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Caro Marco, questo solo posso dirti: “Ce n’est qu’on debut, continuons le combat!”

 

Che dirvi, amici e compagni? Ho perso, abbiamo perso, un amico, un compagno, un padre politico e una persona fidata a cui sapevi si poter chiedere consiglio, conforto, aiuto, coraggio nei momenti difficili. Stava male, molto male; lo sapevi che non c’era speranza, che aveva intrapreso quel viaggio da cui non c’è ritorno.

I medici da anni lo seguivano stupiti, per come il suo fisico lo seguiva, fosse uno sciopero della sete di dieci giorni o di altre “mattane” che inflitte a un corpo che lo ha sorretto per  86 lunghi anni. Alla fine, però, quel corpo così lungamente martirizzato si è vendicato: due crudeli tumori hanno presentato il conto, e imposto il viaggio da cui non c’è ritorno. Fino all’ultimo il vecchio leone lotta e cerca di trasformare in fare politico ogni cosa che toccava. Lui, al centro di quella grande famiglia costituita di fatto che lo ha assistito fino all’ultimo: un medico, Claudio Santini, che a forza di stare al suo fianco è diventato quasi più radicale di lui; e poi la compagna di sempre, Mirella Parachini, e altri del “giro stretto”: Matteo Angioli, Laura Hart, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Elisabetta Zamparutti, Sergio D’Elia, Maurizio Turco… I fedelissimi, li chiamano. Piuttosto le persone di cui lui, si fidava, e a che a loro si è affidato. Anche quando l’hanno sedato per il “lungo sonno”: “Grazie” ha detto a tutti, sorridendo e quasi implorandoli di non piangere; che c’è una “conprensenza” tra chi va e chi resta…

Chissà se ci credeva davvero, o era il suo modo per consolare. Fatto è che se ne va una persona che ha fatto tanto, per questo paese; e che a lungo è stato ostracizzato, incompreso, inascoltato. Non che sia mai stato “facile” Pannella: esigente, rigoroso, conseguente fino all’estremo. Gli concedevi un’unghia, ti divorava, letteralmente.

Pannella: l’uomo che affascina Ignazio Silone e Pier Paolo Pasolini; che stana dal suo riserbo Leonardo Sciascia, che gli dice: “Hai bussato perché sapevi che era già aperto”, e accetta di essere deputato del suo partito, e lo definisce “l’unico politico che ha il senso della legge, del diritto, della giustizia”. Lo scrittore Elio Vittorini che ha clamorosamente rotto con Togliatti, gli dice: “Siete i soli copernicani che conosco”, e accetta di diventare presidente del Partito Radicale. E’ l’uomo che salva Enzo Tortora dal castello di infamie che i camorristi gli hanno cucito addosso; è l’uomo che fa “volare” Domenico Modugno, colpito da un male che lo paralizza.

Pannella, l’uomo dai cento e più digiuni: i primi a Parigi, con un anarchico contro la guerra in Algeria; e poi contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, fino agli ultimi, drammatici, della fame e della sete, per l’amnistia e la giustizia. L’uomo delle marce, dei sit-in, dei cento referendum. Erede di Ernesto Rossi e di quella pattuglia che gravita attorno al settimanale “Il Mondo”, reduci del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, e gli studenti dell’Unione Goliardica Italiana.

Con Loris Fortuna e Antonio Baslini è il padre della legge del divorzio. Sempre con Fortuna, Adele Faccio, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, della legge che depenalizza l’aborto. E ancora: la legge che consente ai diciottenni di votare, sull’obiezione di coscienza, il nuovo diritto di famiglia, l’abolizione del vecchio regime manicomiale, la legalizzazione delle sostanze stupefacenti… Con Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con Piero Welby per la dignità della vita e della morte; e da sempre per i diritti dei detenuti e le questioni legate alla giustizia. Anticlericale, eppure sensibilissimo alle ragioni dei credenti. Nel 1979 elabora un documento politico sottoscritto da oltre cento premi Nobel in cui si tratteggiano le coordinate della lotta contro quello che definisce l’olocausto dei nostri tempi, la morte per fame e povertà di masse di persone del terzo e del quarto mondo. Un impegno caratterizzato da digiuni e marce pasquali che si concludono in Vaticano. Giovanni Paolo II lo definisce: “Il nostro amico Marco Pannella”.

Ha concepito un partito aperto, dove chiunque può iscriversi, italiani e stranieri, anche con altre tessere, premi Nobel a fianco di ergastolani, e nessuno può essere espulso. L’unica condizione è pagare annualmente la tessera. E’ il partito che per primo elegge segretario una donna, Adelaide Aglietta; poi uno straniero, Jean Fabre; che varca i confini nazionali e diventa transnazionale, ed elegge per segretario un avvocato musulmano credente del Mali, Demba Traoré (che poi non si rivela all’altezza, ma l’intuizione resta validissima).

Corpo e anima di mille battaglie, è figlio di quel filone politico e culturale che si snoda da Gandhi a Martin Luther King, da Henry Davis Thoreau ad Aldo Capitini e Leone Tolstoi; e che alla rigorosa pratica nonviolenta ha sempre aggiunto la costante difesa della legge e del diritto; che ha fatto della disobbedienza civile la sua bandiera, eretico e scandaloso sempre, come chiedevano Vittorini e Silone, come voleva Pasolini, come piaceva a Sciascia. Almeno due cose, ci insegna Pannella: che il fine non giustifica i mezzi, è un machiavellismo d’accatto; piuttosto i mezzi prefigurano e qualificano il fine. E, mutuando Henry Bergson, che la durata è la forma delle cose. Poi, certo, gli dobbiamo tanto altro; per ora basti dire che è grazie al “matto” Pannella se tutti noi, oggi, ci possiamo permettere d’essere “saggi” e “ragionevoli”.

Fino alla fine si è battuto per il diritto di tutti a conoscere, a sapere. Il diritto civile e umano alla conoscenza. Il diritto di tutti di poter giudicare e di poter essere giudicati. Ha combattuto fin con l’ultimo respiro contro gli ostracismi e le feroci censure che i mezzi di comunicazione hanno riservato a lui come persona, ai radicali come partito, e a tutte le minoranze o presunte tali, in generale. Ultimamente amava ripetere e ricordare un vecchio motto del Sessantotto: “Ce n’est qu’on debut, continuons le combat!”.

Che la terra d’Abruzzo, dove hai scelto di riposare, ti sia lieve, vecchio, indomito leone di mille cause giuste, e per questo spesso incomprese.

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