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Una presidenza destabilizzante in un’America variegata e impaurita: il racconto in diretta di Tiziana Ferrario

 

Tiziana Ferrario è appena rientrata da New York dopo tre anni di corrispondenza per la Rai, e dopo uno straordinario percorso professionale nel servizio pubblico: prima conduttrice donna di un telegiornale, l’edizione del TG1 che veniva chiamata di “mezza sera” e poi alla conduzione dell’edizione delle 13,30 e delle 20, inviata di guerra durante i maggiori conflitti degli ultimi anni, fino alla corrispondenza dagli Stati Uniti.

Tiziana, torni proprio ora dall’America dopo 3 anni da corrispondente a New York. Il nuovo corso di Trump c’entra qualcosa?
Diciamo che c’entra molto di più la nostalgia di casa e della mia famiglia  che è rimasta in Italia durante questi tre anni. Giornalisticamente l’America di Trump è molto interessante da raccontare. Un paese diviso, spaccato politicamente  con una parte che, a differenza del passato, non ha accettato il risultato elettorale e si sta organizzando per continuare a far sentire la propria voce.

Tu che hai seguito le campagne elettorali dei candidati, pensavi che Trump ce l’avrebbe fatta contro tutti i sondaggi?
Hillary non è mai stata un candidato forte. La sua presenza ventennale sulla scena politica non l’ha aiutata, troppi nemici, troppo ammanicata con il potere che conta, l’accusa che le hanno spesso rivolto. Anch’io come la maggior parte dei media americani, pero’, a un certo punto ho pensato che  ce l’avrebbe fatta. C’è stato un momento durante la campagna elettorale che Hillary è sembrata davvero distaccare l’avversario repubblicano. E’ stato quando infuriavano  le polemiche  su Trump per le sue affermazioni volgari sulle donne, per le sue  tasse non pagate, per quella sua idea di bandire i musulmani, di cacciare via milioni di immigrati messicani. Una grossa fetta dei latinos e gli afroamericani non era con lui e alcuni leader repubblicani ne avevano preso le distanze. Sicuramente le inchieste dell’ FBI sul server privato della Clinton, l’archiviazione, la riapertura e poi di nuovo l’archiviazione a pochi giorni dal voto hanno condizionato l’elettorato alimentando sospetti su Hillary. Alcuni non sono andati a votare e Trump è riuscito ad intercettare meglio il malessere degli americani presentandosi come  la novità, usando un linguaggio diretto contro la casta ,le lobby di Washington e la stessa Clinton.

Che tipo di America è quella che segue Trump e che continua e continuerà a difenderlo?
E’ un’America soprattutto bianca che sta soffrendo ancora  per la grave crisi economica del 2008. La ripresa c’è negli Stati Uniti, ma non ha toccato la classe media che vede frantumarsi il sogno americano. I posti di lavoro  ricreati durante la presidenza di  Obama non sono retribuiti come nel passato, non sono gli stessi spazzati via dalla globalizzazione, i costi dei college sono aumentati e una laurea dopo tanti sacrifici non garantisce subito un’occupazione come accadeva nel passato. La gente è arrabbiata ha visto le fabbriche chiudere e  ha creduto  in quel progetto di Trump che ha promesso di riportare il lavoro in America tornando al protezionismo e cancellando trattati di scambio economico e commerciale. E’ una scommessa. Difficile dire se ce la farà. Interessante vedere come si sia circondato di miliardari come lui per risollevare le sorti di chi si è impoverito. Che siano tutti filantropi?

E che tipo di America è quella che assolutamente non vuole farlo governare: continuerà questa opposizione popolare, questo contrasto civile, magari salterà fuori un impeachment…cosa prevedi
E’ un’America molto  variegata e impaurita. Sono quei 63 milioni di elettori che  non si rassegnano a vedere spazzare via alcune riforme di Obama. Ci sono milioni di immigrati. Ci sono i sindaci di molte città diventate dei rifugi per chi non ha i documenti. si sono opposti ai rimpatri forzati che potrebbero  spezzare le famiglie dove spesso ci sono bambini nati negli Stati Uniti e quindi americani con genitori illegali. Le chiamano Sanctuary Cities,New York Chicago Los Angeles, San Francisco per fare alcuni esempi. Gli amministratori  locali non metteranno a disposizione la polizia  per cercare gli irregolari  che lavorano e non hanno commesso crimini.. Molti rettori hanno detto che proteggeranno gli studenti. Dopo la grande marcia di Washington ,anche le organizzazioni delle donne  si stanno interrogando su come continuare a far sentire la propria voce. E’ un’America in movimento alle prese con un presidente  che ha rotto tutti gli schemi. E’ abbastanza destabilizzante, e ogni giorno si apre un fronte nuovo.

