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Iran: aumenta il consumo di droghe, aumentano le esecuzioni capitali. Intervista esclusiva al Coordinatore Residente ONU Gary Lewis

 

Tehran – Nonostante l’uscita dall’isolamento, a seguito dell’accordo sul nucleare, l’Iran ancora oggi si aggiudica il triste record di esecuzioni capitali dopo la Cina. Secondo il rapporto di Amnesty International, la Repubblica Islamica solo nel 2015 ha messo a morte almeno 977 prigionieri, rispetto ai 743 del 2014, la maggior parte condannati per reati di droga. Per far luce sulla situazione attuale del consumo di stupefacenti ed avere delucidazioni sulle motivazioni e il numero dei giustiziati abbiamo incontrato presso gli uffici di Teheran il Coordinatore Residente delle Nazioni Unite Gary Lewis.

“L’Iran – ci racconta Lewis – é il paese che ha il maggior consumo di droghe a livello planetario.”

A causa della sua posizione geografica, in particolare il confine con l’Afghanistan – il più grande produttore di oppio illegale del mondo – e il Pakistan, oggi l’Iran si è trasformato in un paese di transito importante per le droghe illecite. Gli oppiacei infatti proventi da quei paesi fanno dell’Iran uno snodo per il gigantesco traffico con destinazione Europa e Paesi del Golfo.

Gli uffici delle Nazioni Unite sono presenti in Iran dal 1950 e attraverso il dipartimento UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) hanno da anni avviato vari programmi, con lo scopo primario di dare supporto al governo nella lotta al narcotraffico. Sebbene l’oppio e l’eroina, importate dall’Afghanistan, siano in Iran ancora le droghe più consumate, soprattutto nelle zone rurali, negli ultimi decenni é la metanfetamina, (meth) che sta avendo una vasta diffusione nelle grandi città. Il problema della droga in Iran sta diventando sempre più serio, su un totale di circa 80 milioni di cittadini, più di 2,2 milioni sono dipendenti da droghe e 1,3 milioni sono iscritti a vari programmi di disintossicazione.

In Iran la meth si chiama Sheesheh, una droga a forma d cristalli. É una potente droga stimolante che viene assunta fumando una speciale pipa di vetro. La metanfetamina viene preparata in laboratori clandestini, ma i suoi ingredienti sono facilmente reperibili nei supermercati. Nonostante in Iran sia in vigore la pena capitale per il possesso e il traffico di droga, il consumo di meth è comunque aumentato del 128% tra il 2008 e il 2012.

L’Ufficio UNODC ha riferito che il consumo domestico di pseudoefrina, uno degli ingredienti chiave per produrre la meth è passato da 5 tonnellate nel 2006 a 55 tonnellate nel 2012.

Per contrastare l’arrivo e la diffusione degli stupefacenti l’Iran, da anni sta operando su due fronti. Da una parte sta combattendo una guerra ai trafficanti di droga. Proprio Gary Lewis ci conferma che il paese ha schierato al confine orientale, 50 mila guardie e introdotto giá da alcuni anni una nuova squadra di 40 cani antidroga. Fino ad oggi lo Stato ha speso piú di 1 miliardo di dollari per erigere muri, trincee, recinzioni, torrette di osservazione e comprare apparecchiature sofisticate e tecnologiche che peró al momento non sembrano essere sufficenti.

Dall’altra parte vene applicata la pena capitale e infatti il 70% delle esecuzioni avviene per crimini legati al traffico di droghe. In Iran il possesso o il trasporto di stupefacenti anche se meno di 500 grammi viene punito con l’impiccaggione. Qualche anno fa durante una visita in Italia il Segretario del Consiglio dei Diritti Umani in Iran, Mohammad Javad Larijani, aveva dichiarato che la pena di morte come punizione per il traffico di droga si era rivelata un vero e proprio fallimento. (http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/12/04/news/iran-102109104/)

Malgrado dunque, le severe leggi imposte dallo stato, i consumatori e trafficanti continuano ad aumentare. Proprio ai primi di Agosto 2016 lo stesso Larijani, ha nuovamente ripetuto che si sta cercando di abolire la pena di morte per i reati relativi al traffico di droga. Il Rappresentante delle Nazioni Unite Lewis ci conferma che la proposta di legge é stata giá depositata in Parlamento e circa 80 membri stanno attendendo la decisione finale. La notizia é stata subito ben accolta dagli attivisti e dalle associazioni per i Diritti Umani, anche se purtroppo alcuni analisti sono molto scettici su questa procedura, poiché non sará davvero facile far accettare il decreto e sicuramente non in breve tempo. La situazione delle esecuzioni in Iran dunque, rimane ancora decisamente complicata e drammatica senza dimenticare che spesso le esecuzioni avvengono in pubbliche piazze davanti a minori. É dunque necessario che la comunitá internazionale non rimanga silente davanti a queste procedure, almeno fino a quando non vi saranno risposte certe alla proposta di legge.

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