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Il 4 agosto di 42 anni fa la strage dell’Italicus. 12 morti, 44 feriti. E nessun colpevole…

 

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 il treno espresso 1486 “Italicus”, proveniente da Roma era diretto a Monaco di Baviera. Alle ore 1.23 mentre attraversava la galleria di san Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna una bomba ad alto potenziale (probabilmente amaltolo) esplode nella quinta carrozza del convoglio. La bomba era collocata in una valigetta occultata sotto il sedile della quinta vettura. L’esplosivo era collegato a una sveglia di marca tedesca, Peter, molto comune all’epoca, ritrovata nelle prime perlustrazioni dove era avvenuta l’esplosione. La sveglia aveva subito modifiche esterne, vi erano inserite in particolare due piastrine di rame, di cui una era fissa e l’altra mobile saldata a stagno. Tramite la suoneria della sveglia, nell’orario predeterminato, le due piastrine sono venute a contatto determinando lo scoppio.

La temporizzazione  avrebbe dovuto far esplodere l’ordigno mentre il treno attraversava la Grande Galleria dell’Appennino. Tuttavia durante la corsa tra Firenze e Bologna il treno recuperò tre dei minuti di ritardo accumulati nelle tratte precedenti. La bomba esplose lo stesso all’interno della galleria ma in un tratto a soli cinquanta metri dall’uscita.

L’esplosione fece sollevare il tetto della quinta carrozza che cadde frantumandosi in migliaia di schegge mentre le lamiere si deformavano per la temperatura altissima dell’incendio che divampava (la termite di cui era composto l’ordigno brucia con estrema rapidità, sviluppando un calore fino a tremila gradi). Nell’attentato morirono dodici persone (alcune per l’esplosione, altre arse vive nell’incendio) e ad altre 44 rimasero ferite.
La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche all’interno di centinaia di morti se l’ordigno fosse esploso all’interno della Grande Galleria dell’Appennino, come di fatto avvenne alcuni anni dopo nella strage del Rapido 904.

Nella tragedia spicca l’eroismo di un ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, il forlivese Silver Sirotti poi insignito di medaglia d’oro al valor civile. Sirotti, munito di un estintore, si lanciò tra le fiamme per soccorrere i viaggiatori intrappolati nel treno e in questo tentativo perse la vita.
Aldo Moro avrebbe dovuto trovarsi su quel treno ma lo perse perché venne raggiunto prima di salirvi da alcuni impiegati del Ministero della Giustizia e fatto scendere all’ultimo momento per firmare alcuni documenti.

La principale pista di indagine emerge la sera del 15 dicembre 1975 quando tre detenuti (Aurelio Franchini, Felice D’Alessandro e Luciano Franci) evadono dal carcere di Arezzo dopo aver segato l’inferriata della cella ed aver superato il muro di cinta.
I colpevoli della strage non sono stati mai individuati uno per uno ma la commissione parlamentare sulla loggia P2 ha dichiarato nei suoi atti che: “la strage dell’Italicus è ascrivibile ad un organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana”; che “la loggia P2 svolse opera di istigazione di attentati e di finanziamento dei gruppi della destra extra parlamentare toscana; che “la loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”.

Il processo si concluse con l’assoluzione generale di tutti gli imputati. Risulteranno iscritti alla P2 il generale dei carabinieri Luigi Bittoni, l’ammiraglio Luigi Birindelli, il capitano Corrado Terranova, il colonnello dei carabinieri di Arezzo Domenico Tuminello, i  pm di Arezzo Mario Marsili e Federigo Mannucci Benincasa. Allo stesso modo i vertici dei servizi segreti di quel periodo, il generale Vito Miceli e il generale Gianadelio Maletti. Inoltre gli estremisti neri Marco Affatigato, Vincenzo Vinciguerra, Giovanni Gallastroni, Andrea Brogi risulteranno in contatto con Licio Gelli e con la P2.

Dopo successive sentenze assolutorie si arriva finalmente negli anni Novanta alla nuova inchiesta del giudice Leonardo Grassi ma neppure questa arriva ad identificare tutti i mandanti e gli esecutori della strage come è avvenuto per molti altri casi della lunga e più recente storia italiana…

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