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Nella libreria accanto a viale Mazzini il libro di Riina non lo vogliono

 

Tutti i dipendenti della Rai la conoscono e quasi tutti almeno una volta ci sono entrati. Molti comprano i libri soltanto lì. E’ “il Seme”, un “buchetto” all’angolo di Piazza Mazzini, a due passi dal palazzone Rai, che, come i pochi librai indipendenti rimasti, porta avanti ogni giorno con fatica un lavoro che di commerciale ha ormai molto poco, perché è un impegno culturale, educativo, di formazione. Nata negli anni ’70 è subito diventata uno spazio aperto alla discussione e all’incontro dei cittadini interessati alla cultura. Ospita frequentemente scrittori e giornalisti: è un centro di scambio e di informazioni sui libri, sulla vita del quartiere Prati e sulla città. Dedica ampio spazio ai libri degli editori indipendenti e organizza anche incontri con gli scrittori, “Parole spartitraffico” nell’aiuola antistante, e dedica molta attenzione all’editoria per bambini.

Ma la maggior parte di chi frequenta questa e tante altre librerie è ultracinquantenne, ci conferma Lucia Re, che ne è la titolare da oltre 30 anni. Non hanno in vendita il libro di Salvo Riina, intervistato da Bruno Vespa a “Porta a porta”, non hanno contatti al riguardo e non lo ordinano se gli viene richiesto: è un libro che rifiutano.

Lucia ci spiega che questo le sembra un comportamento normale: se un libraio non è all’interno di una grande catena, è quindi indipendente, fa bene il suo mestiere se sceglie i titoli in base alle sue regole, al suo sapere, alla sua sensibilità. Il libro di un mafioso, figlio del più feroce capomafia che la storia italiana ricordi, che ha già nel titolo un evidente intento riabilitativo della sua famiglia, a lei non interessa. Lo rifiuta.

L’esempio della libreria di Angelica Sciacca a Catania non è dunque un caso isolato e se ne parliamo l’effetto potrà solo moltiplicarsi. Anche a Palermo in queste ore molte librerie indipendenti informano i clienti che rifiutano di ordinare il libro di Riina. Una risposta di dignità e di legalità che purtroppo è mancata a quello che vorremmo restasse il servizio pubblico televisivo.

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