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Yemen, 300 morti in 5 giorni mentre cresce l’emergenza sanitaria

 

Lo Yemen da cinque giorni, con l’intensificazione delle ultime 48 ore, è sotto un costante bombardamento saudita. A complicare ulteriormente la situazione nel Paese, se mai fosse possibile, l’uccisione dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh.
La Lega Araba ha manifestato da subito grande preoccupazione per l’attentato ma chiunque conosca il contesto yemenita comprende quanto questo episodio provochi l’implosione definitiva del paese mediorientale.
Nonostante Saleh fosse una figura controversa, per il suo percorso politico ondivago e con innumerevoli passaggi di campo, Riyadh era pronta a garantirgli l’esilio dopo la rottura definitiva con il movimento sciita filo-iraniano houthi, di cui è stato un interlocutore mai del tutto fidato.
Era dunque scontato che non gli sarebbe stato concesso di fuggire. L’assaltato al convoglio su cui viaggiava verso il confine insieme al nipote e ai suoi uomini più fidati, a una quarantina di chilometri da Sana’a, è stato possibile grazie a chi ha deciso di scaricarlo dopo averlo a lungo protetto.
L’ex presidente, considerato un traditore per avere rotto un’alleanza durata tre anni contro il governo locale sostenuto dalla coalizione militare araba guidata dai sauditi, nell’immaginario collettivo si era reso complice di un piano ordito contro il popolo dello Yemen.
A dimostrazione di quanto le sua dipartita fosse auspicata dalla maggior parte della popolazione della capitale, la folla di sostenitori degli insorti scesa in strada per festeggiare la sua uccisione nonostante i raid aerei.
Festeggiamenti relativi visto che Sana’a, sotto il controllo dei ribelli che hanno istituito posti di blocco in diverse strade della città, sta subendo le più violente incursioni aeree dall’inizio del conflitto.
Il bilancio delle vittime nei combattimenti dell’ultima settimana è di oltre 300 morti e 400 feriti, la maggior parte in modo grave.
Quella in corso da quasi tre anni in Yemen è una guerra feroce, peggiorata con l’intervento militare di Arabia Saudita, Emirati Arabi e altri paesi a maggioranza sunnita che stanno cercando di piegare la resistenza degli houti e ripristinare il governo del presidente Abd Rabbih Mansour Hadi.
Le cifre parlano di una crisi umanitaria devastante. Secondo le ultime stime Onu, dal marzo 2015 almeno 20mila persone hanno perso la vita e oltre quattro milioni sono state costrette a lasciare le proprie case.
Non si muore solo a causa dei bombardamenti o degli scontri tra fazioni opposte ma soprattutto per le emergenze sanitarie come il colera.
Da mesi l’Organizzazione mondiale della sanità cerca di portare assistenza alla popolazione stremata dislocando operatori medici per dare i servizi sanitari di base, ma più di 14,8 milioni di yemeniti ne sono ancora scoperti. Meno del 40% delle strutture di cura è ancora in funzione.
Secondo i dati dell’Oms, 280 centri sanitari sono stati distrutti o danneggiati durante il conflitto, 28 operatori sanitari sono stati uccisi e 31 feriti.
Ancora più allarmanti le stime dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite: 19 milioni di persone hanno bisogno di assistenza e protezione umanitaria, oltre 7 milioni hanno difficoltà ad avere cibo, e più di 8 milioni non hanno accesso a acqua pulita e servizi igienici. Quasi 3,5 milioni, di cui 2,1 milioni di bambini, sono gravemente malnutriti.
In Yemen si muore per cause evitabili: nel 50% dei casi per malattie infettive, problemi nutrizionali, perinatali e materni, e nel 39% dei casi per malattie croniche, come quelle renali, diabete, e ipertensione per la mancanza di accesso alle terapie. Da ottobre 2016 sono stati segnalati oltre 20mila casi di colera.
La situazione è talmente grave, la sicurezza degli operatori sanitari praticamente nulla, che Medici senza frontiere dopo l’attacco aereo sull’ospedale di Hajjah, nell’area nord-occidentale del Paese, che ha ucciso 13 persone e ne ha ferite almeno 19, ha deciso di sospendere le attività in sette strutture.
Come in Siria, anche quella in Yemen è una guerra che non mostra alcun rispetto per le strutture mediche e i bisognosi di cure.
Nonostante l’ok unanime alla risoluzione delle Nazioni Unite del 2016 che chiedeva di porre fine agli attacchi contro le strutture mediche e le dichiarazioni di alto livello perché fosse rispettato il Diritto Internazionale Umanitario, le parti coinvolte nel conflitto in Yemen hanno continuato a non rispettare il personale medico e i pazienti.
E la situazione non può che peggiorare. La portata dei raid aerei, a fronte delle nuove minacce dei miliziani filo-iraniani, che hanno annunciato di essere pronti a colpire i porti e gli aeroporti sauditi ed emiratini, è destinata ad aumentare con il fine di colpire e annientare definitivamente le forze ribelli. A dispetto dei civili che continuano a pagare il tributo più alto di questa sanguinosa guerra.

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