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Dalla post verità alla cittadinanza informata

 

Il 2016 si è chiuso con un gran dibattere sulla postverità. E come sempre e si fa un’enorme confusione. Sembra una lotta fra profeti del Web contro censori, fra predicatori dell’innovazione contro sacerdoti della vecchia informazione. E’ una sciocchezza. Leggendo quanto scritto (fuori d’Italia) da chi queste cose le studia seriamente appare lampante che la questione riguarda tutti i mezzi di comunicazione. Viviamo in un tempo in cui circola un’enorme quantità di informazione a velocità frenetica. Non ci si ferma mai a riflettere. Non è una questione solo politica: il populismo ( chi propone cose difficili poi da mantenere e fa leva sulle paure, non necessariamente un soggetto all’opposizione) esisterebbe comunque. Quella della mancanza di una verità condivisa, del verosimile ma falso che si affianca al vero, è una questione culturale, antropologica. Pensate alla disputa sui vaccini: al fatto che per molti il pensiero della comunità scientifica non costituisca una certezza, un punto di riferimento sicuro.

Siamo al tempo dell’opinione. E ci sono seri motivi pure per non fidarsi: pensate a quante sciocchezze esperti di prima grandezza ci hanno riferito sulla crisi finanziaria, quante balle. Anche quella è post verità. Così come lo è quella dei media che inseguono solo le notizie dell’ultima ora che vengono offerte e consumate in attesa delle successive.

Quest’estate con la strage di Nizza e il golpe e contro golpe in Turchia nel giro di 2 giorni ne abbiamo avuto una controprova: le tv erano un palcoscenico dominato da paure e emozioni, gli stessi “esperti” parlavano di tutto, si blaterava per ore e non si capiva più nulla. Quanti approfondimenti e inchieste giornalistiche avete visto o letto in questa fine anno dedicate a questi temi? Pochissima roba: lo show va avanti e pazienza se siamo sempre più disinformati, se pensiamo di sapere tutto e non sappiamo nulla. Poi certo ci sono Facebook e Google coi loro algoritmi. Ci sono quelli che vendono bufale sul Web sapendo che saranno cliccate mille volte più di questo post e che quindi renderanno quasi come un piccolo lavoro in una star up.

Non ci sono i webeti in ballo, non solo loro, ci sono soldi, molti soldi con l’85% della pubblicità online che finisce solo nelle mani dei due giganti della Rete prima citati. Va bene così? Oppure va ricordato che il web è pure Wikipedia che magari ogni tanto ti chiede di dare un contributo ma non vende i tuoi dati personali a fini pubblicitari?

E allora per carità non buttiamola in politica, in una disputa fra maggioranza opposizione. E’ semplicemente ridicolo, perché in Italia di bufale ne dicono un po’ tutti e perché quando leggi titoli di quotidiani che invitano a “mandare i migranti fuori dai coglioni” capisci che la questione non riguarda solo il Web. Le tv ci sono dentro fino al collo nella proposta ( magari inconsapevole) di un’informazione frenetica e angosciante. Farti vedere che sono sul posto dove l’evento è accaduto pare l’unica preoccupazione. Che poi non ci sia una riflessione critica, una rilettura successiva e arricchente dei fatti, chi se ne frega tanto noi ( quelli che fanno la tv) parleremo d’altro e i politici saranno contenti di partecipare a successive trasmissioni. Tutte rigorosamente in diretta, s’intende.

Detto questo l’auspicio è che il 2017 aiuti a allargare gli orizzonti. Dopo le dispute un po’ misere di questi giorni, luoghi di confronto su come si possa “alimentare” una cittadinanza informata nel nostro tempo si moltiplicheranno inevitabilmente. Auguri a tutti.

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