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La voce delle donne dai luoghi caldi dei conflitti ideologici

 

Che ‘genere’ di notizia. Che ‘genere’ di guerra? La voce delle donne dai luoghi caldi dei conflitti ideologici, sociali, politici, religiosi, ambientali” è il tema scelto per il “Forum delle giornaliste del Mediterraneo”, che è iniziato oggi a Bari e prosegue domani a Lecce.

Il messaggio parte dalla Puglia, in occasione del primo Forum delle Giornaliste del Mediterraneo. Il presidente nazionale Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha assicurato d’ora in poi l’appoggio del sindacato, in forma di costituzione di parte civile nei processi, in quei casi in cui i giornalisti vittime di azioni intimidatorie o di minacce lo richiederanno. “Un messaggio a tutti i colleghi per ribadire loro che non sono soli contro chi vorrebbe metterli a tacere”, ha spiegato Giulietti. A fianco delle giornaliste e delle lavoratrice o lavoratori discriminati, la Consigliera di Parità della Regione Puglia, Serenella Molendini, che, in qualità di pubblico ufficiale “per il suo ruolo può ricorrere ad azioni in giudizio”.

Rompere la solitudine e costituire reti è un modo per contrastare i conflitti. E ragionarne in un forum che ha come tema i “luoghi caldi dei conflitti ideologici, sociali, politici, religiosi, ambientali”, è il modo che Gi.U.Li.A. giornaliste unite libere autonome ha scelto per superare i confini del localismo e attraversare trasversalmente tutti i fronti di guerra. La guerra in atto in molti Paesi come la Siria, spesso oscurata da un informazione che deve combattere una sua propria guerra, quella contro la libera opinione, come in Turchia, e quella in atto in Italia nei luoghi caldi del malaffare, dove si esprime in forme subdole o dirette di minaccia ai giornalisti, dalla querela alla intimidazione fisica.

Forme di guerra che oggi sono state testimoniate da giornaliste donne, anche loro impegnate in una guerra non solo come giornaliste ma in quanto donne. Ancora discriminate. Discriminate nella realtà delle redazioni, come ha spiegato il segretario della Federazione Nazionale Della Stampa Italiana, Raffaele Lorusso, intervenuto al Forum che si è svolto oggi a Bari e prosegue domani a Lecce. Partendo dalla presa d’atto che “il ruolo delle colleghe non è abbastanza valorizzato nei luoghi di lavoro”, Lorusso ha evidenziato come la Fnsi stia combattendo perché con azioni positive si superino tutte le forme di discriminazione. E’ una questione di democrazia, ha sottolineato, e per questo è importante “presidiare con costanza quelle frontiere dove si esercitano forme varie di soppressione dell’informazione”. Da qui il rilancio di un impegno già preso in sede di Federazione internazionale dei giornalisti a Bruxelles per una mobilitazione che induca l’Europa a  prendere posizione e fare pressione su un governo – quello turco – responsabile della violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo e del bavaglio imposto, con carcerazioni e punizioni all’informazione.

L’impegno  della Fnsi è ribadito anche sul fronte delle minacce ai cronisti che provano a raccontare di mafie e malaffare, come è successo a Marilù Mastrogiovanni e Luciana Esposito e a tanti altri che domani parteciperanno alla manifestazione nazionale a sostegno dei giornalisti minacciati, spesso costretti anche a vivere sotto scorta. Le giornaliste di Giulia Puglia e tutte le giornaliste del Forum del Mediterraneo hanno aderito all’iniziativa della FNSI che si terrà domani davanti a palazzo Madama con i giornalisti minacciati per richiedere che l’iter della proposta di legge contro le querele temerarie e per l’abolizione del carcere per i giornalisti esca dalla palude (è infatti fermo da 18 mesi in Senato).

Le minacce hanno forme e metodi sempre più capillari e incontrollabili. Per questo Giulietti ha anche voluto evidenziare che la  frontiera del giornalismo in questo momento è in una adesione sostanziale alla Carta di Roma, con azioni individuali che coinvolgano non solo i giornalisti ma tutti: “Oggi serve dire no al linguaggio dell’odio e serve una campagna di azione diretta: dobbiamo bannare chi incita all’odio alla bestemmia, alla violenza e al razzismo. Non c’entra nulla l’Articolo 21 della Costituzione, incitare a violenza e razzismo è reato non libertà di pensiero”.

Introducendo i lavori Marilù Mastrogiovanni, ha ribadito come questo Forum debba essere un attestato dei valori della Democrazia e della Pace, contro ogni forma di violenza e discriminazione.

Marina Cosi,  presidente nazionale di Giulia, ha raccontato come sia nata la rete di giornaliste, che ormai raccoglie un migliaio di aderenti. Non ha sviscerato numeri e statistiche, ma ha fornito un unico dato indicativo: solo tre donne sono a capo di testate di quotidiani nazionali. Occorrono quindi azioni forti, che passano attraverso il cambiamento del linguaggio, utilizzando quello di genere “perché la parola racconta ma soprattutto perché la parola definisce”.

Sull’utilizzo del linguaggio di genere si è concentrato il presidente del Corecom Puglia Felice Blasi. “Mi farò promotore della sottoscrizione del Protocollo da parte dei Media locali e della Rai regionale e delle Pubbliche amministrazioni. Inoltre, come presidente del coordinamento dei Corecom italiani  mi muoverò affinché questo protocollo sia utilizzato come best practice in altre Regioni italiane, per protocolli tra Corecom, Pa e Media di altre regioni. La stessa sollecitazione farò presso FNSI e la CPO di FNSI, con Giulia, interessando la Consigliera di parità nazionale, perché il protocollo sia acquisito da Rai, sia come azienda sia come testate giornalistiche”.

Discriminazioni, violenze, razzismo strisciante, nel ragionamento Rossella Matarrese, rappresentante regionale di Giulia che ha voluto dare una lettura geografica in quanto la Puglia resta un territorio di confine, materiale e culturale, di cui ha non ha ancora consapevolezza.

L’arrivo sperato e ormai quasi inaspettato di Ceyda Karan, giornalista dell’unico giornale di libera espressione in Turchia, ha dato una prima testimonianza di una realtà che ogni giorno si fa più grave: “Questo è un momento molto duro e complicato per noi giornalisti,  io stessa non so se questa sarà la mia ultima settimana di lavoro al mio giornale, il Cumhuriet Daily news, hanno arrestato 13 giornalisti, è difficile, operare, fare ricerche, scrivere liberamente nel mio Paese e non so davvero cosa altro potrà accadere nelle prossime settimane. Sono moltissimi i giornalisti in carcere. Ma non solo loro, tutti quelli che tentano di esercitare il proprio diritto di espressione. Oggi sono potuta venire qui, non so se  tra qualche giorno sarebbe stato possibile”.

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