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Salviamo Noura Hussein, sposa bambina condannata a morte per essersi difesa dallo stupro

 

Noura Hussein aveva 13 anni quando i genitori decisero il suo destino, sarebbe andata in moglie a un cugino di secondo grado con il doppio della sua età.

Quando a 16 anni iniziarono i preparativi delle nozze, Noura fuggì dalla sua casa di famiglia, vicino a Khartoum, per rifugiarsi da una zia a Sennar, a circa 250 km dalla capitale. Visse lì per tre anni, determinata a finire la scuola, quando il padre la convinse che i piani del matrimonio erano stati cancellati e che lei fosse la benvenuta nella casa natale.

Al suo ritorno scopri’ che era stata ingannata e fu costretta a sposarsi, ma rifiutò di consumare il matrimonio. Dopo alcuni giorni, quando all’uomo fu chiaro che lei non avrebbe ceduto, con l’aiuto dei suoi familiari la violentò.

Quando il giorno dopo stava per ripetersi la stessa violenza la giovane impugnò un coltello e lo pugnalò. 

Noura oggi ha 18 anni e giovedì scorso un tribunale di Omdurman, città gemella della capitale Khartoum sull’altra sponda del Nilo, l’ha condannata a morte per aver ucciso il suo stupratore.

Il caso di Noura Hussein è solo una delle tante storie che vedono vittime bambine e adolescenti costrette a matrimoni forzati e a subire stupro coniugale in Sudan, dove l’età legale per sposarsi è di soli 10 anni.

La sentenza è stata emessa in un’aula gremita di parenti e amici  di colui che la giustizia sudanese considera la ‘vittima’, che hanno esultato all’annuncio della pena di morte per la giovane. Ma c’erano anche molti sostenitori della ragazza, che sul suo nucleo familiare non ha mai potuto contare.

La famiglia di suo marito ha rifiutato l’opzione di perdonarla e il risarcimento finanziario, ribadendo la richiesta che Noura sia giustiziata.

Il suo team legale ha 15 giorni per presentare un ricorso e se il verdetto non sarà ribaltato sarà impiccata.

Il suo avvocato, Adil Mohamed Al-Imam, che segue la 18enne a titolo gratuito insieme ai colleghi Elfatih e Ishag ha affermato che Noura “è stata abbandonata non solo dalla legge, ma anche dalla sua famiglia”.

La vicenda ha avuto grande risalto a livello internazionale, soprattutto negli ultimi giorni, grazie a una campagna sui social media e in particolare su Twitter con gli hashtag #JusticeforNoura e #SaveNoura. In Italia l’associazione Italians for Darfur ha lanciato una petizione su Change.org.

La storia di Noura rispecchia tutto il dramma che vivono le spose bambine.

Quando Noura ha rifiutato di consumare il matrimonio i parenti dell’uomo, che erano con lui come testimoni che con l’atto sessuale fossero marito e moglie anche di fatto, l’hanno trattenuta mentre lui la stuprava. 

“Suo fratello e due cugini hanno cercato di convincerla prima con le parole ma quando ha continuato a rifiutarsi, l’hanno schiaffeggiata e portata con la forza nella camera da letto: uno le teneva per il petto e la testa, gli altri per le gambe” ha raccontato Al-Imam aggiungendo che “quando il giorno dopo suo marito ha cercato di violentarla di nuovo questa volta si è difesa. Quando è andata dai suoi genitori per chiedere aiuto, l’hanno consegnata alla polizia”.

Il caso di Noura è destinato a fare scalpore, questa giovanissima sudanese ha sfidato le ‘tradizioni’ del suo Paese dove stuprare la moglie è legale.

“Ci sono molte Noura in Sudan – sottolinea Mohaned Mustafa Alnour, avvocato che difese Meriam Ibrahim, la donna condannata per apostasia incinta all’8 mese, raggiunto telefonicamente – Il problema è che la legge non riconosce il crimine di violenza sessuale se perpetrata dal marito”.

Lo stupro coniugale viene praticato spesso in Sudan ma la gente non ne parla, è un tabù.

Nahid Gabralla, direttrice di SEEMA, un’organizzazione non governativa che sostiene le vittime di violenza di genere nella capitale, Khartoum, ha lancisto dal primo momento una campagna a sostegn per Noura Hussein.

“Nel mio lavoro ho visto altri casi come questo: la sofferenza delle donne sudanesi e continua” – ha aggiunto Gabralla – Il caso di Noura è diverso: lei ha voluto difendere i suoi diritti. E per questo non può essere condannata”.

Salvare Noura Hussein non sarà facile ma è possibile. 

Firmare la petizione che chiede la sua immediata liberazione e la grazia del presidente Omar Hassan al Bashir è un primo passo per ottenere giustizia e libertà per Noura e aiutare tutte le altre spose bambine di cui non conosceremo mai le storie. 

www.change.org/p/presidente-del-sudan-omar-al-bashir-salviamo-noura-hussein-sposa-bambina-condannata-a-morte https://twitter.com/messages/media/994707464242323461

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