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Caraibi e America Latina: diretta sulla scena del crimine

 

La Giamaica inaugura l’anno nuovo con un bagno di sangue, dopo aver chiuso il 2017 segnando il suo record personale di morti violente. Segue a ruota il Brasile, dove le favelas sono un continuo bollettino di guerra, sotto il fuoco incrociato di polizia e gang che controllano il narcotraffico. Il brutale omicidio a Rio di Marielle Franco, attivista e consigliera municipale focalizzata da anni sulla denuncia di abusi della BOPE (i reparti speciali) rende ancora piú evidente che la società civile americana è schiacciata tra l’incudine della criminalità e il martello di una polizia che ha ormai perso il controllo di se stessa e delle comunità che dovrebbe servire e proteggere. Su cui invece infierisce.

Quasi 10.000 le vittime di omicidi in Giamaica, tra il 2010 e il 2017. L’anno passato, 1617 casi. Effetto non solo di rapine e guerre tra bande, ma piuttosto di una furia cieca che uccide sovente per futili motivi. Difatti, negli ultimi due anni, furti, rapine a mano armata e stupri hanno avuto un tracollo del 20% circa, passando da 215 per 100.000 abitanti ai 173. Le guerre tra gang cine-brivido sono ormai acqua passata, dopo le pulizie etniche che One Order e Klansman si sono spartite per decenni, contendendosi il monopolio dell’estorsione a Spanish Town, Spain per i locali. In seguito all’arresto dei membri storici, oggi le bande classiche si ritrovano frantumate e senza un leader fisso.

Perfino Dudus Coke è storia vecchia; era il mitico boss della cocaina, leader della gang Shower Posse che imperava a Tivoli Gardens, rasa al suolo dai mortai dell’esercito durante la rivolta del suo feudo per proteggerlo. Ora è chiuso a doppia mandata nelle galere statunitensi. Le prime tre settimane di gennaio 2018, 135 persone han perso la vita, molte per causa di litigi su piccole somme o altre banalità. Secondo statistiche compilate dal quotidiano Observer, Montego Bay, dove atterrano circa due milioni d turisti l’anno, è diventata la città più violenta non solo dell’isola, ma del pianeta intero.

I numeri riportano 255 omicidi su una popolazione di 111.000. Supera Caracas, ferma a una media pro-capite di 170/100.000, e San Pedro Sula in Honduras, che chiude il podio a 120. Un oro di cui la Giamaica avrebbe fatto volentieri a meno. Il governo ha dichiarato a fine 2017 lo stato d’emergenza nella provincia di St James, di cui Montego Bay è la capitale. L’Ambasciata americana ha messo online un avviso che contiene una serie di misure precauzionali per cittadini statunitensi in partenza, destino Caraibi.

Morire senza un perché

E la polizia che fa? A livello ferocia anche troppo. Dal 2000 al 2014 sono stati uccisi dalle forze speciali 3018 giamaicani, cifre stilate da Indecom, la Commissione indipendente d’inchiesta sui police killings, impiantata in Giamaica a fine 2010 dopo il massacro di Tivoli. Solo tra 2010 e 2013 furono quasi mille, il picco più alto mai toccato: 302 vittime nel 2010, 220 nel 2012 e 258 nel 2013. Stime per difetto, considerando che Indecom non c’era prima a monitorare la casistica. Oltre un terzo dei caduti risultò estraneo ai fatti, coinvolto per scambi di persona, oppure collaterale durante conflitti a fuoco. A tal riguardo, JCF (Jamaica Constabulary Force) non si è fatta mancare niente: scolarette di 12 e 13 anni (Nicketa Cameron e Vanessa Kirkland) anziani di 75 e 80 anni, madri sulla via di casa dopo il lavoro.

I nomi riportati si riferiscono alle vittime dei rastrellamenti di Marzo 2012 nei ghetti di Denham Town e Cassava Piece, 35 in totale, superati dai 40 di ottobre 2013. Tanta fu la gente ammazzata per reati veniali, come Kay-Ann Lamond, incinta al 7° mese, freddata al parcheggio bus per aver risposto male a un poliziotto; due con un proiettile solo, se si considera il nascituro.

L’omicidio di Quincy Frater, ucciso a fine gennaio da un agente delle Forze Speciali a Ocho Rios, è un campione eloquente di tale scenario. Incensurato, lavorava come guardia giurata in una struttura turistica. Secondo la versione della polizia, durante un’operazione di pattuglia, avrebbe estratto un revolver rimanendo ucciso nella reazione. Versione smentita da vicinato e familiari: la pistola sarebbe stata “piazzata” dalla stessa pattuglia a casa dell’uomo. Parlando con l’ufficiale Indecom presente sul posto, costui ammette la possibilità di una manipolazione da parte della polizia, che ha occupato indisturbata la scena del crimine per 6 ore. Secondo la compagna di Quincy, unico testimone oculare presente, gli agenti bussarono alle 5 del mattino, irrompendo dal retro senza un mandato, e brandendo in faccia al suo uomo l’arma d’ordinanza.

