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Intercettazioni. Nel decreto mancano “pubblico interesse” e “rilevanza sociale”

 

“Pubblico interesse” e “rilevanza sociale”. Sono questi i due princìpi (fondamentali) che mancano nel decreto legislativo che riforma la disciplina delle intercettazioni. Bene ha fatto la Fnsi, insieme all’Ordine dei Giornalisti, a far presente quanto indispensabile sia inserire – almeno – questi due princìpi, queste due frasette, senza le quali, si rischia di instaurare un pericoloso vulnus sul diritto di cronaca e, soprattutto, sul diritto dei cittadini ad essere informati. Fu la Corte Europea dei diritti dell’uomo a stabilire come, a prescindere dalla rilevanza penale, “pubblico interesse” e “rilevanza sociale” siano fondamentali e da tutelare.

Un giornalista che ha una notizia (che, ovviamente, risponda ai criteri deontologici) ha l’obbligo, non la possibilità, di pubblicarla. Abbiamo più volte apprezzato quando il Governo, in questi anni, ha preso impegno seri e concreti sul tema delle cosiddette “querele temerarie” (e sul carcere per i giornalisti, ancora oggi presente nel nostro ordinamento).

Così ci domandiamo come mai, in questo scorcio di fine legislatura, si sia trovata la possibilità di normare la spinosa questione delle intercettazioni, ma non il tempo per contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, oggi più che mai strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Con l’auspicio che le diverse sensibilità possano trovare concretezza nelle (ancora possibili) modifiche la decreto, c’è da augurarci che in Italia, come altrove in Europa, si miri sempre più a tutelare e difendere il lavoro di tutte le giornaliste ed i giornalisti che, con il proprio impegno, rischiano in prima persona in nome dell’Articolo 21 della Costituzione.

In particolare in questi giorni, in cui tutti abbiamo ancora viva la sofferenza per quanto accaduto a Malta alla collega Daphne Caruana Galizia.

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