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Quale modello culturale vuole diffondere il servizio pubblico?

 

La fiction andata in onda su Raiuno a partire dal 18  ottobre 2016 è stata – come è noto – un successo di pubblico con una media di circa 7 milioni di spettatori ed è stata una delle serie più commentate sui social media.

I Medici banchieri fiorentini e non solo, inventori di un modello di banca innovativa e moderna, sono stati una delle grandi famiglie europee con un ruolo di primo piano che va dalla fine del ‘300 alla morte dell’ultimo discendente alla fine del ‘700: hanno dato i natali a tre Papi (Leone X, Clemente VII, Leone XI) a due sovrane di Francia (Caterina e Maria de’ Medici). Protagonisti indiscussi del Rinascimento italiano per aver promosso e sostenuto artisti e letterati ed aver svolto un ruolo determinante negli equilibri politici non solo di Firenze ma più in generale degli Stati italiani e dell’Europa.

La serie televisiva andata in onda è piena di falsi storici: la narrazione è risultata poco chiara, ma, soprattutto, non ha messo a fuoco la realtà storica rivendicata da molti studiosi con critiche puntuali. Il produttore Luca Bernabei della Lux Film per difendere il suo lavoro ha risposto: ”una serie televisiva non è un documentario e il racconto deve per forza fare i conti con l’apporto creativo degli autori”.

L’obiezione più semplice è quella di sostenere che l’apporto creativo in una racconto storico, non è in contrasto con la realtà dei fatti accaduti; quando il falso storico è dimostrato gli sceneggiatori, autori  denunciano la non conoscenza della materia che stanno trattando.

In Italia la RAI “servizio pubblico” dal 1954 fino al 1981 ha trasmesso circa 130 sceneggiati, tratti da testi della letteratura e del teatro, partendo dall’ esperienza delle ‘riduzioni radiofoniche’ (come si diceva una volta) degli anni precedenti. Ovvero prendere dal teatro testi, attori e linguaggio e dalla letteratura i soggetti.

La linea editoriale di circa 30 anni del servizio pubblico Rai è stata quella di “educare – informare – divertire” e, quindi, la scelta del genere “sceneggiato”  era uno dei contenuti che rispondeva a queste scelte; l’analfabetismo era alto e non c’è dubbio che ha fatto di più la televisione che la scuola nel diffondere la conoscenza e le l’insegnamento del saper leggere e scrivere con le lezioni del maestro Manzi.

La fiction  come genere ha come presupposto la finzione, la fantasia e deve seguire solo la creatività degli autori nella ideazione e realizzazione dei contenuti. Infatti gli sceneggiatori della fiction I Medici, Franz Spotniz e Nicholas Meyer hanno dichiarato che la loro fonte di ispirazione sono state Il Padrino e Amadeus.

Il successo della fiction I Medici è stato la rappresentazione di una famiglia ricca e potente, che via via nei secoli ha saputo – con alterne vicende- guadagnarsi anche un certo consenso da parte dei ceti emergenti della piccola e media borghesia mercantile fiorentina, che faceva affari con Papi e imperatori, il tutto condito da paesaggi di grande bellezza da Firenze ai borghi della Valdorcia e dell’Alto Lazio sfondo scenografico di quell’esercizio del potere intriso di torvi intrighi familistici arroganti e prevaricanti, papi e cardinali corrotti, avventurieri: forse una rappresentazione in costume evocativa di quanto viviamo nei nostri giorni.

La realtà della nostra società ci dice che abbiamo il numero più basso di laureati di tutta Europa, che siamo il popolo che legge di meno, abbiamo quello che si chiama “l’analfabetismo di ritorno”  e le informazioni e la cultura viene appresa dalla televisione. Rappresentare dei falsi storici è a mio giudizio, non un atto legato alla creatività degli autori, ma ad una scelta di alimentare la confusione sul nostro importante passato, anche usando un linguaggio delle immagini confuso, con incomprensibili flashback da parte degli autori. Il nostro modello culturale non può prescindere dalla nostra storia collettiva, soprattutto, quando è carica di bellezza, di modi di vita di grande civiltà a cui tutto il mondo fa riferimento. Ricordo come le televisioni anglo americane con grande fedeltà e puntuale attenzione trattano la storia di Roma o come è stata realizzata la prima seria dei Borgia  dove gli autori, con creatività e fantasia hanno seguito il racconto del testo di Gregorovius.

Il committente della fiction è stata la Rai Servizio Pubblico e il Direttore Generale  Antonio Campo Dall’Orto è intervenuto per approvare la realizzazione di un contenuto così economicamente importante.

Sono convinto dell’importanza strategica e culturale dell’ideazione, produzione e diffusione dei contenuti multimediali. Ma dopo il grande successo della fiction I Medici, quale modello culturale vuole diffondere  il servizio pubblico? Vuole dare informazioni errate sul nostro passato o contribuire alla crescita culturale e intellettuale del nostro Paese? Mi sembra un’occasione culturale persa anche e, soprattutto, in relazione all’offerta scadente di contenuti diffusi dalle televisioni generaliste che la Rai avrebbe potrebbe sfruttare meglio dando spazio a un’operazione culturale di alto profilo spettacolare sul piano dell’intrattenimento. Solo storici e giornalisti attenti e pochi addetti ai lavori si sono accorti e hanno sottolineato le gravi inesattezze della serie I Medici.  Non conta la frasetta finale “che quanto raccontato è liberamente tratto dai fatti storici,” poiché pochi conoscono la nostra storia e molti hanno preso per vere le vicende narrate nella serie.

Ancora una volta la riflessione cade sui compiti che l’ente pubblico radiotelevisivo è chiamato a svolgere. Io credo che proprio la produzione di contenuti che riguardano la storia del nostro Paese sia un volano formidabile per una maggiore conoscenza e diffusione non solo del nostro immenso patrimonio artistico, ma anche di quel modello culturale di civiltà apprezzato finora solo da accademici e affezionati cultori della materia in tutto il mondo.

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