Sei qui:  / Articoli / Informazione / Media / Dal congresso Ifj un gruppo di lavoro per monitorare i processi di concentrazione editoriale

Dal congresso Ifj un gruppo di lavoro per monitorare i processi di concentrazione editoriale

 

La FNSI conferma la propria presenza nel board del giornalismo mondiale. L’elezione di Raffaele Lorusso nell’esecutivo dell’Ifj, la Federazione internazionale dei giornalisti, rappresenta la continuità di un impegno, ma anche il riconoscimento delle battaglie condotte in Italia per il pluralismo dell’informazione e affinché al lavoro giornalistico siano riconosciuti maggiori diritti e maggiori tutele.
Questioni che la delegazione della FNSI al congresso dell’Ifj, celebratosi ad Angers (Francia), ha messo al centro del dibattito, incontrando la convergenza delle delegazioni di altri Paesi. Libertà di stampa,tutela del pluralismo, difesa dell’autonomia e dei diritti dei giornalisti, con particolare attenzione ai settori più deboli della professione, protezione delle fonti,sostegno ai colleghi minacciati per via del loro lavoro sono i temi forti che la FNSI ha sottoposto al congresso. L’idea di istituire un Osservatorio internazionale a tutela dei giornalisti minacciati dalla criminalità e per monitorare i Paesi in cui la libertà di stampa subisce repressioni sistematiche ha trovato il consenso del congresso.
«Difendere la libertà di stampa – ha detto Raffaele Lorusso nel corso del suo intervento – significa promuovere quotidianamente azioni a tutti i livelli per assicurare il pluralismo e la libertà di espressione, specialmente in quei luoghi dove i giornalisti sono minacciati di morte, intimiditi, incarcerati o uccisi. Ma significa anche promuovere azioni comuni a difesa dell’autonomia della professione giornalistica. Il fenomeno della concentrazione della proprietà dei media, ad esempio, non riguarda soltanto pochi Paesi, ma sempre più spesso assume dimensioni internazionali perché i protagonisti delle concentrazioni sono società multinazionali».
La FNSI ha chiesto all’Ifj di farsi promotrice di una Carta internazionale dei diritti dei lavoratori universalmente riconosciuta, alla quale devono poi richiamarsi le leggi dei singoli Paesi perché il nostro lavoro va difeso da coloro che pensano di ridurre la nostra professione ad un lavoro senza diritti.
La delegazione italiana e quella francese hanno sottoposto al congresso una mozione urgente, approvata a larghissima maggioranza, sui temi delle concentrazioni delle proprietà dei media. Prendendo spunto dalla fusione fra Vivendi e Mediaset premium, i giornalisti italiani e francesi, hanno espresso la preoccupazione per la crescente influenza che il gruppo guidato da Bollore sta acquisendo nell’Europa del Sud e per le conseguenze che questi accordi potranno avere sulla qualità dell’informazione, per il mercato del lavoro e per le condizioni di lavoro dei giornalisti. I sindacati di Francia e Italia hanno chiesto alla federazione internazionale e alla federazione europea dei giornalisti di intervenire sulla Commissione europea e sui governi francese e italiano per chiarire le pratiche messe in atto dai due colossi televisivi, condividendo le informazioni, e di garantire l’autonomia professionale dei giornalisti. A questo proposito, il Congresso ha accolto la proposta italiana e francese di creare un gruppo di lavoro dell’Ifj per monitorare i processi di concentrazione editoriale e per contrastare i trust.
I giornalisti francesi e italiani hanno anche incassato, nonostante la contrarietà del rappresentante di uno dei sindacati polacchi, la larga condivisione della mozione in cui si condanna l’epurazione in atto in Polonia nei confronti dei giornalisti dei canali della radio e della TV pubblica che non rispettano la linea del governo, chiedendo all’Ifj di attivarsi presso il Parlamento e la Commissione europea e presso il Consiglio d’Europa affinché sia garantito il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.
La situazione di grave negazione della libertà di espressione e i tanti giornalisti che rischiano la vita o sono rinchiusi in carcere in molti Paesi del mondo sono stati oggetto di numerose mozioni approvate all’unanimità.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE