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Una storia vergognosa

 

Miseria, sradicamento, sfruttamento. Tre parole che possono sintetizzare le ragioni e le conseguenze dell’emigrazione. 20 milioni di persone provenienti in maggioranza dal Veneto e Piemonte e del Sud Italia, a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo, fino al 1925, abbandonarono le terre natie, dalle quali moltissimi non si muovevano da generazioni, per cercare fortuna in America, del nord e del sud. Una storia vergognosa, per le condizioni in cui si svolse, e che fu ben narrata da un giornalista di Valdentro di Lendinara (Rovigo), Adolfo Rossi (1857-1921), giornalista del Progresso Italo americano e di tutti i più importanti quotidiani dell’epoca, dalla Tribuna al Messaggero, al Corriere della sera (gli mancò solo la Stampa). Vicesegretario comunale, ma emigrato dal natio Polesine, visse in prima persona il travaglio dell’emigrante e, una volta inserito nel giornalismo americano e italiano, contribuì con il suo lavoro a far modificare le leggi in materia e ad assumere ruoli importanti nell’amministrazione pubblica.

La sua carriera si concluse con la morte a Buenos Aires come ministro plenipotenziario per l’emigrazione. Diari, corrispondenze, libri, resoconti realizzati da un grande giornalista che, con “Un italiano in America” e “Nel paese dei dollari”, stanno alla base del documentario “La storia vergognosa” ideato dalla giornalista e regista siciliana Nella Condorelli e in fase di realizzazione anche grazie al crowfunding, la raccolta di fondi tramite internet, e al patrocinio della Fnsi con il Sindacato giornalisti del Veneto e dell’Associazione polesana della stampa. Il progetto è stato presentato a Rovigo nella sala convegni dell’Archivio di Stato, dove si trovano custoditi i libri e le raccolte di articoli e documenti lasciati da Adolfo Rossi.

Un autentico tesoro per conoscere appieno sia le cronache puntuali ed esaurienti di un inviato “moderno”, sia una realtà a volte disumana: la fuga da luoghi che non permettevano un riscatto sociale, la navigazione su navi stipate e spesso prive non solo di confort ma anche di attrezzature di sicurezza, l’arrivo in America, a Ellis Island dove i migranti erano sottoposti a controlli talvolta odiosi e spersonalizzanti, oppure dove tanta povera gente era preda della malavita locale, oppure in sud America, Argentina, Paraguay e Brasile. Furono proprio le corrispondenze di Rossi, che iniziò la sua carriera giornalistica al Progresso italo americano, a evidenziare storture e sfruttamento. Ad esempio, i fazenderos brasiliani, ai quali mancava la manodopera dopo l’abolizione della schiavitù, attiravano gli emigranti pagando loro il viaggio in piroscafo. Una volta giunti in Brasile i lavoratori italiani e le loro famiglie venivano ricattati e schiavizzati. Rossi ne seguì l’odissea, descrivendo con precisione le varie vicende e le storture di un sistema senza regole con la sua prosa asciutta e incisiva. Le cronache furono tali da indurre i governanti dell’epoca.

Zanardelli e Giolitti, a proporgli il ruolo di commissario per l’emigrazione. Le sue inchieste furono pubblicate sui bollettini ufficiali e servirono a rendere edotta l’opinione pubblica e i governi della necessità di intervenire per aiutare e sostenere i lavoratori italiani, sia durante il trasferimento, sia una volta giunti nei paesi d’Oltreoceano. E questo si tradusse in leggi di tutela che mitigavano, per quanto possibile, un esodo che raggiunse cifre dell’ordine del milione di emigrati in pochi anni. All’archivio di Stato di Rovigo Nella Condorelli ha parlato della scoperta del giornalista rodigino avvenuta in occasione della preparazione del documentario “1893, l’inchiesta” sulle Sicilia e le lotte dei Fasci siciliani, di cui Rossi scrisse in un’inchiesta che metteva in luce la gravità della situazione sociale dei minatori dello zolfo. Il direttore dell’Archivio Luigi Contegiacomo ha evidenziato l’importanza di Rossi nell’ambito della storia nazionale, mentre Maurizio Romanato, Sindacato giornalisti del Veneto e Associazione polesana della stampa, ha illustrato il valore giornalistico delle inchieste di Rossi. Infine, oltre a Imo Ekanem, social media manager e animatrice della campagna raccolta fondi, hanno dato il loro apporto alla conoscenza della figura di Adolfo Rossi anche Nicola Gasparetto della Biblioteca di Lendinara, l’assessore al turismo del comune altopolesano Francesca Zeggio e il presidente Assostampa polesana Donato Sinigaglia.

*Articolo21 – Veneto

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