Sei qui:  / Articoli / “Vi racconto Francesco, un ribelle e un comunicatore dal messaggio lungimirante”. Intervista a padre Enzo Fortunato

“Vi racconto Francesco, un ribelle e un comunicatore dal messaggio lungimirante”. Intervista a padre Enzo Fortunato

 

Nonostante siano trascorsi 800 anni il messaggio di Francesco di Assisi resta  dirompente e oggi ancor più di allora appare attuale. La sua lungimiranza, la sua accoglienza, il suo altruismo sono d’esempio ancora oggi, in una società sempre più indifferente verso gli ‘altri’, gli ´ultimi’.

Eppure Francesco e il suo esempio affascinano, in modo trasversale, tanti giovani e meno giovani, credenti e non.

Il libro di padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro  Convento di Assisi, “Franceso il ribelle”, edito da Mondadori, ci racconta come Francesco sia stato un antesignano della comunicazione globale. Come affermava Tommaso da Celano “non era un uomo che comunicava, ma un uomo fatto comunicazione”.

Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come nasce il suo libro “Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia”?

Nasce dopo anni di lavoro, animati dal desiderio di vivere e comunicare, pur attraverso la povertà delle nostre vite, il DNA del carisma di San francesco, stimolato dall’avvento di papa Francesco, che sta interrogando, con l’autorevolezza della sua vita, la società, la stessa Chiesa, l’uomo di ogni fede e di ogni credo.

Dalla lettura emerge con chiarezza che non si tratti solo di una biografia del Santo di Assisi ma di un’opera che porta un messaggio. Ce lo racconta?

ho cercato di raccontare, e il verbo che ha usato lei nella domanda è proprio quello che anima l’intera trama, perché sono convinto che, in un’epoca di populismi e fondamentalismi, la strada che tutti siamo chiamati a percorrere per non rimanere imprigionati tra le catene del proprio io sia la strada del raccontarsi e del raccontare.

Faccio un esempio che mi è rimasto sempre impresso e che propose Eugenio Scalfari in una conversazione con il cardinal Martini qui in Assisi. Il grande giornalista disse: “Mettete insieme due fondamentalisti, si scontreranno. Se invece li invitate a raccontare le loro storie, probabilmente troveranno dei punti di convergenza su cui lavorare insieme. Ecco, raccontare Francesco significa far emergere la bellezza e la possibilità che possono schiudere davanti a noi un cammino di condivisione, compassione e comprensione reciproca.

San Francesco è molto di più della figura di grande uomo di Fede che comunemente si racconta. Perché ancora oggi la sua vita e le sue azioni affascinano una platea molto più ampia di quella cristiana?
Che uomo sarebbe Francesco nel mondo moderno?

Dobbiamo ricordare che quando, alla fine del ‘400, viene stampata ‘La vita di san Francesco d’Assisi’ di san Bonaventura da Bagnoregio, l’immagine del santo è presentata in maniera normalizzata e rassicurante. In modo, cioè, molto poco attento al dato biografico e storico. Dopo l’invenzione della stampa, la riproduzione seriale di questi grandi lavori ha creato una distorsione storiografica. Oggi, 800 anni dopo la nascita di Francesco, c’è una rifioritura nell’analisi delle fonti. Per questo sono stato spinto a fare emergere la robustezza di quest’uomo: non il santo ingenuo e semplice che parla con gli uccelli, il santo irraggiungibile con l’aureola, ma una possibilità da percorrere sulla strada dell’inclusione, così minacciata, oggi, da società che tendono ad alzare muri, reticolati e barriere di filo spinato.

A due passi dalla Basilica, nella sala stampa, ha visto la luce lo scorso anno il Manifesto di Assisi, una carta deontologica per i media proposta da Articolo 21. C’e una sorta di continuità con il linguaggio di Francesco?

Certo. Nel testo evidenzio come la prima rivoluzione culturale sia quella del linguaggio. L’Assisiate lascia, o meglio, abbandona il latino, il linguaggio forbito, incomprensibile ai più, e adopera, valorizzandolo, il volgare. Tant’è che il Cantico delle Creature, da lui composto al termine della sua vita, è chiamato Codice 338, ed è custodito nell’archivio del Sacro Convento. Questo documento è DNA ed espressione di quella lingua che unificherà il popolo italico, ma soprattutto diventerà ponte tra Vangelo e cuore dell’uomo. E’ una comunicazione che punta non solo alla cronaca, ma anche alla trasformazione del cuore.

Il suo libro ci mostra tutta l’attualità del pensiero e dell’azione di Francesco, crede di essere riuscito a far passare, come scrive nella prefazione il cardinale Parolin, “il segreto di Francesco”?

Non so se ci sono riuscito, posso dirvi però che ci ho provato. Lascio ai lettori la possibilità di fare le proprie valutazioni, se lo vorranno. Una cosa però mi preme sottolineare: che la più grande rivoluzione e i più grandi cambiamenti nel nostro Paese non partono dall’alto, ma dal basso. E ancora: non partono dagli altri, ma da se stessi.

Quanto c’e di Francesco d’Assisi in Papa Bergoglio che salendo al soglio pontificio ha voluto assumere il suo nome?

Non dimentichiamo che papa Bergoglio è un gesuita, con una preparazione robusta a livello psicologico e teologico e che è stato docente e pastore in Argentina. Se dovessi rispondere sulle similitudine, sempre inappropriate ed azzardate, provo a dire che il testo che ho consegnato termina con questa affermazione: ” i luoghi solenni delle chiese e cattedrali diventano le piazze e i vicoli dei nascenti comuni italiani; i gesti altisonanti delle anticamere curiali, lo sfarzo liturgico e la belligeranza delle crociate lasciano posto al fratello, alla semplicità della vita e alla riconciliazione dei cuori. Non è forse lo stile del frate di Assisi che sta vivendo e proponendo papa Francesco? Certo, le responsabilità e le funzioni sono diverse. Il primo è un membro della Chiesa e il secondo è un pastore, ma l’obiettivo è simile: seguire e vivere le orme del Vangelo”. Ma non voglio svelare oltre, lasciamo l’ultima parola ai lettori che si confronteranno con “Francesco il Ribelle”.

Sarà il salone papale del Sacro Convento di Assisi sabato 10 marzo, alle 17, ad ospitare la presentazione del libro che sarà poi ripetuta a Roma il 13 marzo, sempre alle 17, nella sala Perin Del Vaga, all’Istituto don Luigi Sturzo in via delle Coppelle 35. 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE