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Yuri Guaiana libero. Ma ora dovrà affrontare un processo

 

“Il problema è che la Russia è un regime autoritario, anche solo portare scatole contenenti delle firme comporta un fermo, comporta un processo e le accuse di manifestazione non autorizzata – anche se eravamo solo cinque persone – e resistenza a pubblico ufficiale, per quanto questo non sia avvenuto, come si vede nei video. Comporta che le persone Lgbt in Russia e in Cecenia non hanno la mia fortuna perché non possono tornare a casa”. Ha ancora qualche traccia di tensione nella voce, l’attivista di “Certi Diritti” Yuri Guaiana, quando arriva nella sede dei Radicali, a Milano, per la conferenza stampa. È atterrato ieri sera a Malpensa dopo essere stato arrestato a Mosca insieme a quattro colleghi russi perché volevano consegnare alla Procura Generale alcune scatole contenenti oltre 2 milioni di firme contro la persecuzione degli omosessuali in Cecenia. Qualche ora di fermo e poi è stato rilasciato anche grazie all’immediato intervento della Farnesina e del sottosegretario Della Vedova. “Ringrazio la stampa italiana e quella internazionale perché sono state fondamentali per proteggere tutti noi che eravamo detenuti – racconta – hanno permesso alle autorità italiane di fare al meglio il loro lavoro e di far sentire la polizia russa controllata”.

L’obiettivo della petizione è far aprire un’inchiesta sugli arresti, le torture e le uccisioni di omosessuali in Cecenia, continua a spiegare:“quello che sta avvenendo lì – dice – ha le dimensioni di un crimine contro l’umanità. Marco Pannella diceva che chi fa strage di diritto fa strage di popoli. La strage di popoli sta iniziando in Cecenia con una strategia mirata contro un gruppo umano per le caratteristiche di quel gruppo umano. Un Pogrom”.

Durante la conferenza stampa – accanto a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – chiede più impegno per far rispettare i diritti civili: “la Russia – continua Yuri Guaiana – ha firmato dei trattati internazionali per i diritti umani, la Russia è parte del Consiglio d’Europa, ma continua a fare carta straccia dei trattati che ha firmato, questo è inaccettabile. È fondamentale che la comunità internazionale lavori insieme alla società civile russa per salvare quei cittadini che hanno diritto di vivere liberi e in uno Stato di diritto”.

Ora Yuri Guaiana dovrà affrontare un processo durante il quale dovrà rispondere alle accuse di manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale. Chiede che si continui a tenere accesi i riflettori sulla situazione in Cecenia: “I giornalisti russi sono i veri eroi – dice – rischiano letteralmente la vita, come Anna Politkovskaja, o come Elena Milashina – la reporter che dopo aver reso pubblica su Novaya Gazeta la questione cecena – è dovuta scappare dal suo Paese”.

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