In queste prime settimane si è aperto un conflitto che già appare insanabile con la magistratura: che effetto avrà tutto questo sui primi due anni di presidenza, quelli che portano alle elezioni di medio termine?
E’ molto difficile per una nazione come gli Stati Uniti immaginare due anni di tensione come quella che ha caratterizzato queste prime settimane di presidenza Trump. Il conflitto non è solo con la magistratura, ,ma anche con la stampa, entrambi poteri indipendenti. Trump è insofferente  alle critiche dei giornalisti alle quali in modo irrituale risponde con tweets al vetriolo. Se la prende  con lo show Saturday Night live, critica le imitazioni di Alec Baldwin, allo stesso modo con il quale puo’  fare un tweet contro la Cina. All’inizio è stato  complicato anche per i governi stranieri capire quale approccio avere con Washington. Trump durante la campagna elettorale ha  dato l’idea di voler smantellare solide alleanze vecchie di decenni, forse ora  almeno in politica estera sembra  che stia rivedendo alcune sue affermazioni. Penso al Giappone al quale aveva consigliato di farsi una bomba atomica se voleva difendersi dai suoi vicini pericolosi e di pagare per le basi americane nel Pacifico se voleva avere la protezione di Washington. Tutto rientrato dopo la visita del premier Abe alla Casa Bianca. Sarà interessante sentire cosa dirà a Netanyahu mercoledi, in visita ufficiale a Washington, dopo essersi rimangiato di essere a favore di nuovi insediamenti.

Ci sono analogie oggettive con il governo Berlusconi, come definiresti il back ground culturale di questi due protagonisti
Solo in apparenza sono simili . Entrambi sono due  ricchi uomini d’affari, che a un certo punto della loro vita,hanno deciso di  tentare l’avventura politica dopo essersi  impegnati nel mercato immobiliare e nella tv. Di sicuro in comune hanno un enorme conflitto di interessi ,ma le ragioni che hanno spinto Trump non sono le stesse che  spinsero nel lontano 1994 Berlusconi a scendere in campo e fondare Forza Italia. Il miliardario Trump, affermato conduttore televisivo,non era al centro di inchieste della magistratura e non doveva blindare le proprie  aziende da un possibile fallimento. L’influenza dell’Italia nella comunità internazionale inoltre è altra cosa rispetto alle enormi responsabilità degli Stati Uniti, superpotenza mondiale.

Hillary non ce l’ha fatta perché non ha convinto i giovani e neppure le donne, è apparsa come un personaggio di apparato…oggi i democratici americani chi potrebbero schierare contro Trump con vere possibilità di successo, su quali nomi stanno lavorando
I Democratici devono rapidamente trovare una strategia di contrasto ai Repubblicani che al momento controllano non solo la Casa Bianca ma hanno anche la maggioranza al Congresso. L’obiettivo è riconquistare almeno una Camera alle prossime elezioni di Midterm. Obama ha avuto una vita molto difficile ed è andato avanti a colpi di ordini esecutivi per far passare le sue riforme. Per Trump è tutto più semplice e potrebbe nominare persino altri giudici conservatori della Corte Suprema se  ci fossero delle dimissioni durante la sua presidenza. Ma proprio Obama ha più volte ricordato che non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica. Non puo’ certo ricandidarsi, ma un contributo a rimettere insieme il partito Democratico puo’ sicuramente darlo. Barack e  Michelle  rappresentano la coppia più amata negli Stati Uniti. La stessa ex first lady ha dimostrato grande carisma e doti di oratrice. Potrebbe  farci un pensierino  e tentare la via parlamentare. Tra i democratici uno che sta già scaldando i motori  per la corsa alla Casa Bianca  tra 4 anni è Andrew Cuomo governatore dello stato di New York.

