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Turchia: arresti e scontri al Gay Pride. Fermato il giornalista Mariano Giustino

 

E’ in atto una vera e propria caccia al giornalista occidentale. Il governo non vuole far sapere quanto di terribile sta accadendo in Turchia. Non vuole che si documenti la repressione di ogni voce dopposizione all’Akp, il partito di Erdogan”. Sono le prime parole di Mariano Giustino, storico corrispondente da Istanbul per Radio Radicale, arrestato ieri – insieme ad altre 29 persone poi rilasciate – mentre stava cercando di documentare quel che accadeva al Gay Pride di Istanbul. Ancora una volta la polizia ha caricato i manifestanti che avevano come unica colpa quella di tenere tra le mani bandiere arcobaleno e volantini in sostegno alla comunità Lgbt, vietati dalla prefettura. Una repressione della libertà di manifestare a cui assistiamo ormai dalla rivolta di Gezi Park.

A un certo punto i poliziotti hanno dato l’ordine di sgomberare la piazza ed è incominciata una vera e propria retata – racconta Giustino – io ho capito che non sapremo mai esattamente quante persone abbiano davvero fermato, ieri. Solo nel commissariato di Taksim ne ho viste decine e decine: giornalisti, professionisti e freelance, attivisti gay, siriani e curdi. Alcuni facevano solo da interpreti per i reporter stranieri. Ad un gruppo di curdi ho chiesto per quale motivo erano stati fermati, mi hanno risposto che non ne avevano idea, erano solo presenti al gay pride”.

Se fino a pochi mesi fa la polizia si concentrava sopratutto sui giornalisti turchi, anche per evitare incidenti diplomatici, oggi il target è diventato la stampa internazionale perché, dice Giustino “Erdogan non vuole che all’estero si conosca quale tipo di repressione è in atto in Turchia. I giornalisti sono considerati molto pericolosi. Nei commissariati, ieri, la polizia ci hanno fatto molte domande, voleva sapere perché ci trovavamo lì e cosa volevamo documentare”, continua Giustino. “Quando mi hanno portato in una saletta da cui vedevo le celle di sicurezza, ho temuto il peggio. Io, però, sono stato fortunato perché nel mio caso sono intervenuti prontamente il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, l’ambasciatore Luigi Mattiolo, la Console Generale d’İstanbul Ferrari Bravo e il sottosegretario Benedetto Della Vedova. Ma molti giornalisti hanno trascorso la notte in carcere e ancora non si conosce quali tipi di accuse verranno loro mosse”.

La vicenda di Mariano Giustino racconta ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’éscalation repressiva che sta vivendo laTurchia: “c’è stato un vero e proprio salto di qualità. Questo per il Capo dello Stato è un momento molto delicato perché sta portando a termine il suo disegno per essere – non solo de facto – l’uomo solo al potere. Deve finire di schiacciare tutte le opposizioni: i giornalisti finiscono in carcere con le accuse più disparate, spesso quella di sostegno al terrorismo; i parlamentari a cui è stata tolta l’immunità parlamentare rischiano di essere arrestati”.

Senza contare che nei giorni scorsi è diventata legge l’immunità per soldati e uomini dei servizi segreti: non potranno essere più giudicati dai tribunali civili senza la firma del premier. Questo gli consente di disporre di una sorta di paracadute nel caso di abusi e crimini commessi durante le azioni sul campo grazie alla volatile etichetta “contro-terrorismo”. Dentro questa definizione potranno essere incluse anche le operazioni contro il Pkk del sud-est del paese, nelle città a maggioranza curda, durante le quali l’esercito ha ucciso non soltanto quelli che Ankara chiama “terroristi del Pkk”, ma anche centinaia di civili, tra cui donne e bambini. In questo modo non dovranno rispondere dei “crimini” che da oltre un anno vengono denunciati da diverse associazioni umanitarie – tra cui Reporter sans Frontières e Amnesty International -: case bombardate, ambulanze bloccate mentre le persone morivano dissanguate, civili uccisi durante raid indiscriminati in aree residenziali. La norma è retroattiva e quindi potrà coprire tutto l’anno l’anno di brutale campagna militare contro il sud-est. Le Nazioni Unite ne hanno aspramente criticato l’impianto perché di fatto rende impossibile aprire qualsiasi tipo di inchiesta sulle operazioni militari. Intanto, però, Erdogan aggiunge un altro tassello al suo potere quasi assoluto.

Mariano Giustino aveva commentato con noi questa legge, su Articolo21, solo qualche giorno fa: “L’esercito potrebbe essere utilizzato anche durante le manifestazioni per ‘mantenere l’ordine pubblico’. I soldati avrebbero di fatto carta bianca perché questa norma gli garantisce l’immunità. In Turchia si sta instaurando un regime che, con la democrazia, non ha più nulla da fare”, aveva concluso. Poi il fermo di ieri, senza alcuna ragione, se non il semplice fatto di essere un giornalista, presente in Piazza Taksim per raccontare l’ennesima richiesta di diritti civili negati. Anche Articolo 21 esprime vicinanza e solidarietà al collega Mariano Giustino, da anni impegnato a raccontare cosa accade nel paese del presidente Recep Tayyip Erdoğan. “La vita dei giornalisti qui è diventata sempre più pericolosa – ha detto – dobbiamo continuare a documentare caso per caso. Raccontare ogni volta che un collega viene arrestato. Far luce sulla repressione. Il rischio è che i giornali si stanchino di riportare empre la stessa notizia, e che quella che oggi ci appare come un’incredibile anomalia all’interno di un paese della Nato, diventi la normalità,routine inutile da rappresentare. È la paura che mi ha confessato l’altro giorno, in un intervista a Il Foglio, Can Dundar, il direttore di Cumhuryet che rischia l’ergastolo per aver pubblicato un’inchiesta che documentava un traffico d’armi verso la Siria scortato dai servizi segreti turchi ”.

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