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La libertà di informazione è come l’ossigeno, ti accorgi dell’importanza solo quando manca

 

La libertà di informazione è come l’ossigeno, si  rischia  di accorgersi  della sua mancanza quando ormai è troppo tardi. Per questo giornate come quella del 3 maggio, istituita dall’Onu 23 anni fa, e dedicata alla libertà d’informazione, possono servire, oltre ogni ritualità e retorica, a richiamare l’attenzione collettiva sullo stato di salute del settore.
Gli ultimi rapporti pubblicati da Reporter Sans frontiers, agenzia indipendente francese, e da Freedom House, istituto di ricerca tra i più accreditati al mondo, narrano di un diritto sotto attacco, di un valore disprezzato in tante parti del mondo.

Iran, Iraq, Egitto, Turchia, Cina, Messico, Filippine, questi alcuni dei paesi dove, a fare il cronista o il blogger, si rischia di finire in carcere, oppure di essere sequestrato, torturato ed ucciso. Neppure l’Europa sta benissimo: dopo l’attentato dei terroristi alla redazione di Charlie Hebdo, milioni di cittadini e decine di capi di stato giurarono, per le strade di Parigi, che il cosiddetto mondo civile non avrebbe mai ceduto al ricatto dei terroristi e non avrebbe mai accettato uno scambio tra diritto alla sicurezza e diritto alla libera circolazione delle persone e delle opinioni.

Le cose non sono andate esattamente così, alcuni paesi hanno cominciato ad innalzare i muri, e non solo quelli fisici, altri hanno approvato norme che ostacolano il diritto di cronaca, altri ancora  come la Turchia, hanno chiuso i giornali delle opposizioni e hanno messo in galera i cronisti sgraditi al regime. L’Italia è una sorta di sorvegliato speciale, perché é il paese europeo con il più alto numero di cronisti costretti a vivere “Sotto scorta” per le loro inchieste su mafia, camorra, corruzione.

Qualcosa comincia, tuttavia, a muoversi.

La commissione antimafia, alla unanimità, ha approvato una relazione sui giornalisti minacciati e ha proposto di intensificare la prevenzione e di punire in modo esemplare coloro che ostacolano, anche attraverso il ricorso alle cosiddette querele temerarie, il libero esercizio del diritto di cronaca. Il presidente Mattarella ha voluto nominare cavalieri al merito della Repubblica, Federica Angeli e Paolo Borrometti, due cronisti costretti a vivere sotto protezione per aver svelato i traffici delle mafie sul litorale di Ostia e nell’area di Ragusa, in Sicilia.
Sono sempre di più le associazioni e i cittadini che non vogliono essere “Oscurati” dalle mafie e manifestano solidarietà verso chi non accetta di farsi imbavagliare.

Non a caso questi cronisti sono stati ospitati più volte ad Assisi, nella redazione del mensile San Francesco, protagonisti di memorabili incontri con le scuole e con la popolazione. Del resto con il loro lavoro, ogni giorno, contribuiscono ad “Illuminare” quelle periferie, per usare le parole di Papa Francesco, che, altrimenti, resterebbero oscurate e cancellate da ogni rappresentazione mediatica e politica.
Per questo anche noi ricordiamo il 3 maggio, giornata della Libertà dell’informazione. Continueremo a farlo anche nei giorni a seguire, perché il diritto ad informare e quello dei cittadini ad essere informati non ammettono distrazioni e tanto meno diserzioni.

Fonte: San Francesco

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