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Tina Anselmi. Una storia da raccontare nelle scuole

 

Tina Anselmi è stata una protagonista della vita politica italiana che bisognerebbe ricordare nelle scuole e in tutti i luoghi di formazione delle giovani generazioni. In questi amarissimi tempi di sola immagine e poca sostanza, di persone che vogliono apparire solo per apparire, di cancellazione della memoria, la figura di Tina Anselmi si staglia come la contrapposizione più netta a tutto questo, come la testimonianza del politico al servizio del paese e deciso a non scendere a compromessi. Personalmente, non ho mai incontrato una donna che mi incutesse positivamente rispetto come Tina Anselmi.

E’ stata la prima in molte cose, lo dice la sua biografia: staffetta partigiana a 17 anni, prima donna ad essere ministro, promotrice della riforma per le pari opportunità, ideatrice della riforma del servizio sanitario che ancora oggi, nonostante tutto, garantisce, a volte più a volte meno, i cittadini italiani. Lei il welfare italiano negli anni ’70 e ’80 lo ha costruito nella più assoluta trasparenza e dobbiamo continuare a dirle grazie. Sempre fuori dal coro e dalla corsa all’apparire, sempre schiva, disponibile a parlare solo in presenza di fatti concreti, obiettivi raggiunti, risultati ottenuti. Un modello per chiunque voglia fare politica con serietà e onestà.

Ma Tina Anselmi è nella storia del nostro paese non soltanto per questo, ma ancor più per il coraggio che avuto, spesso sola contro tutti, nell’intransigenza verso i poteri occulti che hanno dilagato (e dilagano) in Italia.

Ho avuto l’opportunità di collaborare per le visioni dell’archivio della Rai con la collega Anna Vinci, scrittrice raffinata, che ha pubblicato prima “Storia di una passione politica” e poi un saggio che ogni cittadino italiano di buona volontà dovrebbe leggere: “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi”. In quelle pagine la Anselmi, con chiarezza come sempre, spiegava il perché della sua progressiva emarginazione e del lento insabbiamento dei risultati del lavoro della commissione sulla Loggia P2: “Nell’elenco di Gelli c’era buona parte di quelli che contavano, uno spaccato tremendo del paese. Ho avuto pressioni, minacce, denunce, sette chili di tritolo davanti a casa, era una vita impossibile. Ma c’era anche chi ci aiutava ad andare avanti, come il presidente Pertini, che ha giocato un ruolo molto maggiore di quel che si crede. “

“A tutti è concessa una prova, non tutti hanno il coraggio di affrontarla” dice oggi Anna Vinci. E prosegue: “ Tina si mette a lavorare per fare il suo dovere. Per non tralasciare nulla. Per non dare nulla per scontato. È il suo modo di mettersi al servizio delle istituzioni: individuare il marcio, contribuire a isolarlo, eliminarlo per rendere lo Stato migliore, per difendere il suo Paese ancora una volta.
Quello che non può sapere, e che scoprirà nelle indagini, è che il marcio si radica in un progetto eversivo vasto. Che coinvolge il suo luogo di appartenenza, fiancheggia quel sistema. E che in molti, con una trasversalità che ha già inquinato i tanti luoghi dove si decidono i destini del Paese, hanno visto, voltandosi da un’altra parte.”

Chi ricorda oggi che nella Loggia P2 c’erano 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di finanza, 22 generali dell’Esercito, 4 generali dell’Aeronautica militare, 8 ammiragli, direttori e funzionari dei vari servizi segreti, 44 parlamentari, 2 ministri dell’allora governo, un segretario di partito, giornalisti, imprenditori, faccendieri, magistrati…
Contro tutto questo ha combattuto, spesso in solitudine, Tina Anselmi, che da quasi 20 anni aveva lasciato la vita pubblica e rinunciato ad ogni incarico, ricevendo pochi ringraziamenti ma notando molti, troppi, sospiri di sollievo. Bisognerebbe proprio raccontarla ai giovani la sua storia, alle generazioni che politici così non hanno neppure idea che siano esistiti.

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