Vista dall’altra sponda dell’Oceano, l’Europa sembra avere delle possibilità di rilancio e quindi di poter intimorire Trump oppure sono solo utopie dei nostri paesi legati a una lunga storia e a una tradizione diversa
L’America ha bisogno dell’Europa e l’Europa non puo’ fare a meno dell’allenza con L’America. Bisogna capire pero’ a quale  Europa pensa Trump. Il miliardario  non ha nascosto la sua passione per i movimenti anti unione europea. Il leader  britannico della Brexit Farage è stato il primo ad essere ricevuto  alla Trump Tower dopo la vittoria elettorale. La giovane Marion Le Pen,nipotina di Marine, ha affermato di essere in stretto contatto con il consigliere strategico  di Trump Stephen Barron, esponente dell’ultra destra. Mi pare che l’Europa  sia piuttosto debole e le difficoltà economiche non facciano altro che alimentare il malessere e le spinte  nazionaliste. La crisi dei migranti aumenta le paure, ma i muri non servono. Serve immaginare una strategia nuova anche con i governi africani. Sviluppo in cambio di rispetto dei diritti umani  e niente corruzione. Non mi piacciono i campi di prigionia nel nord Africa  per contenere l’arrivo di migranti sulle nostre coste. Ci vogliono controlli  e  verifiche  afffinchè i trattati internazionali vengano applicati dai governi africani. Chi fugge da guerre ha diritto ad essere accolto.

E l’Italia da cui eri andata via solo tre anni fa, con il governo Monti, ti sembra la stessa oggi, o sono cambiati i punti di riferimento, che impressione hai dei partiti attuali
E’ un’altra fase politica. Il governo Monti sembra ormai preistoria. Vivere all’estero  aiuta ad apprezzare le qualità del nostro paese, ma ne mette in luce anche i grandi difetti. Siamo amati, ci invidiano il nostro senso estetico, la nostra creatività, le nostre bellezze, il nostro cibo. Bastano pero’ poche ore  a Roma per cogliere che manca  un forte senso civico. E’ sempre colpa di qualcun altro. Nessuno si fa carico di fare qualcosa in più di quello che gli viene richiesto se non è obbligato. Faccio un esempio: la raccolta della spazzatura. Per strada ci sono i cassonetti per la differenziata, ma avete provato a guardare nel cassonetto della indifferenziata quanti cartoni  metallo e plastica vengono gettati con maleducazione?  E lo slalom per non calpestare gli escrementi dei cani sui marciapiedi?  Le discese per le carrozzelle  bloccate dalle auto? Il cambiamento parte da ognuno di noi. Da queste piccole cose arrivare a non pagare le tasse, il passo è breve.

In una società mondiale frammentata e soprattutto piena di pesanti contraddizioni, non ancora pronta ad affrontare le trasmigrazioni dei popoli, come, cosa e con quale obiettivo devono raccontare queste storie i giornalisti, schiacciati ormai dal perenne “copia e incolla” nelle redazioni e la necessità di tornare sui luoghi dei fatti e di sfuggire alle fake news che trasbordano dalla rete
Bisogna partire dall’alto, dagli editori, dalle linee editoriali , dai direttori che si scelgono per attuarle. Se chiedi o comunque accetti il “copia e incolla”, i redattori si adeguano facilmente. La rete  e i social media hanno trasformato tutti in reporters quindi chi lo è davvero deve aggiungere  qualcosa di più. Non puoi continuare a fare lo stesso prodotto e non puoi trasformarti in un sito se sei una testata radiotelevisiva  e se sei  un quotidiano devi dare qualcosa di diverso dal sito. Negli Stati Uniti dove la crisi ha picchiato duro anche nel giornalismo, sono state fatte scelte coraggiose. Non c’è niente di gratuito nell’informazione on line di qualità. Alcune testate prestigiose sono ormai solo in digitale , altri ci hanno già ripensato come Newsweek  e sono tornati alla carta. Il New York Times non è più solo il quotidiano più prestigioso d’America, organizza eventi a pagamento di alto livello, ha persino un’agenzia di viaggi  con la quale offre viaggi costosi  a metà tra turismo e  studio con al seguito le firme prestigiose del giornale. Si è aperto all’esterno chiedendo agli stessi lettori di collaborare inviando  notizie e video. Cerca di tornare ad essere un punto di riferimento dopo aver ammesso  di essersi sbagliato  e di non aver capito dove stava andando l’elettorato che ha fatto vincere Trump.. E, a proposito delle fake news,  è stata creata una squadra ad hoc che ha il compito  di verificare in tempo reale la veridicità di quanto diventa virale in rete con  tutte le dichiarazioni dei principali  protagonisti della scena politica americana. Primo tra tutti Trump.

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