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Domenico Modugno: non smetteremo mai di volare

 

Compie sessant’anni “Nel blu dipinto di blu”, ne avrebbe compiuti novanta il suo interprete più celebre e prestigioso e noi abbiamo la certezza che non smetteremo mai di volare. Anche se Modugno parlava, anzi cantava, all’Italia del boom e dell’entusiasmo, della speranza e della meraviglia, mentre oggi abbiamo davanti agli occhi unicamente sofferenza, abbandono e disincanto, le sue note riescono ancora nell’impresa di emozionarci. E se ciò accade, se questo miracolo si ripete ogni volta, se il musetto pulito o l’uomo in frac sortiscono ancora su di noi un effetto magico, è perché queste note intense, profonde e colme di significati, con il loro messaggio d’amore e di bellezza, hanno da tempo conquistato l’eternità.

Modugno, infatti, non si può spiegare a parole né lo si può derubricare ad un mero fenomeno di costume: egli appartiene alla storia d’Italia, ai nostri valori più belli, alle nostre sensazioni più dolci, al nostro passato, al nostro presente e al nostro futuro. Modugno piace a tutte le generazioni perché ciascuno di noi ne coglie l’autenticità del pensiero, la sincerità delle idee, la leggerezza delle canzoni nonché la lucidità d’analisi contenuta nei suoi testi, come se ogni sua nota fosse uno schiaffo al conformismo, un desiderio ardente di elevare l’animo umano, un viaggio, un volo per l’appunto verso l’infinito di orizzonti finora inesplorati.

Domenico Modugno affascina, commuove, stupisce, coinvolge, emoziona, esalta e infine ci riconduce alla nostra dimensione di esseri mortali, fallaci, fragili, spesso impossibilitati a comprendere il mistero della vita e ad afferrarne il senso.

Fu anche attore ed istrione, si lasciò guidare dal talento nella composizione dei testi dei vari Migliacci e Pazzaglia, fu l’icona di una stagione e si consegnò poi alla storia, diremmo quasi alla leggenda, non rimanendo prigioniero del proprio personaggio ma riuscendo anzi a rendersi universale, a superare le barriere del tempo, ad aggiornarsi e a vivere con serenità e passione le diverse stagioni della vita, fino a lasciarci senza fiato il giorno della sua morte, avvenuta il 6 agosto del ’94 a causa di un infarto.

Non ho dubbi sul fatto che fra trenta-quarant’anni Modugno sarà ancora amato, ascoltato e probabilmente anche capito, cosa rischiosa ma talvolta persino positiva per i geni. Perché la sua musica è universale, al pari del coraggio con cui seppe farla affermare nel contesto di una Nazione in quegli anni bisognosa di tornare a credere in se stessa. A volare, come detto, in un cielo ignoto, verso universi sconosciuti, in un mondo in cui dilagava la voglia di vivere e di lasciarsi definitivamente alle spalle la barbarie della guerra. E anche oggi che di sogni non ne abbiamo più, sopravvive in noi il ricordo di quel tempo lontano: sul filo della memoria, della nostalgia ma, soprattutto, della speranza che qualcosa ricominci.

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