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Quale Trump vedremo all’opera?

 

Il mondo guarda a Donald Trump e cerca rassicurazioni. Il presidente eletto e’ al lavoro per mettere a punto i suoi programmi e gli uomini che si portera’ nella squadra  di governo a Washington. Dall’Europa si aspettano risposte ai dubbi sollevati  da Trump con quelle idee strane sugli alleati degli Stati Uniti espresse durante i mesi di campagna elettorale. Il miliardario per mesi ha strizzato l’occhio alla Russia mentre l’intelligence americana metteva in guardia dai rischi  delle azioni dei pirati informatici russi. Ha avanzato l’ipotesi che in Asia   la protezione americana vada pagata. E’ arrivato a dire che Sud Corea e Giappone se vogliono proteggersi dalla  minaccia nucleare debbano dotarsi a loro volta di arsenali atomici. I costi delle basi americane nelle aree strategiche del pianeta, ha affermato, vanno messi sul bilancio dei governi  che chiedono assistenza.

Nella sua prima intervista dopo il voto ha fatto intendere che la strategia americana in Siria va cambiata. Il nemico e’ l’Isis e non Assad. Si profila quindi un cambio di passo nei rapporti con Mosca. Che cosa ha in mente di fare Trump con l’Alleanza Atlantica  caposaldo della politica estera occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale? Nessun presidente  ha mai messo in discussione  questa partnership  tra  Washington e i suoi alleati Europei. Trump ha lasciato intendere che i rapporti vadano rivisti sollevando inquietudini  nei paesi   al confine orientale dell’Europa.  Gli alleati Europei non hanno ancora ricevuto indicazioni chiare da Trump. E’ un problema di sicurezza per tutti noi e per gli stessi Stati Uniti. Non a caso la Merkel nel suo messaggio di congratulazioni al presidente eletto ha sottolineato i valori che hanno da sempre unito le due sponde dell’Atlantico: difesa della democrazia, della  liberta’, rispetto dei diritti umani, delle diversita religiose, di genere di orientamento sessuale e politico.  La cancelliera, senza dubbio la figura piu’ forte in un’Europa attraversata da tante tensioni e problemi, ha voluto rimarcare proprio la differenza emersa tra  quei valori e quelli  sostenuti da Trump durante una campagna elettorale che ha lacerato l’America lasciandola divisa e con la gente che protesta per le strade.

Tutto in questo momento appare incerto mentre ci si chiede quale Trump vedremo all’opera. Quello divisivo e non politically correct dei mesi passati o quello piu’ conciliante dell’incontro alla Casa Bianca con Obama? Ha gia’ ammorbidito le sue posizioni sull’Obamacare che non vorrebbe piu’ spazzare via completamente. Che cosa ha in mente di fare con l’Europa e con quella sua idea di protezionismo commerciale? Gli Europei non dovrebbero aspettare il suo insediamento il 20 gennaio per avere delle risposte. Il rapporto privilegiato che li lega a Washington esige  chiarezza da subito, ma  anche l’Europa dovrebbe avere una sua strategia che stenta a trovare. Il vecchio  continente e’ attraversato dagli stessi sentimenti anti sistema e dalle stesse onde di populismo che hanno determinato la sconfitta della Clinton. Nei prossimi mesi, si andra’ al voto   anche in  Germania Olanda Francia. Le destre europee hanno gioito per la vittoria di Trump. Ma non e’ chiaro che cosa si possa costruire quando si privilegiano i muri ai ponti, quando si va alle urne per votare “contro” qualcosa  e non “per” qualcosa? Davvero in un mondo cosi’ pericoloso  un’ Europa  piu’ divisa e debole e’ meglio di un’Europa unita e forte?

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