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Latina. L’aggressione al giovane migrante bengalese è solo la punta di un iceberg

 

A tarda sera di giovedì 15 gennaio comincia un difficile comitato per l’ordine pubblico in Prefettura a Latina, dopo una giornata passata a cercare di ricostruire con esattezza cosa è successo alla fermata del bus di Borgo Santa Maria, periferia rurale di Latina dove si trova anche uno dei centri di assistenza per richiedenti asilo. Uno degli ospiti, un ragazzo del Bangladesh, è stato fermato da tre giovani che si sono spacciati per poliziotti, gli hanno chiesto i documenti e lo hanno prima rapinato del portafogli e del cellulare, poi lo hanno picchiato selvaggiamente fino a farlo svenire. Erano le 13 di  martedì, pieno giorno ma in una strada deserta. Tutto ciò che è seguito è una catena di errori e ritardi, probabilmente di sottovalutazione di quello che invece da 24 ore è un problema razziale che ruota attorno ai Cas. La vittima del pestaggio è svenuto per le botte , nessuno lo ha soccorso, gli aggressori sono fuggiti a bordo di una macchina che pare sia stata ripresa dalle videocamere di un esercizio commerciale del posto. Il ragazzo picchiato, quando si è ripreso, ha fatto ritorno da solo presso il Cas gestito dalla coop Astrolabio e lì ha raccontato l’accaduto, gli operatori lo hanno accompagnato in ospedale dove è stato curato e dimesso. E soltanto dopo il ritorno al centro di accoglienza, la responsabile della coop ha avvertito la polizia, ossia la  mattina di mercoledì. A quel punto sono cominciate le indagini ed è scattato il primo vero allarme razzismo in provincia di Latina. La situazione era già complicata però.

La  notte tra l’otto e il nove febbraio ignoti hanno cosparso con liquido infiammabile il portone del centro di accoglienza gestito dalla coop Quadrifoglio a Sermoneta; il principio d’incendio è stato spento dagli stessi ospiti e anche lì si cerca di risalire agli autori tramite immagini di telecamere di sicurezza di esercizi privati del posto. Il clima di tensione è visibilmente cresciuto negli ultimi mesi in provincia, peraltro accompagnato da proteste di ospiti di alcune strutture di accoglienza in cui si sono verificate gravi anomalie. I richiedenti asilo sono più  volte scesi in strada per protestare e questa reazione è stata accolta con una coda di commenti razzisti e addirittura con prese di posizione politiche di chiara matrice discriminatoria. La realtà denunciata dagli ospiti di alcuni Cas invece era effettivamente molto dura e comunque fuori dai parametri dell’appalto del Ministero dell’Interno, almeno in un caso, quello del centro gestito dal consorzio Eriches, che faceva riferimento a Salvatore Buzzi e che da due anni è gestito da amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Roma.

Un gruppo di giovani richiedenti asilo ospitati nella struttura di Borgo Sabotino gestita da Eriches ha fatto lo sciopero della fame a causa della pessima qualità del cibo e delle condizioni  invivibili della struttura. E’ seguita un’ispezione dell’Ufficio immigrazione della Prefettura che ha sanzionato Eriches come da contratto e avviato immediatamente lo sgombero della sede. In pratica Eriches è fuori dal servizio a Latina e probabilmente si tratta del primo, drastico, provvedimento di questo tipo. Eppure anche quelle proteste legittime furono accompagnate da note politiche sul “costo dei migranti”, quando è stato evidente che si era di fronte ad una lacuna reale del gestore. Attualmente in provincia di Latina sono presenti 3600 profughi ospitati in 22 Comuni sui 33 totali.  E’ una realtà dalle diverse sfumature e ci sono buoni esempi di convivenza e integrazione. La situazione si è fatta particolarmente difficile a Latina città dove è in atto una durissima battaglia ideologica tra i partiti e i movimenti di estrema destra e l’amministrazione civica in carica. Lo scontro ideologico legato ai temi cari alla destra profonda è praticamente quotidiano e in buona parte ruota attorno alle politiche sull’immigrazione che, come si sa, sono solo in parte affidate ai Comuni poiché i Cas sono frutto di appalti delle Prefetture e vengono aggiudicati a privati. Una serie di ragioni convogliano su Latina, città storicamente di destra e a lungo amministrata  dal centrodestra, lo scontro su temi come questo. A ottobre scorso era stato organizzato da un esponente di Fratelli d’Italia un flash mob davanti ad un hotel che si presumeva stesse effettuando lavori per ospitare migranti, notizia smentita dallo stesso proprietario. E ciò nonostante il sit in si è tenuto. Vicenda su cui è in corso un’indagine per procurato allarme su denuncia dell’amministrazione comunale.

A novembre Casapound ha organizzato un corteo nel vecchio quartiere popolare Nicolosi, abitato in larga parte da stranieri, al grido di “Italia agli italiani”. La marcia della destra su Latina non conosce tregua per quello che simbolicamente la città ha rappresentato. Ieri l’ultima chicca di Marco Savastano, leader locale di Casapound, che ha contestato con toni durissimi la scelta del sindaco di intitolare una strada a Sandro Pertini.

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