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Giornalisti, vil razza d’annata?

 

Siamo stati ammazzati e/o rapiti nei teatri di guerra e di pace, siamo vittime di mafia/bullismo  querelante/ sfruttati e sottopagati/vessati dagli “io so’ io e voi non siete un cazzo” e dunque insultati e spintonati, ma anche paria tra colleghi altisonanti che snobbano anche i corsi d’aggiornamento…

In principio fu l’uomo di Arcore che mimò l’atto di fucilare una nostra collega: ottima performance dato che a fianco ghignava l’amico Putin.  Si passò dunque alla gogna per il giornalista del giorno: era il frinire de le dernier cri-cri. Ed è così che siamo giunti oggi a colonna infame ufficializzata dai papaveri di turno più o meno alti,  fuori e dentro le mura. Da qui non se ne esce più. A meno che… a meno che non si torni a fare il nostro mestiere: 1)fare domande: studiarle prima, approfondire tutte le loro ramificazioni, predisporre quelle di riserva, lavorare di fino sulla sintesi  e l’esposizione delle premesse 2) pretendere le risposte. Memento: è base del diritto a informarsi e a informare  e non necessita di autorizzazioni e non può subire censure e intimidazioni.

E’ certo però che prima di tutto si ha bisogno di riscattare la nostra dignità e quella della professione. Ricordiamolo, così, magari, la prossima volta che un Di Battista di turno ci dirà di correre con lui per le strade di Roma ché altrimenti non ci concede intervista, lo mandiamo dove lui e i suoi sono per primi avvezzi a mandare gli altri.

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