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“Si può dire tutto senza farsi male o essere censurati”. Dal 2 maggio al Festival dei Diritti Umani

 

La libertà d’espressione rischia di diventare una parola vuota. Possiamo sostenere che in Italia sia negata? No, ma andatelo a raccontare ai cronisti che indagano sulle mafie, ai giornalisti intimiditi con le querele dei potenti di turno, ai precari in redazione che non possono rifiutare un pezzo-marchetta. Possiamo dire che non c’è la libertà d’espressione in Turchia, in Cina, in Messico: chi può negarlo, con oltre cento giornalisti in galera, spariti nel nulla, ammazzati. Ma se proviamo ad alzare lo sguardo in Azerbaijan cosa sappiamo? Vogliamo partire da qui, dalle democrature geograficamente vicine a noi per la seconda edizione del Festival dei Diritti Umani (Triennale di Milano – 2/7 maggio). Vogliamo partire dalle redazioni chiuse, dai giornalisti minacciati, in un convegno che si terrà nella Giornata mondiale della Libertà di stampa sotto l’egida della Fnsi.

Ma vogliamo andare oltre. Per esempio al caso Rocchelli-Mironov: fotoreporter il primo, traduttore e attivista dei diritti umani il secondo. Uccisi insieme in Ucraina. Da chi non si sa. I genitori di Andy Rocchelli, sostenuti anche da Articolo 21, hanno voluto affidarci le sue foto e le sue ultime parole registrate per spronare la magistratura a fare di più per avere verità e giustizia. Ma al Festival dei Diritti Umani vogliamo anche parlare di hate speech e false notizie: perché i giornalisti devono smetterla di essere complici degli imprenditori politici della paura. Perché le fake news spesso sono l’anticamera del linguaggio d’odio. Ne parleremo perché c’è un progetto della Commissione Europeo, rappresentato per l’Italia da Radio Popolare, e che coinvolge le migliori scuole di giornalismo. Così come parleremo di cyberbullismo: studenti e professori ci hanno spiegato che il bullo abusa della libertà di esprimere il suo sberleffo e al bullizzato viene negato il diritto di esprimere se stesso. Ne vogliamo parlare prima che qualcuno ce lo impedisca o che proponga la soluzione più semplice: censurare. Questo forse è l’obiettivo più ambizioso della sei giorni del Festival dei Diritti Umani: sostenere che si può dire tutto senza farsi male o essere censurati.

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