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Il ruolo della comunità internazionale nel caso dell’attivista Arash Sadeghi

 

“Pensa a un domani, quando la felicità sarà un diritto di tutti gli esseri umani sono queste le parole che Arash Sadeghi, il prigioniero attivista politico iraniano in sciopero della fame da 71 giorni ha scritto nella lettera testamento a sua moglie. La sua vita era appesa a un filo, qualcuno parlava di fine imminente, ma ieri, inaspettatamente la Magistratura iraniana ha accolto le sue richieste e lui ha sospeso lo sciopero.

Sadeghi era in sciopero della fame, per protesta nei confronti della detenzione ingiusta di sua moglie, la scrittrice e attivista per i diritti umani Golrokh Ebrahimi Iraee che é stata temporaneamente rilasciata. Sua moglie venne condannata lo scorso ottobre, a sei anni di detenzione, unicamente per aver scritto un racconto sulla lapidazione, peraltro mai pubblicato. La storia narrata da Golrokh ha come protagonista una donna che brucia una copia del Corano come segno di ribellione e rabbia, colpita dalla visione del film La lapidazione di Soraya M. La Magistratura iraniana aveva giudicato la trama così sovversiva da doverne non solo impedire la pubblicazione, ma anche punire l’autrice. Le accuse mosse alla giovane attivista sono tutt’ora di ‘offesa ai sacri valori dell’Islam’ e ‘diffusione e propaganda contro il sistema’.

Appena informato della notizia del rilascio di sua moglie, come dichiara il suo avvocato Amir Raisian, Arash le cui condizioni erano critiche giá da giorni é stato immediatamente portato in ospedale per essere nutrito via endovenosa. La liberazione di Golrokh é solo temporanea e non definitiva; alcune fonti dicono sia per soli quattro giorni, mentre altri sostengono che il periodo di libertá potrebbe venir esteso.

Per la liberazione temporanea la sua famiglia ha pagato una cauzione di 120,000 dollari. Non sappiamo quanto abbia influito la mobilitazione internazionale a sostegno della causa di Arash Sadeghi. Non siamo a conoscenza nemmeno, di quanto abbia condizionato, sulla Magistratura, la manifestazione silente, non autorizzata, che si é svolta lunedí a Tehran da parte di attivisti, amici e sostenitori di Arash di fronte alla prigione di Evin. Un evento insolito in Iran. Infine, non abbiamo idea, di quanto sia stata decisiva la campagna mediatica creata per questo caso sui social, come ad esempio su Twitter in cui l’hashtag #saveArash é stato uno dei ‘topic trend’ delle ultime settimane. Ma ieri un grande risultato é stato ottenuto ed é tangibile nella liberazione di Golrokh.

Molti personaggi di spicco, del panorama culturale iranano, si erano spesi per la salvare la vita di Arash. Anche alcuni politici avevano espresso il loro dissenso davanti al rifiuto delle richieste di Sadeghi, come il deputato parlamentare riformista Elias Hazrati. In una lettera inviata al capo della magistratura Sadeq Larijani sulle condizioni del giovane, il deputato, aveva dichiato che la morte del giovane attivista avrebbe potuto comportare importanti conseguenze politiche.

La storia di Arash Sadeghi nasce nel 2009 quando era membro della campagna elettorale di Mir Hossein Mousavi e dell’Associazione degli studenti islamici della Allameh University. Il primo arresto di Arash Sadeghi avvenne proprio dopo le contestate elezioni presidenziali del giugno 2009. Da allora è stato arrestato diverse volte tra il 2009 e il 2014.

Condannato a 19 anni di reclusione con l’accusa di “propaganda contro lo Stato, associazione e collusione contro la sicurezza nazionale”, si trova nella sezione 8 della nota prigione di Evin. Dall’arresto di sua moglie Arash Sadeghi aveva iniziato uno sciopero della fame. In 71 giorni di astinenza dal cibo, ha perso 19 kg e piú volte, era stato  trasferito in infermeria, perché sofferente di ipotensione, asma e fuoriuscita di sangue dalla bocca. Il rischio era un imminente ictus con conseguente coma. Nell’ultimo periodo Sadeghi aveva anche interrotto le cure mediche, da quando gli erano state vietate le visite di sua moglie.

Nessuno puó sapere cosa accadrá tra 4 giorni quando Golrokh Ebrahimi Iraee dovrá tornare in carcere e se le verrá concesso da parte della Magistratura, un processo per definire le accuse, qualora ve ne siano o se verrá altrimenti liberata definitivamente. Oggi abbiamo avuto conferma  che le mobilitazioni internazionali, hanno avuto in questo caso specifico una ruolo importante. Il grande merito, peró, di questo piccolo, ma sostanziale successo va a quella gente iraniana che sfidando le autoritá ha manifestato in silenzio, senza paura, con la foto tra le mani, di Sadeghi e di sua moglie davanti al carcere. Se non avessimo tutti contribuito, con i mezzi a nostra disposizione a dare voce a questo caso probabilmente nulla sarebbe cambiato. In Iran c’é ancora molto da fare, poiché molti attivisti e prigionieri sono agli arresti, alcuni di loro con l’accusa di aver contestato, criticato o offeso l’attuale sistema iraniano. Dobbiamo augurarci che le prossime campagne di mobilitazione possano servire a risolvere anche i loro drammatici casi.

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