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India, uccisi tre giornalisti in 24 ore. In 10 anni nessun caso di omicidio risolto

 

Tre giornalisti uccisi in India in meno di 24 ore: nel paese da mesi è in corso tra Delhi e Mumbai una vera e propria caccia agli operatori dei media.

Gli omicidi di Sandeep Sharma nello Stato del Madhya Pradesh e di Navin Nischal e Vijay Singh nello Stato di Bihar, sono solo gli ultimi di una lunga serie di uccisioni che pongono in evidenza un dato inconfutabile: l’India è tra i paesi più pericolosi al mondo per il mestiere di reporter.

Nishchal e Singh, i primi ad essere assassinati domenica scorsa, sono stati investiti da un veicolo guidato da Mohammad Harsu, ex capo del villaggio dove si erano recati per partecipare a un festival indù. Terminati gli interventi hanno avuto una discussione con Harsu il quale faceva pressione su di loro affinché scrivessero a suo favore sugli organi di stampa locali.

Il giorno dopo è toccato a Sandeep Sharma, 36 anni, che aveva recentemente condotto un‘inchiesta sotto copertura. Sharma aveva annunciato di aver raccolto prove video della corruzione di un alto funzionario di polizia, immortalato mentre incassava una tangente di 25.000 rupie (272 sterline). Prima di essere ucciso il giornalista era stato più volte minacciato, ha raccontato il collega Rizwan Ahmad Siddiqui, caporedattore di News World, il canale televisivo locale per il  quale Sharma lavorava.

Secondo Siddiqui, gli era stata negata la protezione dagli inquirenti a cui si era rivolto per denunciare quanto stesse avvenendo. Gli stessi che gli avevano chiesto di consegnare la telecamera che aveva usato per realizzare l’inchiesta. Dopo  l’acquisizione della registrazione originale, che non è mai stata restituita al legittimo proprietario, deve essere partito l’ordine per mettere a tacere il reporter. Sharma è stato ucciso poche ore dopo.

La sua motocicletta è stata deliberatamente investita da un camion, come dimostra un video delle videocamere di servizio che hanno immortalato il mezzo che accelerava su una strada nel distretto di Bhind, a circa 300 miglia dalla capitale dello stato, Bhopal, e prendeva in pieno il centauro per poi proseguire la sua corsa.

News World ha mandato in onda alcuni frammenti del filmato della morte di Sharma e ha reso omaggio al giornalista rilanciando i suoi servizi. Tutta la redazione ha, inoltre, sottoscritto  un appello per chiedere che si indaghi sulle conclusioni dell’inchiesta di Sharma sull’estrazione illegale di sabbia, elemento chiave nel settore delle costruzioni. Con  l’India che urbanizza rapidamente, la forte richiesta di questo materiale ha favorito il dilagare della corruzione.

La quantità di sabbia utilizzata nell’edilizia dal 2000 a oggi è triplicata. Da alcune stime è emerso che le forniture nelle principali città siano in procinto di esaurirsi dunque gli interessi di costruttori e imprenditori crescono e con essi i conflitti per aggiudicarsi eventuali giacimenti dell’ormai prezioso materiale edile.

Il modo scioccante in cui è stato assassinato il reporter di News World è un terribile avvertimento per tutti coloro che indagano sul fenomeno della ‘mafia’ delle miniere di sabbia

I giornalisti che finora hanno tentato di portare alla luce questo malaffare sono stati minacciati e quando non si sono lasciati intimidire, come nel caso di Sharma, uccisi.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha rilevato in un rapporto dello scorso anno che 27 giornalisti sono stati vittime di omicidi rimasti nella completa impunità negli ultimi 20 anni. Su altre 25 uccisioni le autorità stanno ancora indagando per accertare un legame tra la morte dei cronisti e il loro lavoro.

E non è tutto. Almeno altri sei operatori dell’informazione sono stati uccisi nel periodo successivo alla pubblicazione del rapporto ai quali si aggiungono i tre di questa settimana. E il timore delle associazioni di categoria è che non sia ancora finita anche per il complice silenzio delle istituzioni e delle autorità indiane.

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