Quincy protestò: “Metti via la pistola, perché me la punti addosso?” Uno dei poliziotti sparò quasi a bruciapelo, centrando il bersaglio all’altezza della milza. L’uomo cadde, subendo altri due colpi una volta a terra. La polizia impedì alla famiglia di chiamare un’ambulanza, iniziando una perquisizione infruttuosa. Alla fine, caricò il corpo sulla jeep, arrivando all’ospedale verso le 6 del mattino, dove il medico di guardia constatò la morte sopravvenuta nel tragitto. La donna insiste: Quincy era disarmato. I familiari accorsi dopo gli spari dichiarano di aver seguito la jeep durante il viaggio, lasciando solo in casa uno dei poliziotti. Fotografando gli ambienti, rileviamo lo splatter di sangue ben evidente sulla soglia in basso, accentuato dalla caduta del corpo.

Giustizieri delusi

Il sangue è stato lavato il giorno successivo. Secondo Indecom, un’iniziativa della famiglia. Dichiarazione fermamente smentita da Arlene Harrison Henry, Public Defender, la massima autorità che i cittadini possono invocare in caso di abusi giudiziari. L’avvocato di Stato dopo essersi recata sul luogo del delitto, ha ricevuto dai familiari la conferma che fu proprio Indecom a far pulire gli ambienti. Durante un colloquio nel quartier generale della commissione a Kingston, gli investigatori confermano che la pistola rinvenuta è tuttora nel lab della Scientifica; non l’hanno ancora potuta esaminare. Il poliziotto ha riavuto l’arma che ha ucciso Quincy il giorno successivo. Nessun press release rilasciato dopo oltre un mese. Prima la procedura era differente: armi e passaporti confiscati agli agenti sotto inchiesta e gli elementi probatori ritrovati sulla scena del delitto, condivisi tra scientifica e commissione. L’ondata giustizialista che opinione pubblica e media hanno scatenato dopo il record di omicidi dello scorso anno, ha depotenziato Indecom. Complice l’attuale governo JLP che non ha mai accettato la Commissione, voluta dopo i fatti di Tivoli dal partito rivale PNP, allora in carica.

La minaccia che la poltrona di capo della polizia potesse andare al loro idolo, Reneto Adams, leader delle squadre delle morte che uccisero a freddo 34 persone nel 2001, è caduta ieri, dopo l’annuncio che il generale Anthony Anderson, ex capo di Stato Maggiore della Difesa, sarà designato al suo posto.Si spera che, provenendo dall’esercito, egli possa metter fine alle tare secolari della polizia locale: alto tasso di corruzione, scarsa professionalità e mancanza di una tecnologia adeguata sulla scena del crimine. In Giamaica, si continua a guardare il dito, invece della luna: sono queste le cause principali della recrudescenza degli omicidi, oltre alla frammentazione delle gang, e l’irascibilità della gente. Ignorare abusi e crimini giudiziari, serve solo a gettare benzina sul fuoco di una tensione che nelle comunità più disagiate è già insostenibile..

Articolo similare è stato pubblicato su il manifesto l’11 marzo 2018.
© Flavio Bacchetta foto di apertura

Rapporto Indecom

Mr Terrence Williams, capo della Commissione Indipendente d’inchiesta, durante la conferenza stampa del 13 marzo 2018, ha dichiarato quanto segue:

  1. Il numero degli omicidi extra-giudiziari in Giamaica, che aveva subito un calo del 50% nel 2015 e 2016, è tornato sui livelli degli anni di piombo polizieschi successivi alla rivolta di Tivoli Gardens: 254 nel 2017.

Il 2017 si piazza terzo in graduatoria, dopo i 302 del 2010 e i 258 del 2013.

  1. Mr Williams ha anche puntualizzato che la brutalità giudiziaria non costituisce un deterrente per il crimine, considerando che il 2017 è stato anche l’anno di fuoco degli omicidi in generale, con 1617 vittime.
  2. Comparando la piccola isola al Sud-Africa, che registra una media di 364 police killings annui su una popolazione di 55 milioni, la media pro-capite giamaicana è impressionante: 250 omicidi su meno di tre milioni di abitanti.
  3. Ciò che contraddistingue la condotta delle Forze Speciali JCF è la procedura abituale di giustiziare i sospetti sul posto: Indecom ha dichiarato che solo il 17% delle armi ritrovate dalla polizia, dopo un presunto scontro a fuoco con malviventi, appartiene effettivamente alle vittime.
  4. Il punto focale della nuova escalation dei crimini extra-giudiziari, è il rifiuto da parte degli agenti di indossare le Body Worn Cameras, microcamere che dovrebbero essere in dotazione delle forze dell’ordine durante operazioni speciali. Codeste consentirebbero di registrare video durante le sparatorie o presunte tali, accertando così fin dall’inizio delle indagini l’effettiva dinamica degli incidenti. Una cospicua quantità di BWC fu consegnata alla polizia giamaicana nel 2016, ma è rimasta finora inutilizzata.

Su trenta operazioni delle Forze Speciali nel 2017, che han causato la morte di 41 persone, le pattuglie non hanno mai sfruttato la nuova tecnologia a   disposizione. Lo stesso avviene in Brasile, dove la BOPE, unità speciale d’intervento, pur dotata di armamenti ultra moderni, rifiuta le microcamere.

