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Giudizio universale, Live show. A Roma l’arteinment di Marco Balich, un po’ circo un po’ noia

 

Non ho ancora letto recensioni vere al Giudizio Universale live show, spettacolone appena varato all’Auditorium della Conciliazione di Roma e destinato a durare nel tempo.

Il prodotto è figlio della crème business-intrattenimento-cultura del nostro paese.  Prodotto dal Artainment Worldwide Show di Marco Balich (Emmy Award per alcune cerimonie di apertura e chiusura dei giochi olimpici e mente dell’Albero della Vita e del Padiglione Italia all’Expo 2015), costruito finanziariamente dall’imprenditrice Diana Bracco (la Signora dell’Expo ha raccolto tutti soldi privati), accompagnato dal beneplacito attivo dei musei Vaticani, raccontato dalla bella voce di Pierfrancesco Favino, cantato dall’immenso Sting, supervisionato nella realizzazione teatrale dal grande Gabriele Vacis, questo Giudizio Universale era pronto per “spaccare”. O no?

No. No e no. Perché i carrozzoni dell’entertainment metropolitano sono sempre orridi! Guarda quella roba di Nerone che ha infestato il nostro Palatino, guarda quella specie di viaggio nel tempo del Time Elevator, guarda quella mezza pagliacciata di Cinecittà World. Non si capisce come sia possibile che tanti soldi e tanti ingegni riescano a fare tali miserie. Non si capisce perché il “business entertainment” come lo chiamano loro, debba sempre essere abbinato a una precisa rozzezza artistica e culturale. Unica benedetta eccezione, il magnifico Viaggio nei Fori accompagnati da Piero Angela.

Fa male dirlo, ma questo Giudizio Universale non fa parte delle eccezioni. Al contrario, ha un sapore circense di non altissimo livello, tanto da suscitare persino una certa noia, nonostante i 60 minuti scarsi di spettacolo. Privo di un cuore vero, pulsante, di una autentica ispirazione, lo spettacolo consiste in proiezioni gigantesche degli affreschi del Michelangelo (che, tra l’altro, visti così da vicino suscitano anche una simpatica e “gaia” ilarità), qualche trucco scenografico da baraccone, raggi laser, ballerini volanti e musica a palla.

Bisogna dire che i bambini delle elementari alle anteprime dello spettacolo applaudivano entusiasti (ma davvero poi scappano a casa a studiare Michelangelo, come sostiene Balich che punta su un progetto didattico in larghissima scala, sostenuto da Mibact e Miur? Mah..). Bisogna anche dire che ci sono un paio di momenti di ballo e scenografici veramente ben fatti (il marmo iniziale e il balletto sulla realizzazione dell’Altare).

C’è poco da girarci intorno, a questo spettacolo mancano proprio la testa e il cuore. Non sappiamo se parte della responsabilità sia della giovane regista danese Lulu Helbek, all’apparenza molto impegnata a lavorare sui momenti singoli più che sull’insieme. Peccato, perché comunque con 9 milioni di euro di investimento qualcuno ce li poteva mettere, a lavoro, questi due organi fondamentali.

Che vi devo dire: se avete figli piccoli, portateli pure. Già dopo i 15 rischiate che vi guardino male. Voi genitori siete abituati a pazientare e a godere anche con poco. E allora, aspettate magari qualche promozione 3×2, una noiosa giornata di pioggia, e andate.

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