sorveglianza dall’alto. Per la prima volta sono introdotti i concetti di “confinamento” e di livelli di detenzione differenziati a seconda della “condizione di ostilità” dei trattenuti. Lo spazio interessato si estende per 63 ettari ed era stata consegnata nel 2017 al Reparto biodiversità di Caserta dal Demanio. Il centro conterà 120 posti e dovrà terminare entro 540 giorni dall’inizio dei lavori.


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