Il rapporto Indecom è terminato con la raccomandazione che PSC (Police Service Commission) l’organo di vigilanza della polizia, si adoperi in misura maggiore nel controllo del comportamento dei suoi subordinati, e punisca in maniera esemplare i continui ritardi da parte di JCF (Jamaica Constabulary Force) riguardo fase di passaggio alla Commissione dei reperti e dei rapporti che concernono gli incidenti extra-giudiziari. Ad esempio, nel caso dell’omicidio di Quincy Frater, la security uccisa a Ocho Rios nella sua stessa casa, il revolver che la polizia sostiene aver ritrovato accanto al cadavere dell’uomo (asserzione smentita dai familiari e dal testimone oculare) è pervenuto a Indecom solo dopo un mese dal suo presunto ritrovamento. In casi del genere, secondo la dichiarazione anonima di uno degli investigatori presenti sulla scena crimine, è arduo determinare la verità dei fatti, tenendo conto della possibile manipolazione del reperto in un periodo così lungo, e il conseguente inquinamento delle prove.

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Assassini per bene

Come ampiamente descritto nell’articolo originale, in Giamaica gli autori degli omicidi non sono solo delinquenti di mestiere e poliziotti che si comportano da vigilantes: difatti, almeno un terzo dei decessi è da attribuire a litigi, vendette familiari e scatti d’ira.La proliferazione del porto d’armi tra i cosiddetti business men, ha causato numerosi incidenti letali, per via dei frequenti abusi perpetrati dagli intestatari della licenza.

Teoricamente, la procedura per ottenerlo è irta di paletti, tra i quali indagini preliminari e controlli sullo stato di salute mentale del richiedente. In pratica però, con le conoscenze giuste oliate a dovere, l’accettazione della richiesta è poco più di una formalità.

Ha fatto scalpore il caso dell’omicida seriale Michael McLeans, facoltoso e noto uomo d’affari, che ha massacrato uno dopo l’altro la sua convivente, il figlio di costei e la nipote con tre figli piccoli, rispettivamente di tre, sei e nove anni. Un raptus irrefrenabile, durante il quale non ha neanche utilizzato la pistola, considerando che tutte e sei le vittime sono state sgozzate. Il processo ha emesso una sentenza di colpevolezza solo 12 anni dopo i fatti. Il caso McLeans è simile alla vicenda che ha visto come protagonista OJ Simpson in America: processato per aver ucciso la moglie e l’amico, accusa supportata da vari indizi, se l’è cavata egregiamente, per poi venire condannato a 33 anni per rapina a mano armata, di cui ne ha scontati solo nove. Un altro personaggio troppo ricco e famoso, che ha evitato di pagare le proprie colpe nei termini che sarebbero stati più consoni alla gravità dei crimini commessi.

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Ultim’ora: Marielle Franco, attivista brasiliana che si batteva contro il genocidio dei neri e le esecuzioni della Policia Militar, assassinata a Rio.

Marielle è stata anche consigliera comunale, eletta nel 2016 con 46.000 preferenze.

L’intervento militare decretato dal presidente pro tempore Temer per reprimere il narcotraffico nelle favelas, sta assumendo in questi giorni connotati di violenza gratuita che coinvolge, così come in Giamaica, persone innocenti. Acari’ in particolare è chiusa nella morsa delle guerre tra gang e della repressione indiscriminata della BOPE, i reparti speciali della polizia militare.

L’attivista, prima di morire, ha denunciato un episodio simbolico accaduto nella favela di Jacarezinho: un giovane nero, Matheus Melo, ucciso senza motivo sui gradini della chiesa da dove stava uscendo dopo la funzione. Sono circa 1.500.000 le persone sotto il fuoco incrociato di bande e reparti speciali. Circa il 77% delle vittime è di colore. I massacri si estendono lungo tutta la Nazione.

Proprio in questi giorni, sarà inaugurata una lapide in memoria della carneficina di Osasco, nello stato di Sao Paulo, dove ad agosto 2015 ventuno persone furono giustiziate senza apparente motivo da vigilantes mascherati.  A febbraio dello stesso anno, i reparti speciali avevano già ucciso dodici ragazzi disarmati a Cabula, proprio alla vigilia del carnevale di Salvador. Per chiudere in bellezza un anno di lutti, sempre a Rio cinque giovani, tra cui due minorenni, furono vittime di esecuzioni sommarie durante una festa. A Fortaleza mecca del turismo sessuale, pochi giorni dopo, undici ragazzi incensurati dai 16 ai 18 anni, fatti stendere al suolo e giustiziati. Alcuni membri della BOPE furono arrestati per queste stragi: tutti assolti prima di un processo. Secondo Amnesty International, il 96% incremento omicidi dal 2010 a oggi, coincide con 80% di aumento delle esecuzioni extra-giudiziarie.

Amnesty ha condotto il 13 marzo una conferenza a Kingston in Giamaica, dove hanno parlato le rappresentanti delle famiglie coinvolte in entrambi i Paesi.

© Foto dell’autore

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